La NuovaBQ: «I gay non vanno accolti, vanno giudicati. Sono forze occulte che vogliono distruggere il matrimonio con il gender»



Continua l'aggressione del fondamentalismo cattolico a danno di gay e lesbiche. Strumentalizzano le irresponsabili parole pronunciate dal Pontefice a Tbilisi, i gruppi integralisti stanno invitando i loro seguaci ad ad andare in guerra contro i diritti umani di di gay e lesbiche. Tra i fomentatori più agguerriti c'è la solita Nuova Bussola Quotidana, dove Stefano Fontana ha firmato un articolo intitolato "Omosessualità, accompagnare vuol dire giudicare".
Criticando ferocemente l'interpretazione delle parole del papa fornite da Chiara Giaccardi sulle pagine di Avvenire, ossi asull'organo ufficiale dei vescovi italiani, l'integralista afferma:

Innanzitutto, bisogna ricordare che il Papa in Georgia ha parlato di una “guerra mondiale contro il matrimonio”, ritornando su una grave espressione da lui già adoperata, come ad esempio nel discorso all’ONU. Quelle parole indicano un panorama inquietante di forze, per lo più occulte, del male. Significa che ci sono potenze, risorse finanziarie, lobbies internazionali, Stati sovrani, agenzie internazionali, centri di potere. che vogliono distruggere il matrimonio con il gender. Mi chiedo come si possa contrastare una guerra mondiale «accogliendo ed accompagnando nella concretezza della vita», come propone la Giaccardi interpretando il Papa.

Insomma, ancora una volta se la giocano sul creare paura e sullo sfruttare la credenza popolare nel tirare in ballo forza oscure, demoni e quant'altro possa essere sfruttato per ingannare le persone bigotte che si affidano al loro giornale. Si passa così a fornire quella che il sito di Cascioli propone come la "giusta" interpretazione:

Quando il Papa parla di guerra mondiale si riferisce ad un livello, che potremmo chiamare politico, e quando parla di accogliere tutti si riferisce ad un altro livello, che potremmo chiamare pastorale. Il primo è il piano della lotta politica, che la Chiesa non fa direttamente, il secondo è quello dall’aiuto e della guida pastorale, che la Chiesa compie direttamente. Quest’ultima nulla toglie alla necessità di combattere politicamente, legislativamente, in piazza, sui media, scuola per scuola, progetto educativo per progetto educativo, contro il gender. Altrimenti si cade nel solito ritornello: chi combatte in questa guerra mondiale è considerato non accogliente e la retorica mielosa dell’accompagnamento avvolge nel disprezzo chi lotta sul campo.

Tralasciando come il "gender" non esiste e che ciò che questa gente sta combattendo è una società in cui l'essere donna non sia sinonimo di sottomissione o in cui un gay non debba aver paura ad uscire di casa perché un qualche sedicente "cristiano" potrebbe massacrarlo di botte per il solo fatto di esistere, è proseguendo imperterriti nella loro ideologia che l'articolo arriva a sostenere che accompagnare qualcuno significhi spingerlo verso il luogo in cui si è deciso di portarlo. Praticamente un rapimento:

Quanto a questo nuovo imperativo di accompagnare in modo accogliente nella concretezza della vita, mi dico che se chiedo a qualcuno: vuoi che ti accompagni? Lui mi chiede subito: dove? Si accompagna sempre qualcuno in qualche posto, o verso una meta, che risulta da un giudizio. Viceversa si dice che ci si accosta a lui, e non che lo si accompagna. Posso camminare a fianco di una persona senza veramente accompagnarla, posso veramente accompagnare una persona senza camminare al suo fianco. Si accompagna qualcuno all’ospedale, a fare compere, dal medico, a morire santamente, a riconciliarsi con Dio. Nessuno accompagna e basta. Né la Chiesa può accompagnare e basta.

Si passa così a sostenere che debbano sentirsi nel diritto di giudicare:

L’accompagnamento richiede un giudizio, una valutazione sulla realtà. Ti accompagno all’ospedale perché giudico che sei malato. Giudicare non significa assolvere o condannare, ma valutare, prendere atto della realtà, prendere posizione nei confronti della realtà, compresa quella del bene e del male. Senza un giudizio sul bene e sul male non si accompagna nessuno da nessuna parte. Il genitore che vuole accompagnare i figli nella crescita, giudica continuamente ed insegna loro a giudicare a loro volta la realtà, perché accompagnare significa aiutare a perseguire la giusta meta e non è un vagare a caso. Non si può vagare a caso insieme, se si vaga a caso non si è insieme.

Sarà, ma nel mondo civile non funziona così. Se si ha l'impressione che una persona si senta male, ci si potrà anche proporre di accompagnarla in ospedale, ma la scelta sarà comunque sua. Allo stesso modo, se una persona chiede di essere accompagnata al pronto soccorso, la si poterà anche se si ha l'impressione che stia benissimo.
Ma non è così per fontana. Lui dice che è lui a decidere che cosa debba fare l'altro: lo legherà mani e piedi e lo porterà a forza se sarà lui a decidere che l'altro non sta bene, così come magari si rifiuterà di potare dal medico chi reputa stia bene (anche se magari ha un'emorragia interna che lui non potrà mai vedere né valutare). nella mentalità di questi gruppi, l'altro non conta perché l'unica cosa che ha importanza è ciò che si vuole imporre al prossimo.
Lui decade se l'altro sta bene e lui decide se deve essere portato in ospedale. L'altro non esiste, è un oggetto su cui proiettare il proprio pensiero in una modalità violenta ed egocentrica di chi si arroga il diritto di vivere le vite degli altri perché si reputa superiore a loro.

Si arriva così all'immancabile giudizio contro l'omosessualità, ossia un orientamento sessuale naturale del tutto che secondo i seguaci di Cascioli andrebbe inteso come un errore di Dio da correggere dopo essersi sostituiti a Dio:

Ciò vale anche nei confronti delle persone con tendenze omosessuali. Il parroco siciliano che ne ha benedette due non le ha né accompagnate né aiutate, si è semplicemente accostato a loro. Essere al fianco non è sufficiente, bisogna aiutare a camminare nella giusta direzione, questo è il vero accompagnamento.

Ed è ovviamente pretendo dal presupposto che lui abbia la verità assoluta nelle sue mani e che il resto del mondo sia fatto da deficienti che non devono poter avere un libero pensiero (in fondo l'ha già detto che lui crede di avere il diritto di poter scegliere per gli altri), si arriva a sostenere che:

La verità è relazione in quanto produce relazione, non in quanto sia effetto della relazione. La verità viene prima anche della relazione, tanto è vero che ci sono relazioni conformi a verità ed altre no, anzi, se non c’è verità non c’è nemmeno autentica relazione. Nella relazione, la verità fa uscire i soggetti che sono in relazione tra loro dal loro isolamento e li accomuna in sé.
Benedire in Chiesa una coppia gay non è porsi in relazione di verità con le due persone, né esse sono in relazione di verità tra di loro.
Accompagnare richiede insomma il giudizio, con cui ricondurre le relazioni alla loro verità. Farlo non significa condannare, escludere, discriminare. Vuol dire, invece, amare veramente, ossia secondo verità. Perché anche amare non è possibile senza giudicare sull’amore.

E certo! E chissà quanto amore c'era in quei nazisti che ammazzavano gli ebrei nei campi di sterminio dopo essersi raccontati che li stavano purificando dal loro peccato nell'essere discendenti di chi aveva ucciso Gesù. Il problema è che amare qualcuno significa rispettare l'altro e non cercare di tramutarlo in una proiezione di sé da sfruttare per sentirsi migliori. Quello non è amore, quello è sottomissione e violenza. Poi per forza hanno paura di chi parla di educazione al rispetto o di parità di genere...
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