Davvero la Lega Nord crede fermamente nel valore etico e morale dei matrimoni di convenienza?



Parole come "etica" o "morale" si sprecano nei farfugliamenti di quei sindaci leghisti che provano a spiegare perché mai si rifiutano di trascrivere le unioni civili fra persone dello stesso sesso. E se forse tutti sanno che a muoverli è solo un mero pregiudizio tramutato in una violenza morale e materiale verso dei cittadini che pagano le tasse, difficile sarebbe voler ignorare le implicazioni di chi si dicesse davvero convinto di ciò che afferma.
La domanda è semplice: quanti di questi sindaci hanno invocato fantomatiche "obiezioni di coscienza" quando a chiedergli di sposarsi era una coppia eterosessuale firmata da una ventenne da un ricco novantenne? Stando alle pagine dei giornali, nessuno. E se davvero la loro "obiezione" è dettata da un sentimento "etico e morale" che non gli permetterebbe di dare dignità alle famiglie altrui, allora dovremmo dedurne che per loro i matrimoni di convenienza siano perfettamente accettabili e che la loro coscienza si compiaccia dinnanzi ad una ragazzina che si sposa un vecchio solo per ereditare nel giro di pochi anni.
Quindi la domanda è semplice: davvero questa gente è disposta a dirsi profondamente e religiosamente convinta di tutto questo o finalmente ammetterà che dietro le loro sterili parole ci sia solo la speranza di poter ottenere vantaggi elettorali dall'istituzionalizzazione dell'odio e dalla promozione di distinguo fascisti? Perché, dinnanzi ai fatti, una terza opzione non pare esserci...
Ovviamente sappiamo tutti che la libertà di scelta fra adulti consenzienti sia inviolabile, così come sappiamo benissimo che un sindaco deve rispettare le leggi e non certo deciderle a proprio piacimento. Peccato che per i leghisti tutte queste ovvietà parrebbero non valere se si tratta di ledere i diritti dei gay.
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