Adinolfi: «Renzi licenzi l'ex direttore di Gay.it per punire l'opinione di chi l'ha sostituito»



È sulla sua pagina Facebook che Mario Adinolfi si è lanciato in uno dei suoi noiosi articoli volti a sostenere che tutti i programmi televisivi siano sbagliati e e che tutti i telefilm e le fiction siano inaadatte a una morale cattolica e bigotta.
Fa anche sorridere che citi Pinocchio quale esempio positivo della televisione che lui vorrebbe, sostenendo che ogni bambino dovrebbe vedere 24 ore al giorno la storia di un burattino creato in laboratorio, privo di madre e cresciuto da un padre single. Praticamente quello che lui è solito etichettare come quel fantomatico "gender" che gli procura lo stipendio. Non sareà che nell'enfasi di quelle sterili critiche che so è dimenticato il copione della sua propaganda?

Va anche segnalato n passaggio che sa di tragicomico. Attraverso il suo solito abuso della credenza religiosa a fini propagandistici e religiosi, Adinofli afferma:

Nel mondo al contrario il bene non è che soccombe: non c'è. Fanno santa una donna immensa come Madre Teresa di Calcutta che ha passato la vita a lenire le sofferenze dei moribondi e degli ultimi tra gli ultimi? Si dà la stura a una serie di incredibili accuse contro di lei, totalmente inventate, alcune lanciate dal sito Gay.it fondato e diretto fino a poche settimane fa da colui che per conto del presidente del Consiglio si deve occupare di condizionare i social network a favore di Matteo Renzi e della sua campagna per il sì al referendum. Una volta Renzi avrebbe difeso Madre Teresa a mani nude e forse avrebbe trovato persino il coraggio per cacciare il suo collaboratore indegno. Ma erano altri tempi, tempi che precedevano il mondo al contrario.

Venendo ai fatti, Adinofli dice che lui è certo dell'operato di Madre Teresa e bolla come "menzogne" tutti i pareri espressi nell'arco di decenni da quelle persone che hanno visitato il suo lazzaretto e che hanno toccato con mano ciò che avveniva al suo interno. E persino dinnanzi alle stesse dichiarazioni della suora riguardo alla sua convinzione che il dolore dovesse far parte della morte e che lei non fornisse né cure né antidolorifici alle persone che le chiedevano aiuto, lui spergiura che la suora «lenisse le sofferenze» di quelle persone a cui negava antidolorifici e visite da parte dei parenti. Il tutto sulla base di un'idea che si è fatto sulla base del sentito dire e che oggi difende come una verità rivelata che nessuno deve poter mettere in discussione.

Fa anche ridere come Adinolfi attribuisca a Gay.it quelle critiche che sono state avanzate nell'arco di decenni da svariate fonti internazionali, quasi come se la sua unica intenzione fosse quella di ignorare i fatti al solo fine di poter dire che i gay sono cattivi e devono essere puniti. Per L'EX direttore di Gay.it chiede il licenziamento quale punizione per aver osato esprimere un'opinione contraria alla sua, per gli altri chiede che i loro affetti e le loro famiglie siano provati di ogni diritto e dignità. Ed è aberrante come Adinolfi possa chiedere il licenziamento di qualcuno che non lavora più per il giornale che lui critica solo perché a lui serviva colpire quella persona.

Ovviamente nessuno mette in dubbio che Adinolfi possa apprezzare una suora che nelle sue lettere dichiarava di non credere più in Dio anche se poi usava quello stesso Dio quale giustificazione ad ogni suo gesto e come mezzo per ottenere finanziamenti che paiono svaniti nel nulla (e che di certo non sono stati utilizzati per lenire le sofferenze di chi si rivolgeva a lei nella speranza di ricevere cure e magari si ritrovava a morire solo perché non c'erano medici in grado di eseguire diagnosi serie). E siamo anche certi che lui la possa apprezzare proprio perché spesso anche lui appare incline ad utilizzare Dio nella speranza che basti attribuire a lui i propri pensieri per poi esigere una punizione per chiunque osi contrastarli o porso dei dubbi al riguardo. In fondo non dobbiamo dimenticarci che si sta parlando di un uomo che è stato capace di appropriarsi del simbolo steso del cristianesimo come nome per un "giornale" che vendesse meri pregiudizi con un prezzo di copertina.
Ma da qui a sostenere che il Times, il New York Post e tutta un'altra serie di testate internazionali abbiano pubblicato degli articoli solo perché Gay.it potesse citarli anni dopo è pura follia. O fose pura strumentalizzazione di chi vuole attaccare Renzi (quello stesso Renzi che lui promosse quando la sua convenienza era legata alla speranza di poter far carriera nel Pd) per una convenienza politica ed economica. Il tutto citando ossessivamente Dio quale giustificazione al totalitarismo in cui nessuno deve poter obiettare al suo volere. E pensare che lui era quello che giustificava l'omofobia dicendo che persino le forme d'odio dovesse essere ritenute lecita nel nome della libertà di espressione...
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