La NuovaBQ sostiene che l'orientamento sessuale sia un dato sensibile e che ai giornali debba essere vietato di denunciare i casi di omofobia



È difficile non provare fastidio dinnanzi all'ostentata certezza con cui la Nuova Bussola Quotidiana propina la sua verità. Una verità di parte, che non necessita di alcuna verifica o di alcun contraddittorio: loro decidono che è così e gli altri devono tacere. Punto.
E se gli avvocati del ragazzo che è stato discriminato da una scuola cattolica di Monza hanno richiesto i tabulati telefonici che dovrebbero dimostrare la falsità della versione raccontata ai giornali dal preside, Cascioli continua a ripetere con insistenza che la versione del prete è una verità rivelata che non tollera obiezioni.
Il suo attacco è stato affidato ad un articolo dal titolo "Gogna e falso vittimismo gay in prima pagina. Il metodo Rep per imporre la gendercrazia". E se fa davvero ridere sentire parlare di vittimismo gay dinnanzi ad un Amato che parla di cristiani che vengono perseguitati in Italia (e che a suo dire solo per il momento non vengono ancora arrestati e uccisi), meno piacevole è osservare come un sito si possa permettere di creare odio attraverso semplificazioni e conclusioni basate solo sulla propria convenienza. Il tutto accanendosi con violenza su un minore. Scrivono:

Il ragazzo rifiutato da scuola perché gay? Era una bufala. Il preside omofobo? Falso. La scuola un lager per omosessuali? Panzane. Sono bastate appena 24 ore per sbugiardare la pattuglia dei corifei della gendercrazia sull’ennesimo caso montato ad hoc di discriminazione a scuola nei confronti di un ragazzino dalle tendenze omosessuali.

Non viene fornita alcuna prova di quelle affermazioni, solo la certezza che la versione fornita dal preside sia una verità rivelata nonostante le incongruenze. Sarebbe come basare un processo sul chiedere ad un assassino se si dichiara colpevole o meno, emettendo poi la sentenza solo sulla base della sua risposta.
Inoltre a Cascioli andrebbe anche ricordato che quel ragazzo è gay, non un "ragazzino dalle tendenze omosessuali". Il fatto che lui voglia negare l'esistenza stessa dell'omosessualità non è certo motivo per poter affibbiare etichette false ed offensive a dei minori!

In linea con l'azione di propaganda di un sito che da anni ha messo in atto una strategia atta a far percepire i gay come una minaccia che deve essere combattuta (possibilmente affidando il potere politico all'estrema destra), l'articolo si lancia nel sostenere che:

A Monza si è fermata nei giorni scorsi la carovana della “buoncostume gay friendly” che ha fatto tappa con il solito profluvio di paginate di giornale su una vicenda che meritava ben altre cautele in un’ottica educativa e umana. Ma che importa: se l’obiettivo è quello di raccontare un mondo di omofobi orchi e di gay vittime del sistema, guarda caso sempre cattolico, possiamo dire che Repubblica & co hanno aggiunto un altro importante tassello alla creazione del genere letterario.Ha tutta l’aria di essere una strategia mediatica che si serve del clamore e dell’indignazione popolare. Una strategia che, guarda caso, parte sempre dagli stessi lanciafiamme.

Il sito non manca di rievocare la storia dell'anno scorso, quando il preside aveva accusato il ragazzo di pedopornografia a causa di una fotografia che lo ritraeva al mare e che il sacerdote sosteneva fosse da ritenersi un atto sessuale solo il costume da bagno non era incluso nell'inquadratura.
Ma anche lì Cascioli dice che la colpa era tutta della madre, accusandola indirettamente di essere una sorta mitomane. Parlando della donna, affermano:

Guarda caso è la stessa mamma che un anno prima lamentò sempre sulle colonne dello stesso giornale che il giovane era stato messo in punizione in corridoio per lo stesso motivo e aveva fatto scoppiare un pandemonio. Si seppe allora che in realtà il ragazzo, seguito dai servizi sociali e dunque bisognoso di attenzioni educative e formative particolari, come richiesto dagli stessi genitori, aveva dato scandalo diffondendo sul suo profilo Instagram alcune foto che lo vedevano in atteggiamento pornografico con altri uomini. Il direttore dell’Istituto decise così di allontanare il ragazzo dalla classe per tutelare lui e gli altri allievi e permettergli di essere affiancato da un tutor che lo seguisse meglio.

No. Non erano immagini pornografiche! La realtà è stata ampiamente documentata ed è davvero squallido osservare come la Bussola continui a sostenere che le cose fossero come disse ai tempi il sacerdote. È lo stile di una propaganda che crea una realtà alternativa e la propina ad oltranza, negando i fatti e calpestando al dignità delle persone. E forse basta osservare un vecchio ciellino che getta fango su un ragazzino per capire quanta violenza si celi dietro quel sito.

Lanciano illazioni sempre più gravi, il sito aggiunge:

Ma il secondo tempo, che ha tutta l’aria di essere una vendetta per un’attenzione educativa che non sembra essere stata colta, è andato in scena in questi giorni. Il ragazzo non è stato iscritto alla classe terza. Per forza: “Nessuno l’ha fatto, hanno replicato più volte dall’istituto”. “No, perché è omosessuale e il direttore scolastico si è vendicato di quell’episodio”, ha denunciato la mamma.

Si passa così a lanciare una lunga serie di accuse contro il ragazzino e la sua famiglia, sottolineando come quei bravi preti cattolici l'abbiano accolto nella loro scuola. Peccato che, per la seconda volta, ci sia voluto un caso mediatico per ottenere giustizia e che, per la seconda volta, La Bussola propini una versione a senso unico che serve a gettare fango sul minore in difesa dei preti.

Si giunge così al vero attacco all'intelligenza umana, sostenendo che tacere dinnanzi ad una discriminazione sarebbe stato nell'interesse del discriminato dato che la loro opinione è che si debba nascondere e ci si debba vergognare nell'essere gay. Ma forse è solo la solita scusa patetica con cui si cerca di sostenere che ai gay non debba essere permesso di alzare la voce dinnanzi all'omofobia cattolica, ancor più considerato come lo scorso anno era proprio il loro sito a sostenere che una scuola cattolica abbia tutto il diritto di discriminare i gay in quanto gay. Con chissà quale coraggio, affermano:

Quel che conta qui è che di fronte ad un polverone del genere nessuno si sia accorto del trattamento riservato al giovane. Gli articoli hanno riportato il nome della madre, quindi la sua identità è stata facilmente rintracciabile, così come le sue tendenze sessuali, che anziché essere sbandierate avrebbero meritato una protezione diversa, per rispetto prima di tutto alla sua persona. Invece il povero ragazzo è stato usato ancora una volta da un sistema di informazione spietato che non guarda in faccia a nessuno quando c’è da trovare un nemico per la “buona battaglia" della dittatura gender e per l’affermazione del falso mito dell’omofobia in ambito cattolico.

Si passa così a chiedere le solite posizioni di chi ha osato sfidare il potere clericale, immancabilmente citando preti e papi per cercare di dare credibilità alla loro ideologia:

Battaglia per la quale, siamo certi, nessuno oserà fare appunti. Chissà che cosa ne pensa l’Ordine dei giornalisti del caso dato che un minore è stato coinvolto e reso riconoscibile? Quello stesso Ordine che ieri nella Sala Clementina è stato ricevuto da Papa Francesco, il quale non ha usato mezze misure: "Il giornalismo contribuisca a far crescere la dimensione sociale delle persone, rispettandone la dignità e amando la verità dei fatti".
Ecco, appunto. A proposito di dignità: è stato anche svelato il dato sensibile delle sue tendenze sessuali, per una battaglia che è già stata cassata sotto i colpi delle smentite della scuola. Chi chiederà scusa allo studente per come è stato usato? Forse nessuno, perché la carovana sarà già impegnata alla ricerca di un altro falso scandalo da dare in pasto all’opinione pubblica.

Insomma, siamo dinnanzi ad un piagnisteo per la presunta lesa maestà alla supremazia del clero sui cittadini e dinnanzi ad un invito ad punire i giornali che osano denunciare i casi di discriminazione. E questa gente si diverte pure a dirsi cristiana...
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