Monza, ancora ritorsioni della scuola cattolica sullo studente gay: dopo l'isolamento del 2015, quest'anno non è stato riammesso



È un istituto gestito da preti ad aver nuovamente discriminato un 16enne gay. A denunciare l'accaduto è la madre del minore, la quale spiega come l'istituto parificato Ecfop (Ente cattolico per la formazione professionale) di Monza abbia rifiutato allo studente l'accesso al terzo ed ultimo anno: «La prima volta abbiamo chiamato dopo la metà di luglio e ci hanno risposto di richiamare più avanti. E così abbiamo fatto. Una volta ancora ad agosto, e poi all'inizio di settembre. È stato allora che ci hanno detto che non c'era più posto, che era troppo tardi e che tutte le classi erano già state formate. Io e mio marito siamo sicuri che si tratti di una punizione nei confronti di nostro figlio per quanto successo lo scorso anno».
Già, perché la vittima è quello stesso 16enne che lo scorso era stato costretto rimanere fuori dalla sua classe perché il preside riteneva che potesse avere «una cattiva influenza sui compagni» a causa della sua omosessualità.
Quando la notizia giunse sui giornali, il preside negò tutto. Ci volle una fotografia per fargli ammettere di aver sbattuto lo studente fuori dalla classe, così come fu difficile ricostruire il resto a fronte delle gravissime accuse che il preside scagliò addosso al minore. Ma alla fine si appurò la verità: quella che il preside sosteneva fosse «pedopornografia» era una semplice fotografia pubblicata su Instagram nel 2015 dal giovane, nel quale il minore era stato fotografato a torso nudo insieme ad un amico. Ma dato che la fotografia li riprendeva dalla cinta in su, il preside concluse che sicuramente fossero nudi e che sicuramente si trattasse di un atteggiamento intimo riprovevole dato che non coinvolgeva una ragazza. Da qui il provvedimento e l'isolamento del giovane corridoio.
LLa madre intervenne e si arrivò a minacciare una denuncia per vedere il giovane finalmente reinserito a fare lezione insieme i compagni. E dopo un anno conclusosi con ottimi voti, ancora una volta lo stesso ragazzo pare vittima di una insensata ritorsione della scuola: l'impossibilità a frequentare l'ultimo anno che gli serve per potersi diplomare e iniziare a lavorare.
La scuola in questione è l'unica nel suo genere a Monza, è certificata dalla Regione Lombardia e percepisce fondi pubblici anche se pare che la dirigenza cattolica preferisca fare distinguo sugli studenti per emarginare chi non è loro gradito. E questo quasi non fosse bastata la campagna mediatica con cui l'integralismo cattolico scrisse peste e corna (se non proprio diffamazioni da denuncia penale) contro un minore indifeso, "colpevole" solo di avere un orientamento sessuale che il fanatismo cattolico non tollera e punisce con incredibile violenza e crudeltà.
Ancora una volta il preside dell'istituto si è chiuso nel silenzio e non ha commentato la vergognosa notizia. E forse ci dovremmo anche domandare cosa possa mai insegnare una scuola in cui si verificano simili episodi da parte di chi dovrebbe provvedere all'educazione dei nostri ragazzi.
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