Ci lasciate almeno liberi di votare Sì o No senza ricattarci?



Gli slogan di mera propaganda politica, fatti sulla pelle della popolazione LGBTI, hanno decisamente scocciato. Da giovane -e forse per questo ingenuo- attivista per i diritti civili mi sento profondamente umiliato da determinati atteggiamenti tenuti da lauta parte degli esponenti del Partito Democratico. Soprattutto se ad attuarli sono personalità che fino a poco tempo fa (prima di vendersi a un democristianesimo spicciolo, per esigenze di partito) ricoprivano ruoli di enorme responsabilità e importanza all'interno del movimento LGBTI.
Arcigay, per voce del suo segretario nazionale Piazzoni, si è espressa con grande chiarezza e trasparenza in merito al tema del Referendum. Imparzialità garantita, nessuno schieramento ufficiale. Un argomento fortemente divisivo come questo non poteva sicuramente ricevere attenzioni parziali da un'associazione che si occupa di diritti collettivi. Una posizione pienamente coerente con la mission di Arcigay che, grazie al lavoro della nuova segreteria nazionale, sta finalmente acquisendo una notevole visibilità (e di conseguenza un considerevole peso) all'interno della scena politica del nostro paese.
Se la posizione della principale associazione LGBTI italiana è questa, perché andarvi contro?
Questo Referendum verrà ricordato, oltre che come l'unico a restare senza data di svolgimento fino all'ultimo momento, come il Referendum che è riuscito a far emergere ciò che sentivamo nel profondo ma che non osavamo dire: il partito Democratico di Matteo Renzi è il nuovo centrodestra di questo paese. Renzi e la ministra Boschi hanno saputo collezionare figure orrende a livello europeo, essendo peraltro parte di un governo raffazzonato al punto da apparire demenziale. In esso troviamo la sinistra, il centro e la destra. Un'ampia rosa.

Il governo che ha approvato la legge "apartheid" Cirinnà (alla cui prima firmataria e a chi con lei ha lavorato vanno comunque i nostri più sentiti ringraziamenti) sarà ricordato per essere quello che:
- Per tenere a bada i propri omofobi ministri dell'interno e della salute ha scelto di sacrificare il diritto alla genitorialitá delle coppie omosessuali. Il tutto condendo la legge con giochetti linguistici e procedurali in grado di rendere potenzialmente il suo iter entusiasmante come quello di un rogito;
- Per sostenere il Sì al referendum costituzionale (cosa che tra l'altro un governo non dovrebbe fare per nulla al mondo) ha ricattato apertamente la collettività LGBTI, invitandola a una manifestazione di riconoscenza totalmente fuori luogo;
- Per aver definito i sostenitori del No nell'ordine: fascisti da Casapound, falsi partigiani, gufi, conservatori;
- Per aver monopolizzato il servizio pubblico, evitando il contraddittorio e respingendo ogni forma di dissenso;
- Per avere infilato in mezzo a tutto ciò (a opera di una ministra della salute totalmente estranea alle professioni sanitarie) un meraviglioso "Fertility Day" per ripopolare la Patria.

Notate anche voi delle notevoli somiglianze con colui-che-non-deve-essere-apologiato? Io le vedo e mi spavento ogni giorno di più. Dobbiamo per caso aspettarci anche la battaglia del grano e la "quota 90"?

Sto propagandando il No? Nemmeno per idea. Credo sia opportuno, da attivista, che mi preoccupi quando percepisco un qualche pericolo per la democrazia. Un Referendum costituzionale nasce dalla politica e da quest'ultima dovrebbe distaccarsi immediatamente. Sul piano ideologico per lo meno.
Matteo Renzi e Maria Elena Boschi hanno trasformato in gioco politico (illuminato da sprazzi di allarmante infantilitá) un Referendum costituzionale di incommensurabile importanza. Alessandro Zan al Padova Pride Village ha dipinto come "piena eguaglianza" i diritti offerti dalla legge Cirinnà e ha sostenuto, assieme alla ministra, che votare Sì al referendum potrà favorire il sorgere di nuove leggi a nostra tutela. Ma noi sappiamo bene che debiti non ne abbiamo. Le unioni civili (al di là del grado di disparità con l'istituto del matrimonio, unico in Europa) non sono una conquista e neppure un dono. L'organo legislativo ha fatto semplicemente il suo dovere. Nulla più. Sarà che forse non siamo abituati a dirlo...
I diritti civili non nascono. Esistono già. Ciò che la politica deve fare è riconoscerli, traducendoli in norme giuridiche. L'omogenitorialitá esiste e continuerà a esistere anche se l'ordinamento giuridico italiano continuerà a voltarle le spalle. Con buona pace della ministra Lorenzin la quale, con la scelta consapevole di stralciare la Stepchild Adoption, è andata contro i suoi stessi principi: a cosa serve un "Fertility Day" se poi scegli di lasciare senza tutele alcuni bambini che già esistono?
Lo scenario è questo, inutile rifugiarsi nel finto moderatismo.
Per noi l'eguaglianza si chiama matrimonio egualitario e si chiama reato di omofobia. Basta con le diatribe politiche sulla nostra pelle. Siamo persone, non titoli azionari. Liberi di ricevere ciò che ci è dovuto senza ringraziare nessuno.
Dobbiamo salvaguardare la libertà di scegliere il destino della nostra Costituzione, senza sentirci vincolati da piccoli, ma non insignificanti, ricatti politici. Non siamo debitori di nessun schieramento politico. Ci meritiamo solo rispetto e umili richieste di perdono per i trent'anni passati a subire vessazioni in nome di una "apertura graduale" della politica. Politica posta sempre su un piano totalmente distante da quello della realtà sociale.

Il governo Renzi entrerà nella storia però come quello che, dopo appunto trent'anni di vuoto politico e normativo, ha introdotto le unioni civili in Italia. Questo è un dato incontestabile. Ma a quale prezzo?

di Alessandro Pinarello
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