Il prossimo febbraio gli australiani potrebbero essere chiamati a decidere le sorti del matrimonio egualitario



L'Australia è attualmente l'ultima grande democrazia occidentale a non avere una legge che riconosce a livello nazionale le coppie omosessuali. Da anni ormai alcuni stati riconoscono le unioni civili per queste coppie, ma a livello federale il riconoscimento si ferma a quello di "coppie di fatto", insomma più o meno come da noi fino a qualche mese fa. Wikipedia riporta che finora i tentativi di approvare il matrimonio egualitario siano stati ben 16 e tutti senza successo.
Quest'estate si sono tenute le elezioni e il partito di governo di Malcolm Turnbull ne è uscito vincitore. Il primo ministro, in campagna elettorale aveva promesso di rimettere la questione ai cittadini australiani con un plebiscito. Le critiche non sono mancate. Anzitutto un voto positivo dei cittadini non approverà automaticamente il matrimonio egualitario Diversamente dal caso irlandese, qui in Australia dopo un plebiscito è necessario anche un voto del Parlamento federale e non è detto che i parlamentari scelgano di avallare il voto popolare. Secondo, i voti necessari ad approvare una legge sul matrimonio egualitario già ci sono. Terzo, la cifra stabilita che attualmente viaggia intorno i 170 milioni di dollari australiani è un chiaro spreco di danaro pubblico visto i due precedenti punti.
Giunge questo lunedì la notizia di una possibile data per il plebiscito, l'11 febbraio 2017. I laburisti, i verdi e alcuni liberali sono contrari perché vogliono un voto subito sulla legge, e così anche altri liberali ma perché non appoggiano il matrimonio egualitario e infine altri partiti minori spingono verso un voto contrario. E il luogo dove potrebbe materializzarsi lo stop al plescibito potrebbe essere il Senato, dove questa strana coalizione ha già preso forma. Martedì è in programma invece una conferenza tenuta da questo fronte presso la sede del partito di governo. Non si esclude quindi un cambiamento di rotta.
Bersagliati dalla lobby cristiana, gli ultimi governi australiani - tanto liberali quanto laburisti - hanno rifiutato di trattare la questione facendola procrastinare fino a far diventare i loro paese lo zimbello delle democrazie moderne. Se il Senato decidesse di votare contro l'assurda proposta del governo, il partito liberale di Turbaull sarà corretto a lasciare il voto di coscienza, finora sempre negato, a tutti i suoi parlamentari. I laburisti, sebbene mantengano l'opzione di votare contro al matrimonio egualitario sembrerebbero compatti a votare a favore. Così i verdi e qualche indipendente. Se dovesse passare finalmente una legge sull'eguaglianza i voti a favore non sarebbero poi così molti, ma almeno necessari per assicurare il paese "alla parte giusta della storia".

Andrea Pizzocaro
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