La assurde argomentazioni con cui ProVita spera di orientare il voto degli omofobi



Se fa sorridere che l'associazione ProVita Onlus continui istericamente a dichiararsi apartitica a fronte di evidenze chiare a tutti, è in un recente articolo che l'organizzazione di Brandi dice ai suoi lettori che cosa devono votare al referendum del 4 dicembre. Ed è cosi che scrivono: «ProVita Onlus, mantenendo il consueto distacco da qualsivoglia partito, ha già espresso la propria posizione in merito al referendum: è necessario andare a votare, e votare NO. Questo per scongiurare che la riforma si riveli essere, con un effetto a cascata praticamente certo, un ulteriore tassello nella lotta contro la vita, la famiglia e l’educazione».
Tirati in ballo i tormentoni dell'integralismo cattolico anche a fronte di argomenti non certo così legati ad essi, l'associazione si lancia in una serie di "motivazioni" a sostegno della loro richiesta di voto. Indipendentemente da ciò che si pensa del quesito referendario, tragicomiche sono le argomentazioni presentate dall'organizzazione di Brandi. Si parte con il sostenere che non è vero che i parlamentari siano troppi, perché «nella Venezia del 1500, la Repubblica per eccellenza, con un numero di abitanti ed un’estensione territoriale assolutamente modesti rispetto a quelli dell’Italia odierna, i membri del Maggior Consiglio erano numericamente molti di più rispetto a quelli del Parlamento italiano odierno».

Ma è nelle contraddizioni che Brandi dà il meglio di sé. Dinnanzi ad un'organizzazione che parlava di dissesto finanziario per le reversibilità dei gay (che a regime potrebbero costare 44 milioni a partire dal 2027), ora dicono che «la riduzione delle spese attuali, secondo le stime più attendibili, si attesterà sui 50 milioni annui. E cioè un risparmio irrisorio». Pare dunque che il denaro cambi valore a seconda che sia a loro convenienza o contro il loro guadagno personale.
ProVita passa poi a sostenere che «In Italia, e similmente in UE (fonte di innumerevoli norme poi “tradotte” in diritto italiano), il vero problema è quello di rallentare la produzione delle norme, non è affatto quello di accelerarla». Peccato che poco dopo si lancino nel sostenere che «La Cirinnà si è dunque rivelata un ottimo (fra i tanti) banco di prova: anzitutto ha dimostrato che anche col sistema bicamerale perfetto si possono approvare le leggi, persino su questioni tutt'altro che vitali, ed anche a costo di trascurare i problemi urgenti del Paese reale».
Insomma, prima dicono che ci siano troppe leggi e poi dicono che ci sono problemi urgenti che non sono stati risolti. Il tutto in quella chiave per cui la loro propaganda necessita di attaccare sia l'Unione Europea che i gay, magari sostenendo che i diritti di quella gente sgradita a Dio abbia sottratto tempo a discussioni che potessero riguardare gli eterosessuali. Inutile a dirsi, in tutto ciò non si fa menzione id come siano stati proprio loro a rallentare l'intero iter legislativo.

Immancabile è poi il promettere chela vittoria del "no" sarebbe a danno dei gay, quasi come se chiedessero di votare "contro" qualcuno e non "per" costruire un qualcosa. Con la loro solita retorica, scrivono:

La Cirinnà era stata agilmente approvata alla Camera, quando – anche grazie al tempo di elaborazione e di ponderazione consentito dal sistema bicamerale – il caso Lo Giudice ed il caso Vendola hanno aiutato a comprendere quale fosse l’effettiva posta in gioco: utero in affitto, adozione di bambini da parte delle coppie gay, ecc.. L’esistenza di una seconda linea – e cioè di un Senato munito di poteri pari a quelli della Camera – ha dunque consentito un dibattito politico ben più consapevole ed incisivo di quello avvenuto alla Camera.In un sistema di fatto monocamerale, Renzi (che ha comunque vinto, ponendo la questione di fiducia) avrebbe comodamente evitato persino di addossarsi la responsabilità di un vero dibattito.

Sul referendum la si potrà pensare come si vuole, ma pare assai scorretto osservare che gli integralisti promettano discriminazione per orientare il voto dei loro seguaci. Il tutto, peraltro, fondendoci un governo del 1500 come meta a cui ambire. Passi che loro vorrebbero sottomettersi a Putin in un nazionalismo tipico del passato, ma qui si esagera...
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