Quando la Lega Nord chiedeva il matrimonio egualitario e partecipava ai Gay Pride...



Se oggi la Lega Nord è sinonimo di omofobia, è Gay.it ad aver puntato i riflettori su una storia che mostra le mille contraddizioni di un patito che pare aver intrapreso una strada anti-gay solo recentemente.
Negli anni '90 il Carroccio vantava la presenza di un gruppo lgbt denominato "Los Padania", fondato da Carlo Manera, Marcello Schiavon ed Enrico Oliari. I tre parlavano di un «clima laico e di tolleranza» e ripetevano che «lo Stato non deve entrare nelle camere da letto dei cittadini». L'associazione arrivò a contare una cinquantina di iscritti che, insieme a Gay Lib (vicina ad An) si battevano per i diritti degli omosessuali.
Ma non solo. Pare anche che i Los Padania abbiano partecipato ad alcuni Gay Pride portando con sé le loro bandiere "celtiche", contraddicendo quella Lega che oggi è in prima fila nel chiedere che i Pride siano vitati in tutte le città in cui è presente il loro dominio politico.
Non solo. Le cronache del tempo raccontano anche che «la nascita di questa nuova associazione è stata favorevolmente accolta da Roberto Maroni. Nel 1994, quando era Ministro dell’Interno, quest’ultimo aveva ricevuto una delegazione dell’Arcigay». E c'erano pure alcuni articoli del quotidiano “La Padania” favorevoli al matrimonio egualitario, mai censurati sino al 2000, quando Bossi fece la prima svolta anti-europeista e tradizionalista.
L’ultimo atto dei Los Padanos risale al 2012, quando il segretario Carlo Manera intimòa Maroni di «riaprire al mondo gay, visto che fin dall’inizio siamo stati una componente importante del partito accettata da tutti, a un certo punto poi esclusa da Bossi. Se Maroni vuole dare un’immagine liberale del partito, speriamo che faccia delle aperture sul tema dell’omosessualità, molti parlano bene ma poi razzolano male».
Gay.it racconta anche che, prima della sparizione dalla scena politica del Los Padania, il legista Stefano Guida si candidò nel 2011 al consiglio comunale bolognese, sostenendo che «per entrare nella Lega devi credere nei valori che propaganda. Poi se sei gay poco importa». Ma già allora la sua partecipazione al film porno "Gay party underwear" non lo aiutò ad essere eletto.
Un altro episodio significativo è avvenuto nel 2013, quando Umberto Bossi chiese a Calderoli: «Ti piacciono le donne o sei come Tosi?». Salvini cercò di risolvere la situazione affermando a Radio 24 che: «Bossi è fermo al passato in cui si pensava che dare del frocio è un insulto. Detto questo Flavio è sposato, e non si è sposato per hobby». Eppure fu proprio Tosi il primo tra i leghisti ad aprire alle unioni gay nel 2015, istituendo a verona un registro le coppie unite da vincolo affettivo da almeno due anni, comprese quelle gay.
Pare dunque che il 2010 rappresenti la data in cui la Lega ha deciso di dichiarare guerra ai gay e di abbracciare il radicalismo dapprima con Bossi e poi con i toni sempre più violenti di Salvini. Interessante sarebbe anche conoscerne i motivi, magari domandandosi perché mai quello stesso Alexey Komov che consacrò l'elezione di Salvini è lo stesso nazionalista russo che accompagna Brandi durante i suoi convegni omofobi (non senza ricoprire cariche istituzionali in associazioni leghiste, risultando ad esempio il presidente onorario di Lombardia-Russia).
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