Bullismo e cyberbullismo: ecco i dati del dossier realizzato da Telefono Azzurro



È Telefono Azzurro ad aver realizzato un report sul preoccupante fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. Si tratta di un fenomeno in costante crescita che vede vittime sempre più piccole, nel 22% dei casi anche di soli cinque anni. Il 30% delle vittime riporta di aver commesso atti di autolesionismo, il 10% di aver tentato o pensato al suicidio

I numeri del dossier sono impressionanti. Dal settembre 2015 al giugno 2016 Telefono Azzurro ha gestito circa un caso al giorno di bullismo e cyberbullismo, un dato preoccupante che rappresenta solo la punta dell’iceberg rispetto alla vastità del fenomeno. In totale i casi gestiti sono stati 270, che hanno richiesto un totale di 619 consulenze.
Il fenomeno viene alla luce maggiormente al nord, dove sono stati gestiti circa il 45% dei casi e da dove vengono segnalati il 57% dei casi nazionali di cyberbullismo. I bulli sono generalmente maschi (60% dei casi) e amici o conoscenti della vittima. Le ragazze sono responsabili del 25% dei casi in cui la bulla agisce sola, cui si aggiunge un 15% in cui opera in gruppo.
A rappresentare una maggiore vulnerabilità sono le caratteristiche fisiche, l'orientamento sessuale e la cultura di origine. Si è anche notato che i bambini e gli adolescenti che assumono il ruolo di “bullo” hanno una probabilità di avere precedenti penali prima dei 30 anni di età nel 25% dei casi .
Tra le conseguenze dell’essere vittima di bullismo segnalate ci sono situazioni di ansia diffusa che possono portare all’abbandono o alla dispersione scolastica, ad atti autolesivi, alle ideazioni suicidarie e ai tentativi di suicidio.
Le difficoltà emotive e comportamentali sperimentate dalle vittime e dai bulli possono continuare anche in età adulta producendo outcomes negativi a lungo termine, come per le vittime una bassa autostima e con scarso valore di sé, una maggiore tendenza alla depressione; per i bulli a comportamenti antisociali o vandalici, all’uso e abuso di sostanze (come alcool o droghe), fino all'aggregazione in gang o allo sviluppo di comportamenti criminali. Anche gli “spettatori” possono sviluppare conseguenze in relazione a quanto vissuto: sviluppo di sentimenti di colpa o di impotenza per non essere intervenuti nell’interrompere il bullo o nell’aiutare la vittima e, a lungo termine, scarsa empatia o incapacità di fidarsi degli altri.
Sia nei ragazzi che nelle ragazze che vivono forme più o meno gravi di bullismo e cyberbullismo è possibile evidenziare alcuni segnali comuni: paura o rifiuto di andare a scuola o di frequentare i luoghi dove avvengono gli atti di bullismo; tristezza, rassegnazione, solitudine, disagio psicologico-emotivo; timore di parlarne con genitori o insegnanti per paura di non essere ascoltati o creduti, difficoltà relazionali, desiderio di cambiare scuola o contesti in cui si trovano a diretto contatto con i bulli.

Il Professor Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile e presidente di SOS Il Telefono Azzurro Onlus ha dichiarato: «Il dibattito che si è aperto in Parlamento sul tema è un segnale molto positivo per la lotta al fenomeno del cyberbullismo. È fondamentale che si arrivi in tempi brevi ad una legge precisa ed efficace, su una base condivisa, che renda possibili interventi immediati. Accanto a questo, occorre valorizzare le azioni preventive e il ruolo degli adulti: far sì, quindi, che i bambini possano crescere accompagnati da genitori e insegnanti preparati e formati sul tema della sicurezza in rete. È estremamente importante che le vittime si sentano sostenute, credute e vengano aiutate con molta attenzione, competenza e sensibilità: solo questo può permettere loro di interrompere il considerarsi bersagli senza difese, attivando così un circolo virtuoso di reciproco supporto dove, al contempo, si possano costruire soluzioni congiunte ad un problema che non è del singolo ma è dell’intera comunità. Nel difficile intervento in cui si trovano a operare, i nostri operatori lavorano sull’autostima dei ragazzi, affrontandone le emozioni, come tristezza, paura e vergogna».
Commenti