Perché La7 continua ad imporci l'odio di Adinolfi?



Nonostante Mario Adinolfi rappresenti un misero 0,6% della popolazione, pare che La7 non perda mai occasione per dargli visibilità con una frequenza al limite dell'accettabile. Sarà forse che il suo agitarsi, il suo sudare e il suo grugnire bestemmie in nome di Dio faccia audience, ma è innegabile come il suo integralismo sia una minaccia per il bene comune.
Sappiamo che Adinolfi non si è mai fatto problemi ad aggredire un'intera comunità andando in giro con Luca di Tolve per sostenere che l'omosessualità sia una malattia, così come il suo odio mette a rischio la vita stessa di migliaia di adolescenti che lui esige siano resi vittima di bullismo omofobico solo perché ritiene che l'essersi portato a letto almeno due mogli debba garantirgli maggiori diritti civili. Il tutto in quel clima in cui l'integralista non manca di dirsi contrario al divorzio altrui, in quell'ottica tipica di chi vuole imporre (e non certo vivere) i dogmi creati dall'uomo contro l'uomo, in quell'arroganza di chi crede pensa di essere il metro di paragone ultimo di ciò che sia giusto e di ciò che non lo sia.

Fatto sta che Adinolfi è stato nuovamente invitato a prendere parte al programma televisivo "In onda" e non ha mancato di ripetere gli slogan che dice ogni qualvolta finisce dinnanzi ad una telecamera, indice di una sistematica propaganda di chi spera di ottenere ragione ripetendo a pappagallo le stesse parole senza mai essere in grado di argomentarle.
Neppure fossimo nel Medioevo, il dibattito si è aperto su una frase di Gore Vidal: «Non esistono gli omosessuali, esistono atti omosessuali». Il punto di partenza, dunque, era una negazione stessa della realtà in un'ottica che pareva voler andare in una direzione specifica. Ed è così che uno degli ospiti, il drammaturgo Fontana, si è lanciato nell'asserire che «chi accetta la parola ‘gay’ si situa in un ghetto da solo». Una frase a cui si è aggiunto il solito rantolo di Adinolfi, volto a sostenere che i gay non devono avere diritti: «Perché lo stato dovrebbe regolamentare una questione di presunti diritti? Il matrimonio esiste sostanzialmente per tutelare la prole, esiste dal codice di Hammurabi ed è tra uomo e donna. Si tratta di equiparare ad una famiglia quello che famiglia non è».
Se dovessimo osservare che una famiglia sia formata un uomo, due donne, due figlie avute da matrimoni diversi e da padre che si scusa su Facebook con le figlie se salta i loro concerti perché troppo impegnato a promuovere il suo lavoro, ecco che potremmo anche noi sentirci legittimati a dire che anche quella di Adinolfi non appare come una famiglia "tradizionale" ma una somma di rapporti che sta in piedi solo perché lui rivendica la proprietà delle figlie che ha generato. E se è lecito che lui voglia dignità per i suoi affetti, vien da sé che sia illecita la sua violenza contro le famiglia altrui. Ma da buon integralista, lui sostiene di rappresentare la perfezione contro l'imperfezione di chi osa avere una vita diversa dalla sua.
E se già il 2 agosto scorso La7 aveva dato spazio alle affermazioni di un Adinolfi che chiedeva l'arresto di Nichi Vendola, ancora una volta Adinolfi è tornato colpevolmente a sostenere la necessità di strappare alcuni bambini dalle mani dei loro genitori solo perché cresciuti in famiglie a lui sgradite: «Il bambino è un oggetto di transizione finanziaria, abbiamo capovolto la logica: i figli non sono un diritto, il diritto è quello dei bambini ad avere un padre e una madre».
Lo slogan è sempre lo stesso, ma ciò non cambia che non è certo togliendo diritti ai bambini e opponendosi alla stepchild adoption di chi ha già una famiglia che potrà cambiare il modo in cui alcuni bambini sono nati. Un modo, peraltro che gli è andato benissimo sino a quando si trattava di una pratica utilizzata esclusivamente da coppie etero e che poi è diventato lo strumento per la sua campagna d'odio in quella mistificazione per cui i gay vengono incolpati di una pratica a cui accedono praticamente solo eterosessuali.
Tra le altre stupidaggini si è assistito ad un Adinolfi che, riguardo all'abusi sui minori da parte del clero, non ha esitato a sostenere che «Ratzinger si è impegnato per combattere il fenomeno». Un'affermazione falsa che è stata contestata già in diretta da chi gli ha ricordato che Ratzinger firmò una missiva interna in cui vietava ai cardinali di denunciare i preti pedofili. E poi, ancora, è sul finire della trasmissione che si è assistito ad un Fontana che ha affermato: «La checcaggine è una sindrome comportamentale che c’entra poco col sesso. È l’imitazione di genere: oggi le donne stanno cambiando ma le checche no, continuano a imitare la diva sopra le righe degli anni 50». Ed ancora: «L’approdo estremo della checcaggine è la transessualità. Germaine Greer, nota femminista, afferma che ‘se mi faccio trapiantare delle orecchie lunghe e metto una pelliccia marrone, non per questo sono diventata un cocker. So che molti non accetteranno il mio pensiero e mi criticheranno, ma il transessuale è una sorta di mostro chimico chirurgico, non è una donna, è una possibilità medica».

Orbene, a questo punto viene automatico domandarsi perché mai La7 continui a imporci simili promozioni all'odio. Da simili ospiti difficilmente ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di diverso, in quella legittimazione che la gente di Adinolfi ama assolvere come una lecita «opinione». E se ci vuole coraggio a sostenere che sia una lecita opinione l'etichettare interi gruppi sociali come un branco di malati e di pervertiti, allora perché mai La7 non inizia a chiamare la gente che si dice convinta che la razza ariana esista davvero o quelli che festeggiano ogni qualvolta un profugo affoga nel Mediterraneo? Se l'odio diviene un'«opinione», quale dovrebbe essere il limite?
E perché La7 non offre pari spazio ad «opinioni» diverse, magari invitando chi sostiene che Adinolfi sia una minaccia per i bambini o che le sue figlie dovrebbero essere tolte dalla sua custodia perché si meritano due genitori e non una mamma e un integralista? Solo lui può insultare le famiglie altrui mentre c'è un divieto a ripagarlo con la stessa moneta? Magari sarebbe la volta buona che potrebbe provare sulla propria pelle cosa significa subire continui attacchi violenti ai propri affetti e alla propria dignità!
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