La canzone viola, l'inno lgbt che vide la luce nella Berlino del 1920



Dopo la proclamazione della Repubblica di Weimar, avvenuta in Germania nel 1918, si registrò l'istituzione di diritti democratici fondamentali e l'abolizione della censura. Era una periodo di cambiamenti e il movimento lgbt incomincia a fiorire specialmente nelle grandi città e, in particolar modo, a Berlino. Furono aperti tanti club, associazioni, bar e locali. Il movimento lgbt ebbe una nuova autostima.
Nel 1919 Magnus Hirschfeld fondò suo Istituto per la Scienza sessuale e, nello stesso anno, il regista Richard Oswald girò il famoso film gay "Diverso dagli altri". Poi, nel 1921, si volse anche la Prima Conferenza Internazionale per la riforma sessuale su base scientifica.
È in quel contesto che, nel 1920, vide la luce anche "La canzone viola" (Das lila Lied). Si tratta probabilmente del primo inno del movimento omosessuale mai realizzato. Un brano dedicato allo scienziato Magnus Hirschfeld che ai tempi riscontrò un enorme successo da parte del pubblico.
Le musiche furono composte da Kurt Schwabach mentre il testo venne curato da Micha Spoliansky, un uomo che si firmava con il nome d'arte di Arno Billing e che divenne uno dei più famosi autori di spettacoli di cabaret dell'epoca.
Gli storici ipotizza che siano state effettuate almeno tre registrazioni del brano, tutte effettuate dalle principali case discografiche dell'epoca. Il viola menzionato nel titolo indicava il colore che contraddistingueva il movimento lgbt nell'epoca pre-nazista, durante la quale ai gay venne attribuito un colore rosa e alle lesbiche il viola.
Nella prima strofa si parlava sull’essere diversi rispetto ­ai moralisti borghesi. A quel punto si inseriva il coro, pronto ad affermare che «ora siamo in un mondo diverso, rispettoso verso gli altri». Nella seconda strofa ci si interrogava sui motivi che portavano i moralisti a torturare chiunque mostrava differenze e veniva percepito come una minaccia.

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