"I turbamenti del giovane gender", un saggio di Giovanni Dall'Orto



Giovanni Dall'Orto ha da poco pubblicato un nuovo saggio intitolato "I turbamenti del giovane gender". Ovviamente non è la continuazione del romanzo di Goethe, ma l'attento racconto di come fantomatica "teoria del gender" sia stata inventata dalla destra cattolica.
La trattazione parte dall'analizzare come in Italia il "gender" venga spesso associato a tre usi diversi ed antitetici: c'è chi lo usa per indicate i cosiddetti gender studies in cui si ipotizza che la sessualità non sia limitata ad una binarietà dettata dal sesso biologico, poi ci sono le estreme destre (sia religiose che laiche) che hanno battezzato “gender” un presunto progetto politico teso a negare qualsiasi differenza fra uomini e donne, progetto di cui viene accusato il mondo laico e la sinistra in genere, ma in particolare il movimento per i diritti delle donne e, specie in Italia, quello per i diritti
omosessuali e transessuali. Il terzo uso, che al momento attuale è raro, nasce come reazione al secondo e sostiene l'opportunità di rivendicare come positivi quegli aspetti che nella propaganda “no-gender” sono descritti come perniciosi, rivendicandoli come teoria che merita il sostegno.
Attraverso un'attenta trattazione storica dei fatti, l'opera arriva a spiegare come l'uso del termine da parte dell'integralismo cattolico sia stato coniato dal giornalista cattolica conservatrice Dale O'Leary, appartenente all'Opus Dei e collaboratrice del Narth (un'associazione fondata da un cattolico per “curare” gli omosessuali). O'Leary lanciò il termine “gender” nel 1997 all'interno del suo libro "The gender agenda: redefining equality", usandolo come sineddoche per tutto ciò che riteneva sbagliato nelle concezioni delle associazioni femministe, a partire dallo scontro politico avvenuto nella conferenza mondiale sulle donne di Pechino nel 1995, nella quale l'uso della parola gender era stato aspramente contestato dai “gruppi pro-famiglia”.
Si arriva così a spiegare come tutta l'isteria gender non sia altro che un azzardo di Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, pronti a scommettere sulla possibilità di mantenere immutato l'atteggiamento della Chiesa, trattando come epifenomeno irrilevante l'evoluzione storica della società, vista come destinata “naturalmente” a ruotare attorno alla Chiesa esattamente come il Sole ruota attorno alla Terra.
Si spiega così come «in un mondo in cui ormai in nessun Paese a maggioranza cattolica proibisce più il divorzio, e in una situazione come quella italiana in cui nel 2012 per ogni 1000 matrimoni si registravano 311 separazioni e 174 divorzi (Istat 2012), insistere ad escludere dalla comunione i cattolici divorziati (o sposati con persona divorziata), significa avere cacciato fuori dal portone metà dei fedeli prima ancora di avere iniziato a dir messa, “senza che preoccupi il reale inserimento del Vangelo nel Popolo di Dio e nei bisogni concreti della storia” (Bergoglio 2013).
Aver tenuto duro per trent'anni sulla questione dei “princìpi non negoziabili”, anche a costo di celebrar messa in chiese deserte (preferendo essere “generali di eserciti sconfitti piuttosto che semplici soldati di uno squadrone che continua a combattere”, (Bergoglio 2013) non è affatto servito a convincere i cattolici a non divorziare: ha semplicemente convinto gli italiani a preferire il matrimonio civile, giunto ormai a contare a livello nazionale nel 2013 il 43% delle scelte, superando il 50% in molte regioni, con punte sino al 63% al centro-nord».
Tutto questo, però, con un invito che spiega come «queste considerazioni non vanno prese come un invito a sottovalutare la pericolosità d'un movimento politico come quello no-gender, che sta già causando seri danni in ambito scolastico, assistenziale e della salute mentale».

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