Salvini vende la concessione di Radio Padania per sanare i conti della Lega Nord



Il fantomatico «gender» che permetterebbe a Matteo Salvini di poter vendere l'Italia a Putin pare forse l'ultimo tentativo di far cassa da parte di un partito che ha sperperato i suoi averi.
Da quando la Lega non commercia più in diamanti e nello sfruttamento delle risorse naturali africane, il Carroccio sta mettendo all'asta i propri averi. Dopo la chiusura di Tele Padania nel 2014 e de La Padania nel 2015, ora tocca a Radio Padania. La concessione nazionale dell'emittente radiofonica è stata venduta a Lorenzo Suraci, patron di Rtl 102.5.
L'operazione sarebbe valsa 2,1 milioni di euro anche se la Lega parla di «cifre decisamente inferiori» ai danni di interi gruppi sociali che promuove l'intolleranza attraverso il più bieco populismo: l'emittente potrà comunque sopravvivere sulle frequenze locali, ma solo se i ricavi e le donazioni lo consentiranno.

A suscitare l'ironia del web è come Salvini abbia venduto il suo mostro ad un uomo nato in Calabria, ossia in una teerra che la Lega ha sempre insultato e denigrato.
Ad esempio fu lo stesso Matteo Salvini che alla Festa di Pontida del 2009 afferò: »Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani». Ed ancora, nell'ottobre 2012, aggiunge: «L’euro al Sud non se lo meritano. La Lombardia e il Nord l’euro se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perché qui siamo in Europa. Il Sud invece è come la Grecia e ha bisogno di un’altra moneta». nel 2013 Salvini afferò al congresso dei Giovani padani: «Ho letto su “Il ‘Sole 24 Ore’ che, ancora una volta, verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano affanculo i giovani del Mezzogiorno. Al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera, mentre noi siamo abituati a lavorare dalla mattina alla sera e ci tira un po’ il culo». Ora Salvini venderà la sua radio ad un uomo del sud perché evidentemente i leghisti non sono capaci di lavorare, ma solo di insultare e denigrare sulla base di grezzi pregiudizi.
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