Brandi dirà pure che lui vuole "difendere" i bambini, ma chi difende i bambini da Brandi?



Questa sera l'associazione ProVita Onlus e La Croce di Mario Adinolfi saranno a Sulbiate (MB) per fare terrorismo spicciolo attraverso un comizio dal titolo "Gender: Come difendere i nostri figli".
Attraverso una proposizione a senso unico, personaggi appartenenti ai soliti gruppi omofobi si daranno ragione nel sostenere che i genitori devono essere spaventati da una scuola che voglia educare alla pari dignità di tutte le persone. Si dirà loro che bisogna temere chi dice che l'eterosessualità non conferisce una superiorità dettata da un presunto diritto di nascita, così come si criticherà chiunque osi suggerire che la donna non è inferiore all'uomo in virtù del suo sesso.
Lo si farà dicendo che bisogna avere paura del prossimo, che bisogna difendersi dalla pari dignità. Sempre e solo nello stile di chi semina isteria a fini politici attraverso convegni di indottrinamento ideologico che spesso ricordano i campi di addestramento dell'Isis.
Se solo ci fosse un contraddittorio o anche solo la possibilità di poter informare i partecipanti del convegno su quali siano le mire di chi sfrutta il nome di Dio per finalità politiche, ci sarebbe da domandarsi quanti genitori sarebbero pronti a sentire i loro discorsi. Perché se Brandi dice che vuole "difendere" i bambini, lecito sarebbe domandarsi chi difende i bambini da Brandi e dalle sue rivendicazioni.

Un preoccupante esempio delle loro rivendicazioni ci giunge dal sito dell'associazione ProVita, dove nella sezione dedicata alla raccolta fondi c'è un articolo scritto da Toni Brandi in persona in cui si spiega come i fondi ricevuti servano a denunciare i loro nemici o ad impedire che ai ragazzi possano essere fornite risposte serie che riguardano il sesso. Rispolverando i soliti vecchi tormentoni, Brandiafferma:

Dopo aver denunciato gli insegnanti del Giulio Cesare di Roma che hanno fatto leggere agli studenti un romanzo porno, ProVita Onlus ed i Giuristi per la Vita hanno denunciato l’Arcigay alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia per la distribuzione di un pamphlet porno.

Il presunto «libro porno» non è altro che il bellissimo romanzo "Sei come sei" di Melania Mazzucco, finito al centro di una campagna di diffamazione messa in atto dall'integralismo cattolico per la presenza di poche righe dedicate al racconto di un rapporto orale tra due ragazzi.  Un'accusa infondata che è stata respinta anche dalla procura dopo che i  giudici hanno appurato che il libro non fosse certamente pornografico e che il messaggio fosse assolutamente funzionale agli obiettivi educativi dell'opera, ma è estrapolando alcune righe da un romanzo di centinaia di pagine che Brandi ha cercato una scusa per censurare ciò che non voleva fosse letto e per intimorire con minacce legali chiunque potesse riproporre quel libro nelle scuole. E se ne vanta pure.
Ed ovviamente anche l'opuscolo di Arcigay non era pornografico, ma si trattava semplicemente di materiale informativo sul sesso sicuro. O vogliamo sperare che i ragazzi scoprano come evitare le malattie sessualmente trasmissibili parlando di api e fiorellini, o è il caso che si forniscano loro risposte mirante a domande precise. E Brandi non lo tollera.

Nella sua ricostruzione dei fatti, l'integralista afferma che l'opuscolo «denota un evidente e sconcertante natura pornografica» in virtù di come fossero stati raffigurati due ragazzi con un ascugamano sulle parti basse che tenevano in mano un preservativo, aggiungendo poi che:

Il predetto opuscolo, infatti, non solo mostra al suo interno immagini oscene, ma contiene, altresì, affermazioni del seguente tenore:
(a) «L’epatite B si trasmette principalmente nel corso di rapporti sessuali anali ed orali non protetti. Utilizzando un preservativo con un’adeguata dose di lubrificante a base d’acqua durante i rapporti anali e un preservativo durante i rapporti orali potrai evitare il contagio»;
(b) «L’epatite A la prendi ingerendo acqua o cibo contaminati o, nel caso di rimming (pratica sessuale che comporta il contatto della bocca con l’ano o con le regioni perianali, ndr), se la tua bocca entra in contatto con le feci (anche minime tracce) di un partner infetto. Per proteggerti dall’epatite A durante i rapporti oro-anali puoi utilizzare una normale pellicola trasparente ben aderente (dental dam) o un preservativo tagliato a metà e appoggiato all’ano del partner»;
(c) «Per l’epatite A e B esiste il vaccino che conviene fare. Inoltre la vaccinazione contro l’epatite B è gratis per i gay. Basta che tu dica al medico di essere gay»;
(d)«Se fai il pompino senza preservativo, non farti venire in bocca e non ingoiare, perché la concentrazione di virus HIV nello sperma è potenzialmente alta. Se però capita che l’altro ti venga in bocca, sputa lo sperma immediatamente, sciacqua la bocca con semplice acqua tiepida, non usare il collutorio e non correre a lavarti i denti (non irritare le gengive)».
(e) Per evitare il rischio di infezione della gonorrea, si invita ad «utilizzare un guanto di lattice per la penetrazione», e a «evitare lo scambio di sex toys».

Insomma, frasi prese a casaccio che vengono messe lì per spaventare i perbenisti. Eppure fare educazione sessuale significa dare risposte precise a domande precise. Insegnare ai ragazzi come difendersi dalle malattie è un atto dovuto, ma per Brandi le cose stanno diversamente. Lui dice:

Risulta quindi evidente che, con il pretesto di fare opera di prevenzione dell’AIDS, in realtà gli autori del pamphlet fanno propaganda pornografica LGBT allo scopo di intervenire nell’educazione fisica, psichica e spirituale dei nostri figli sin dalla giovane età.
Con i Giuristi per la Vita riceviamo segnalazioni di propaganda LGBT nelle scuole da tutta Italia: aiutaci a difendere la vita, aiutaci a difendere l’educazione dei nostri giovani, aiutaci a preservare l’innocenza dei nostri bambini!

Interessante è anche come si parli di «innocenza dei nostri bambini» a fronte di ragazzi che frequentano le ultime classi delle superiori (e che dunque risultano generalmente già sessualmente attivi) mentre si sostiene che è per il loro bene che non bisogna fornirgli informazioni su come fare sesso sicuro.
E tutto questo perché Brandi sostiene che a scuola non si debba mai parlare di sesso, dato che quello sarebbe un compito che lui sostiene spetti ai genitori. Ma se vien da sé che ben pochi ragazzi andrebbero dalla madre a domandargli come si devono comportare se qualcuno gli eiacula in bocca, la pretesa di Brandi si tramuta nel chiedere che ai ragazzi siano negate informazioni vitali per la loro salute solo perché lui si imbarazza a parlare di peni e vagine.
E dinnanzi a giovani che rischiano di essere danneggiati dalle richieste di Brandi, c'è da domandarsi chi li difenda mentre l'integralista agisce nel loro nome contro il loro interesse.
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