La Stampa elimina il blog di Tosatti, ma non rettifica i suoi discorsi d'odio



Ci siamo già occupati di come La Stampa abbia fomentato odio e disinformazione verso i gay attraverso alcuni "articoli" in cui il vaticanista Marco Tosatti presentava Mario Adinolfi e Toni Brandi quasi fossero due nuovi messia inviati da Dio per correggere l'errato messaggio di amore lanciato da Gesù con un messaggio d'odio verso i gay. In fondo Tosatti sostiene che i gay siano pedofili, che gli adolescenti gay non meritano alcuna protezione dalle violenze o che uccidere non è un peccato se ci si sente minacciati (e se si considera come Tosatti indichi i gay come «una minaccia», evidentemente uccidere un gay non è peccato se si urla «Adinolfi akbar» mentre lo si lapida a morte).
Ovviamente qualcuno ha chiesto spiegazioni e per mesi interi La Stampa ha taciuto nel fornire risposte sul perché si sia prestata a fomentare odio contro interi gruppi sociali. Ora la garante dei lettori ha risposto a chi ha chiesto spiegazioni per ben 54 volte, ma assai poco soddisfacente appare il suo dire : «Quel blog mi risulta sia sta stato chiuso per cui chiuderei qui la polemica».
La ragione ufficiale non è il contenuto violento degli articoli, ma una semplice riorganizzazione in cui i blog sono stati spostati all'esterno. Ne consegue dunque che non è stata fornita alcuna controinformazione ai lettori né una rettifica di quanto affermato in quei pezzi. Per chi legge La Stampa continuano ad esistere fantomatiche "prove" che i gay siano pedofili, anche se basta leggere il documento indicato per osservare che lo studio ha dimostrato l'esatto contrario di quanto sostenuto da Tosatti. I lettori credono ancora che davvero Gayburg possa aver minacciato di morte Adinolfi, anche se l'asserzione è falsa ed è stato negati di accedere a quel diritto di replica che dovrebbe esistere per legge (ma, forse, non quanto Tosatti accusa falsamente di un reato penale qualcuno e presenta a senso unico solo la finta testimonianza di un personaggio privo di etica come l'ultra-integralista Adinolfi). Insomma, i gay possono essere perseguitati e diffamati impunemente e La Stampa prova fastidio per chi non resta in silenzio dinnanzi ad un'aggressione che minaccia la propria esistenza.
Ci fosse uno stato si potrebbe chiedere l'intervento di un garante, ma siamo in Italia e la vita di un gay è sacrificabile per la gloria di Putin e di chi ha mostrato fedeltà verso lo zar.
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