Il 15 ottobre la Lombardia si mobilita contro il "telefono anti-gender" della Cappellini



Dopo la scelta ideologica di Regione Lombardia che ha visto l'istituzione di un "telefono anti-gender" voluto dalla giunta Maroni e dall'assessore Cappellini quale strumento per alimentare l'isteria fomentata dai gruppi integralisti di cui fanno parte, è l’Unione degli Studenti Lombardia a lanciare un appello per una mobilitazione regionale contro la deriva assunta dal Pirellone. Attraverso un comunicato stampa, i ragazzi del collettivo spiegano le loro ragioni:

Dopo una serie di annunci, Regione Lombardia ha reso pubblico il numero verde dello “Sportello Antigender”. Non solo si tratta di uno spreco di fondi pubblici –30 000 € per l’esattezza– ma rende ulteriormente palese il carattere omotransfobico, bigotto e retrogrado delle volontà politiche della Giunta Maroni.
È grottesco come un’istituzione veicoli disinformazione paventando la minaccia della così detta “teoria del Gender”: una teoria inesistente .
Il progetto politico che vi sta dietro è chiaro: invitare la popolazione a denunciare qualunque tentativo di portare l’educazione sessuale nelle scuole, spacciando la costruzione di una sessualità libera, consapevole e dignitosa nelle proprie diversità come uno strumento per “confondere e deviare i bambini”.
Non solo non ci abbassiamo a legittimare un progetto che rasenta il ridicolo, ma ci mobiliteremo per ottenere nelle nostre scuole e nelle nostre università l’abbattimento dei tabù sul sesso e la costruzione di una cultura priva di pregiudizi, sessismo e omotransfobia.
Censurare un’educazione sessuale plurale così come non istituire, nelle scuole, sportelli consultoriali di informazione, sostegno psicologico e anti-discriminazione non rappresentano solamente una scellerata scelta politica ma offendono anche la dignità delle persone, in particolare degli adolescenti. Gli studenti delle superiori vivono proprio l’età delicata in cui avviene la costruzione, lo sviluppo e la presa di coscienza della propria sessualità. La politica oscurantista a cui assistiamo si concretizza nell’abbandono indegno di coloro che abbiano una sessualità o un’identità di genere che non risponda al modello eteronormato, lasciando invece libero sviluppo a fenomeni di esclusione e di bullismo. I percorsi di costruzione e accettazione individuale sono molto complessi e possono implicare insicurezze e fragilità: la scuola dovrebbe sostenere quei percorsi attraverso la conoscenza e lo sviluppo del senso di comunità, unici strumenti in grado di scardinare l’odioso tabù del sesso, troppo spesso dilagante in molte famiglie.
Per questi motivi lanciamo un presidio sotto la Regione Lombardia, in V.le Melchiorre Gioia (Gioia M2), sabato 15 ottobre, in concomitanza con il Coming Out Day dell’11 Ottobre. Sotto il palazzo regionale faremo sentire la nostra voce per gridare il nostro Coming Out, l’affermazione della pluralità della comunità studentesca, le nostre ricche-differenze e la nostra libertà d’amare! Maroni e la sua cricca dovranno sapere che nemmeno agitando il “fantasma del Gender” riusciranno a piegare la nostra volontà di vivere.
Invitiamo tutti ad aderire a questo appello, vi aspettiamo in piazza!
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