Polonia, la protesta delle donne ha sconfitto la lobby integralista: respinta la legge che le obbligava a partorire a forza



Solo pochi giorni fa, Toni Brandi gongolava all'idea che in Polonia le donne sarebbero state obbligate a partorire a forza. In fondo lui, da uomo, non sarebbe stato toccato da quegli obblighi e lui, da integralista, evidentemente prova un certo piacere sadico nell'imporre agli altri le sue scelte (soprattutto quando sono gli altri a doverne pagare le conseguenze, dato che la prima regola dell'integralismo è il limitare la vita altrui senza porre limiti alla propria).
Dopo la grande marcia di protesta delle donne, la Polonia ha fatto marcia indietro sulla legge che vietava in modo pressoché assoluto aborto, peraltro in un Paese dove le norme vigenti sono già particolarmente restrittive. Il Parlamento ha infatti respinto il disegno di legge voluto dal movimento nazionalconservatore e dall'immancabile Chiesa Cattolica. Eppure in strada a protestare c'erano donne di entrambi gli schieramenti, testimonianza di come la limitazione della libertà individuale serva solo a compiacere le solite lobby dell'integralismo internazionale, il tutto a danno dei cittadini.
La vecchia legge, che resterà vigente, consente l'aborto solo in caso di grave pericolo di salute per la donna incinta, in caso di malformazioni gravi del feto o se la gravidanza è risultato di stupro o incesto. Quella che è stata bocciata è una modifica volta a dire che la donna non avrebbe mai avuto possibilità di scelta, dato che la scelta era stata presa in sua vece da Toni Brandi e dai suoi amichetti.
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