La Chiesa espelle un gay che ha deciso di non proseguire a sottoporsi a fantomatiche "terapie riparative"



Sappiamo tutti che le fantomatiche "terapie riparative" promosse da Adinolfi e da Cascioli non sono altro che torture psicologiche. Tutti gli psicologi ne sottolineano la completa assenza di scientificità e la grande pericolosità che può condurre alla morte chi vi si sottopone. Eppure quelle torture paiono piacere tanto all'integralismo cristiano, perché sono una scusa con cui giustificare l'odio. I vari leader integralisti sostengono che se un gay può essere "curato", allora non c'è nulla di male a perseguitare e danneggiare tutti quei gay che vivono la loro vita senza ambire ad uniformarsi a loro per riconoscere nella presunta eterosessualità di Adinolfi e di Cascioli la massima perfezione delle due migliori creazioni mai realizzati e da un Dio che non guarda a ciò che un uomo fa della sua vita ma solo a ciò che fa nella sua camera da letto.

È secondo tale ideologia violenta che un gay texano è stato espulso dalla sua Chiesa dopo il suo rifiuto nel proseguire a sottoporsi alle fantomatiche "cure" della sua omosessualità. Ma non solo. Jason Thomas racconta anche che da quando ha iniziato a frequentare la Watermark Community Church circa cinque anni fa, il pastore avrebbe tentato di fargli il lavaggio del cervello per sostenere che Dio volesse che lui "lottasse contro il peccato" che era identificato nella sua natura.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è giunta quando la Chiesa ha chiesto a Thomas di rompere la sua relazione con il suo fidanzato. Lui si è rifiutato di farlo e ha deciso di smettere di frequentare il programma della Chiesa che mirava a "cambiare" il suo orientamento sessuale. Ma non appena l'uomo si è riufiutato di continuare a farsi del male per compiacere la sete di discriminazione del parroco, ha ricevuto una lettera in cui lo si informava che non era più il benvenuto in quella comunità dato che non era "pentito" della sua omosessualità.
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