Rodolfo de Mattei: «I gay celebrano la devianza in ogni sua forma e sono paragonabili a uomini che vogliono comportarsi come cani»



Dall'associazione ProVita a La Nuova Bussola Quotidiana, tutte le realtà di propaganda dell'intolleranza verso gay e lesbiche hanno versato litri di inchiostro per sostenere che le persone transessuali siano paragonabili a persone che si divertono vestirsi da cani. Un paragone indegno che contiene impliciti insulti gratuiti, ma nulla di nuovo dinnanzi alla ferocia di questi gruppi d'odio. In fondo siamo dinnanzi a persone come Brandi che invitano i genitori a non accettare i figli transessuali (anche se ciò statisticamente aumenta i decessi) o come Cascioli che promuove le torture psicologiche verso gli adolescenti gay (anche in questo caso rischiando di essere la causa del loro decesso). E dinnanzi a chi sta contribuendo ad uccidere le vittime delle loro persecuzione, davvero potremmo attenderci un minimo di etica? Sarebbe come sostenere che Brandi o Cascioli possano essere anche solo lontanamente cristiani: è una tale assurdità che si commenta da se!

Fatto sta che quando l'odio chiama Rodolfo de Mattei risponde. Ed è così che anche sulle pagine del suo "Osservatorio gender" di Famiglia Domani si è sparato a zero contro un documentario trasmesso lo 25 maggio da Channel 4 in cui si parlava di una comunità di persone che si divertiva a vestirsi da cane e a comportarsi come tali. Ma è attribuendo quella pratica all'intero mondo gay che De Mattei si affretta a dichiarare che quella sarebbe «un movimento, che oggi conta ben 10mila persone, sorto inizialmente all’interno dell’ambiente del sadomasochismo omosessuale e diffusosi rapidamente negli ultimi quindici anni attraverso la facilità di comunicazione resa possibile dall’avvento di internet». Dice poi che «i membri di questa, a dir poco bizzarra e folle, comunità tendono ad essere di sesso maschile e omosessuali, amano vestirsi con costumi integrali di pelle che li facciano prendere le sembianze di cani, godono nell’assumere comportamenti e atteggiamenti “animaleschi”, come farsi accarezzare a pancia in su, afferrare i giocattoli con la bocca, mangiare a quatto zampe nelle scodelle e hanno spesso una relazione sessuale con i loro “padroni” umani».

Ed è sempre nel tentativo di accomunare tutti i gay a quella pratica, De Mattei si preoccupa anche di attaccare chi fra di loro smentisce le sue tesi. Afferma: «Nonostante la pratica degli uomini-cane sia solitamente connotata sessualmente e relativa agli ambienti gay, una delle persone intervistate cerca di prendere le distanze da tale rappresentazione, sottolineando come al suo “branco”, composto da ben nove cani, piaccia semplicemente giocare e stare insieme al proprio padrone [...] In conclusione, Tom invita gli spettatori ad accettare e comprendere la loro identità come è stato già fatto con tanti altri modelli fuori dalla “norma” a cominciare dalla comunità LGBT».
Insomma, prima o poi è giunto a sostenere che quelle persone siano pervertiti e che lo siano anche i gay. Evidentemente a lui sfugge che quelle persone stiano giocando e che non si credano realmente cani, mentre nel caso dei gay si è dinnanzi a persone che hanno un orientamento sessuale del tutto naturale e semplicemente diverso da quello che lui ostenta. Per farla breve, non si è dinnanzi a nulla di diverso da quel Berlusconi voleva la Minetti travestita da suora durante le sue "cene eleganti" o da quei leghisti che si travestono con elmi e corna per giocare a fare i vichinghi durante i loro raduni.
E forse sarà quello il motivo per cui De Mattei ha riempito la sua pagina con immagini sessualmente esplicite che servissero a creare un senso di repulsione nei suoi cristianissimi lettori.

Ed è sempre nel tipico stile dell'integralismo che De Mattei arriva ad enunciare la sua morale, ovviamente a spacciarla come una verità rivelata che va al di là della sua personalissima ed opinabilissima opinione. Scrive:

Il movimento degli “uomini-cane” rappresenta l’approdo logico e coerente del processo di abbattimento di ogni tipo di barriera in nome dell’illimitata libertà dell’individuo. Esso costituisce solamente, per cosi dire, un azzardato ed inedito “salto di specie”. Se infatti la comunità LGBTQ teorizza e rivendica la transizione di genere attraverso il passaggio dal genere maschile al genere femminile, negando l’esistenza di una natura umana, la comunità degli uomini-cane teorizza e rivendica la transizione di specie, con il passaggio dall’uomo all’animale, negando, in una visione antispecista, l’esistenza di una specie umana distinta da quella animale.
Entrambe le comunità fondano il loro pensiero sulla negazione dell’esistenza di una specifica natura umana e sulla promozione di un nuovo rivoluzionario paradigma antropologico contro l’uomo stesso. Entrambe, in una visione evoluzionista, antigerarchica e ugualitaria, celebrano la devianza in ogni sua forma e proclamano la “liberazione dell’uomo”, intesa come l’abolizione di ogni norma e limite sociale, dissolvendo la sessualità e la specie per tornare utopisticamente allo stato di caos originario. La prossima frontiera dei diritti umani sarà la “normalizzazione” sociale degli uomini-cane ?

Interessante è osservare come De Mattei parta da un giudizio morale lanciato contro i membri di quella comunità, nella più totale assenza di un minimo di onestà intellettuale (che difficilmente ci arriverà mai da personaggi simili). Perché se davvero si volesse dibattere di quel loro gioco, allora lo si dovrebbe mettere sullo stesso piano degli altri e domandarsi se sia preferibile un uomo che gioca a fare il cagnolino o una mistress che frusta a sangue il suo uomo in una cantina adibita a prigione. Perché se è di giochi sessuali che si parla, allora si paragonino tra loro e non si metta a confronto una famigliola in gita a Lourdes con chi fa sesso attraverso dei giochi di ruoli. E, soprattutto, non si confondano i giochi di ruolo con un orientamento sessuale, perché tale confronto è disonesto e offensivo che nega la verità e l'onestà.

Al solito va sottolineato come questi rigurgiti d'odio e queste forme criminali di disinformazione siano state diffuse ed amplificate da Google attraverso gli articoli promossi su Google News, ossia quel servizio che dovrebbe certificare l'attendibilità delle fonti e che oggi è inquinato dai continui rantoli d'odio di ProVita o di Famiglia Domani.
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