L'assessore lombardo Cappellini torna ad invitare i sindaci all'illegalità a danno dei gay



Continua senza sosta la crociata omofoba dell'assessore lombardo Cristina Cappellini. Nonostante sia pagata dalla comunità per occuparsi di culture, identità e autonomie, la sentinella in piedi pare ossessionata dalla sua volontà di impedire che gay e lesbiche possano veder riconosciuti i loro diritti.
Ed è così che dagli studi di Telelombardia, la signora Cappellini ci si è lanciata nel sostenere che l'amore di due gay è come l'aborto e che il suo dirsi "cristiana" la fa sentire legittimata ad infrangere la legge per punire quei gay che lei odia con tutta sé stessa (eccezion fatta per quando esige da loro il pagamento del suo lauto stipendio, anche se spesso si ha l'impressione che lavori più per Gandolfini che per i cittadini lombardi).

Ovviamente risoluta sul fatto che lei debba poter sposare chi voglia mentre tale diritto debba essere negato ai gay in virtù di quello che lei sostiene sia un diritto di nascita, ha dichiarato:

Il diritto all’obiezione di coscienza è stato riconosciuto in altri settori attinenti alla sfera etica delle persone e non vedo perché non debba essere garantito anche in tema di unioni civili. Il sottosegretario Ivan Scalfarotto sbaglia quando dice che un primo cittadino che si rifiuta di celebrare le unioni civili incorre in un reato perché l’obiezione di coscienza è cosa diversa dalla disobbedienza civile.
Cassani non è l’unico sindaco a rifiutarsi di celebrare le unioni civili, molti altri sindaci rivendicano il diritto all’obiezione di coscienza perché le unioni civili contrastano con la propria sfera morale. Occorrerebbe approfondire il giudizio che danno molti autorevoli giuristi a sostegno del diritto all’obiezione di coscienza prima di ragionare in maniera ideologica come fa il sottosegretario Scalfarotto. Io difendo la scelta di Cassani e di tanti altri sindaci che, come Regione Lombardia, hanno a cuore la famiglia naturale e non se la sentono di rinnegare le proprie convinzioni più profonde come invece chiede di fare la legge sulle unioni civili.

Secondo un simile ragionamento, dunque, dovremmo dedurre che un funzionario lombardo che ha una spiccata ideologia neofascista debba sentirsi da lei legittimato ad uccidere gli ebrei o che un sindaco razzista debba poter negare i documenti ad una persona di colore... praticamente saremmo dinnanzi ad un'anarchia in cui chiunque potrebbe discriminare chiunque altro solo perché la signora Cappellini è ossessionata dalla volontà di ostentare il disprezzo che prova verso alcuni cittadini lombardi.
Inutile è ricordarle che, a dispetto di quanto da lei sostenuto per mera propaganda, la legge italiana non prevede alcun diritto implicito all'obiezione di coscienza e che i pochissimi casi sono stati espressamente specificati in quelle pochissime leggi che la prevedono (come quella sull'aborto o sul servizio di leva). Il fatto che lei detesti alcuni cittadini non è in alcun modo motivo per cui possa chiedere impunità dinnanzi alla violazione delle leggi, ancor più mentre lei non tollera che i cittadini che non si sentono di pagarle lo stipendio possano impunemente evadere le tasse per motivi di coscienza.
E che cosa ci sia poi di "etico" nel voler impedire il riconoscimento egli affetti altrui in un ottica di danneggiamento e di discriminazione è un dato che la signora Cappellini dovrà poi cercare di spiegare, anche perché l'impressione è che non ci sia etica nell'odio che quella signora sprizza da ogni poro della sua pelle (nel suo mirino, infatti, oltre i gay ci sono anche gli immigrati o chiunque osi avere una credenza religiosa diversa dalla sua).
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