Rodolfo de Mattei: «Gay e persone di colore ci contagiano con sifilide e Aids»



In quella incessante promozione del pregiudizio messa in atto dall'Osservatorio Gender di Famiglia Domani (un sito di proprietà della web agency romana RdMedia di Rodolfo de Mattei), è proprio Rodolfo de Mattei a firmare un vergognoso articolo che promuove la più bieca disinformazione a scopo propagandistico e denigratorio. Il tutto con la gravità di come l'integralista si metta a giocare con informazioni sanitarie a fini politici e neofascisti.
L'articolo si apre con l'immagine del logo del Salento Pride e titola a caratteri cubitali: "In Salento è boom di sifilide e Aids. Tra le cause il dilagare dei rapporti omosessuali". Poi si passa alla più becera disinformazione nell'affermare:

In Salento è boom di malattie infettive e, tra le cause principali, i medici indicano i “dilaganti rapporti omosessuali“. Negli ultimi 2-3 anni, gli infettivologi salentini hanno infatti registrato una preoccupante “recrudescenza” di malattie a trasmissione sessuale dovute ad un repentino aumento di casi di sifilide, tubercolosi bacillifera (Tbc) e Aids.
A lanciare l’allarme è l’associazione di volontariato Salute Salento che rende noto come, nel solo 2015, i due reparti “Infettivi” di Lecce e Galatina abbiano ricoverato tra i 40 e i 50 pazienti, mentre, su tutto il territorio della provincia di Lecce, le persone in cura presso gli ambulatori della Asl siano circa 250. La media di decessi è di 2-3 casi l’anno. All’origine di tali drammatiche statistiche, secondo gli esperti di Salute Salento, vi sono i sempre più diffusi rapporti omosessuali e la disordinata condotta sessuale dei tantissimi giovani che d’estate affollano le spiagge salentine.
«Le indicazioni più evidenti – si legge infatti sul sito dell’Associazione – si concentrano però sui dilaganti rapporti omosessuali, sulla mancanza di misure di prevenzione e sulla non conoscenza dei rischi. Il piacere, la vita sessuale libera e sfrenata, soprattutto dei giovani all’arrembaggio del Salento, sarebbero secondo i medici del “Fazzi”, tra le cause della diffusione dei virus».

Ovviamente la "fonte" della notizia è la solita organizzazione para-vaticana, ma anche in quelle pagine non c'è alcun dato che ci spiegherebbe perché mai la colpa sarebbe dei "gay" mentre si parla di tossicodipendenti, giovani e di immigrati. Insomma, il tutto si baserebbe su congetture che poi vengono indicate come domi di fede sulla base di un preciso piano di demonizzazione di interi gruppi sociali.

A quel punto Rodolfo de Mattei passa a sostenere che le infezioni siano tutta colpa di quei gay che vanno in Salento durante le vacanze esiste:

Il picco dei ricoveri acuti per Hiv e sifilide si riscontra durante il periodo estivo e a settembre. Ed i conti tornano. Il Salento, da alcuni anni, è infatti noto per essere divenuto meta di un turismo di massa che attira giovani provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo che, da giugno a settembre, prendono d’assalto le sue bellissime coste. Negli ultimi tempi, la città di Gallipoli ha oramai scalzato di posizione, nella speciale classifica delle località italiane più gay-friendly, la meta “storica” del turismo LGBT nazionale, Torre del Lago in Versilia.
Il Salento è diventato una destinazione così gettonata per i vacanzieri omosessuali che esiste addirittura un ente specializzato per la promozione del turismo omosex , il “Salento gay club” che si occupa di fornire tutte le informazioni utili per un soggiorno all’insegna gay in terra salentina, fino alla possibilità di richiedere una particolare “Salento gay card“ che da diritto a sconti e agevolazioni presso partners convenzionati.

Ma i gay non sono l'unico nemico di Rodolfo de Mattei. Come tutti gli integralisti vicini ai partiti di estrema destra, anche lui odia con tutto sé stesso gli immigrati. Ed è così che scrive:

Accanto alla sifilide e all’Hiv, l’altro motivo di preoccupazione arriva dalla tubercolosi bacillifera, veicolata soprattutto dagli immigrati. Riguardo la Tbc l’impennata si è avuta nel 2014 quando il reparto infettivi di Lecce ha ricoverato 19 soggetti affetti da Tbc, di cui 11 stranieri. Nel 2015 gli stranieri con Tbc al Fazzi sono stati 8. Nel 2016 fino a settembre, i casi gravi sono stati 9.

Si passa poi al sostenere che la TBC è «una malattia che si credeva ormai debellata» ma che sarebbe tornata per colpa di persone «extracomunitarie e di colore». Insomma, non sarebbe solo la provenienza ad incidere ma anche il colore della pelle.
Si passa poi ad attaccare chiunque abbia criticato i toni del rapporto, sostenendo che lui sa con assoluta certezza che quella è la verità dato che gay, neri ed immigrati sarebbero un pericolo per la razza ariana che lui rappresenta. Ed infatti si lancia nell'asserire:

Un’organizzazione sanitaria viene attaccata e stigmatizzata pubblicamente per aver svolto il proprio lavoro in maniera seria ed onesta, nonostante abbia portato a suffragio delle proprie tesi numeri e motivazioni ben specifiche. Di più, i paladini del diktat stabilito esigono il mea culpa per aver osato “svelare” le scomode ed innominabili cause all’origine delle malattie, utilizzando un linguaggio, per così dire, troppo diretto.
Il processo di “normalizzazione” dello stile di vita “gender fluid” deve andare avanti, costi quello che costi. Una situazione evidentemente assurda e surreale, per la quale, in nome dell’inconfutabile ideologia omosessuale, anche di fronte ai gravissimi e macroscopici rischi per la nostra società, insiti nella promozione dei rapporti contro natura tra persone dello stesso sesso, ci si volta dall’altra parte. La classe medica è ostaggio della lobby LGBT e, la piccata reazione dei difensori dell’ordine, o sarebbe meglio dire disordine, costituito, vuole essere un intimidatorio monito nei confronti di chi abbia l’ardire di gridare che il re è vergognosamente nudo!

Di questo passo c'è da chiedersi tra quanto Rodolfo De Mattei inizierà ad incitare i suoi a scendere per le strade per sterminare quei gay che in ogni suo singolo articolo vengono indicati come la causa di ogni male, peraltro attribuendo pericolosità alla loro stessa esistenza.

E dinnanzi a tutta questa disinformazione (gravemente diffusa anche da Google attraverso il suo Google News) appare doveroso sottolineare come il presidente della Lega italiana per la lotta contro l’Aids (Lila) di Lecce abbia sottolineato come la comunicazione dell'ente "cattolico" fosse intriso di omofobia e razzismo:

I dati diffusi potrebbero essere verosimili ma non giustificano un approccio e una comunicazione fortemente stigmatizzante, omofoba, razzista e allarmistica come quella diffusa da Salute Salento. Come Lila posso dire che nel nostro lavoro quotidiano e silenzioso incontro persone, anche giovanissime, che si rivolgono a noi dopo aver ricevuto diagnosi di HIV o sifilide per essere sostenute nel periodo iniziale, ma incontro persone. E tra queste ci può essere la persona autoctona e quella migrante, persone omosessuali ma anche persone eterosessuali [...] Una comunicazione così rischia di farci tornare indietro di 30 anni quando si parlava di categorie. Oggi tutta la comunità scientifica parla di popolazioni più vulnerabili perché sappiamo che ad essere a rischio non sono gruppi di persone. Il problema sta nei comportamenti a rischio e i comportamenti in quanto tali sono trasversali a tutti. Notiamo con grande rammarico che rispetto a queste tematiche si continua a riversare responsabilità sui giovani, giudicandoli. Certo, manca nelle nuove generazioni una reale percezione del rischio e spesso non si indossa il preservativo, ma la responsabilità è di tutti, anche delle istituzioni che non parlano di malattie sessualmente trasmesse nella quotidianità e con cognizione. Per esempio noi per contrastare il silenzio dei più e per diffondere buone pratiche in materia di prevenzione, effettueremo il prossimo novembre anche a Lecce il test rapido sull’Hiv nell’ambito dell’European Testing Week.


Update: Ci è stato segnalato che originariamente il titolo dell'articolo attribuiva ai gay anche la "colpa" della Tbc, ma poi è stato modificato quando alcuni utenti hanno iniziato chiedere conto di quell'asserzione.
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