Anche il Botswana ha respinto il pastore omofobo. Steven Anderson verrà espulso per estremismo



Dopo essere stato respinto dal Sudafrica, il pastore Steven Anderson verrà espulso dal Botswana. La notizia è giunta da fonti governative e sottolineano come il tentativo di cercare adepti per propagandare l'omofobia sia risultata sgradita persino in una nazione in cui l'omosessualità può essere punita con pene che arrivano ai sette anni di carcere.
Steven Anderson è un predicatore battista di Phoenix noto per la sua istigazione alla violenza contro le persone lgbt. Durante uno dei suoi sermoni, l'uomo chiese l'uccisione dei gay tramite lapidazione affermando: «Se un uomo giace con un altro uomo come si fa con una donna hanno commesso abominio, dovranno essere condannati a morte. Il loro sangue ricadrà su di loro. Questo, amici miei, è la cura per l'AIDS». All'inizio di quest'anno, l'uomo ha celebrato il massacro di Orlando, dicendo alla sua congregazione che «la buona notizia è che ci sono 50 pedofili in meno in questo mondo, perché, si sa, questi omosessuali sono un mucchio di pervertiti disgustosi e pedofili. Le vittime qui sono omosessuali disgustosi in un bar gay». Lodando l'autore del massacro, ha poi aggiunto: «C'è una guerra in corso! Un gruppo di sporchi pervertiti sodomiti sono in guerra con noi!».
A causa del suo estremismo, il Sud Africa e Regno Unito hanno emesso ordinanze per vietare l'ingresso nel Paese al predicatore cristiano. Ora anche il Botswana caccerà l'uomo per fondati timori riguardo a come le sue prediche possano tramutarsi in azioni di odio.
A schierarsi dalla parte di Anderson pare esserci solo il senatore italiano Lucio Malan, il quale criticò su Twitter la scelta del Sudfrica sostenendo che la difesa dei cittadini dall'odio fosse da ritenersi «dittatura gender».
Dalla sua pagina Facebook, Steven Anderson è ricorso al solito vittimismo che serpeggia fra le frange dell'integralismo cristiano. Se prima sosteneva che il Botswana «un luogo più ricettivo» al suo messaggio in virtù di una legge che criminalizzava l'omosessualità. Ora dice che «Non ero poi così entusiasta di visitare il loro cosiddetto bel paese che è la capitale mondiale dello stupro. È uno dei luoghi più pericolosi e malvagi al mondo. Ero andato lì per il loro bene, io cercavo solo di portare il Vangelo ai perduti».
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