Nel nome del 5% dei sindaci, Gandolfini vuole chiedere al Quirinale la modifica della legge Cirinnà



Secondo le dichiarazioni rilasciate da Massimo Gandolfini all'Adnkronos, il suo gruppo omofobo avrebbe raccolto tra le 300 e le 400 firme di sindaci interessati a chiedere una fantomatica "obiezione di coscienza" che possa rendere i loro feudi inaccessibili alle coppie di persone dello stesso sesso intenzionate a trascrivere la loro unione. Il suo progetti mira a presentare quelle firme al Quirinale per proporre una modifica alla Cirinnà che contempli la possibilità per i sindaci di poter di impedire il rispetto della legge sulle unioni civili nei Comuni che amministrano (o più propriamente che dominano, dato che i cittadini sarebbero ostaggi delle idologie dei singoli).
Ovviamente i nomi dei sindaci che avrebbero aderito non sono stati resi noti, così come la presentazione di una forbice del 25% non pare incoraggiante (c'è una certa differenza fra 300 o 400 firme, ndr). Se poi ci aggiungiamo che Gadolfini è quella stessa persona che al suo Family day ci ha contato due milioni di persone contro l'evidenza stessa del buonsenso e delle leggi fisiche, un qualche dubbio sui conti pare più che lecito.
Ma se anche dovessimo prendere per buone quelle cifre, a fronte di 8.092 comuni sparsi in tutta Italia saremmo dinnanzi ad un misero 5% di primi cittadini. Non solo. Se poi si considera come l'ordine impartito da Salvini ai sui sindaci prevedesse l'adesione a simili iniziative, il numero pare inferiore al previsto.
Gandolfini spiega come la sua intenzione sia quella di «fare un forte appello al presidente della Repubblica perché venga accolta la clausola coscienza nell'ambito di una legge eticamente sensibile. Siamo intorno a 300-400 adesioni circa. Alcuni sindaci hanno deciso di delegare, altri ne fanno una questione di principio in maniera ancor più coraggiosa dicendo che bisogna che si intervenga facendo una riflessione».
Interessante è osservare come nelle sue premesse Gandolfini debba far riferimento alla sua ideologia nel considerare una questione "etica" il rispetto della pari dignità espresso dalla Costituzione. Al contempo la sua richiesta potrebbe aprire le porte ad ulteriori scenari: se un sindaco che odia i gay deve poter rifiutare i loro diritti, perché mai un sindaco che si dica convinto che l'unico matrimonio valido sia quello celebrato in chiesa non deve poter vietare i matrimoni civili? E chi si dicesse convinto che Dio non voglia i matrimoni misti, potrebbe impedirli?
Davvero stiamo guardando in silenzio ad un uomo che sta cercando di introdurre una ideologia di morte volta a sostenere che il più prepotente deve poter negare la vita al prossimo nel nome dei suoi presunti convincimenti personali? Siamo dinnanzi a chi vorrebbe abolire millenni di storia del diritto nel nome di un mero pregiudizio.
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