Scandroglio sostiene che la celebrazione dell unioni civili equivalga ad uccidere qualcuno



Tommaso Scandroglio è l'autore di un articolo pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana volto a sostenere che le unioni gay siano «il male» e che i «poveri sindaci» non abbiano modo per opporsi ai loro diritti costituzionali dato che potrebbe capitare che siano «addirittura» sostituiti da sindaci disposti a rispettare i loro obblighi di legge.
Pare un delirio, ma è quanto Scandroglio afferma con i toni tipici di chi è salito sul pulpito per affermare una verità rivelata che non deve essere contestata. Scrive:

È lecito moralmente che un sindaco conferisca una delega ad un suo collaboratore al fine di celebrare le unioni civili? No. Infatti una modalità per compiere il male è collaborare a fare il male. La collaborazione al male è vietata perché collaborare significa aiutare, agevolare, facilitare il male. Facciamo un esempio. Tizio mi chiede di uccidere Caio. Io sono contrario all'uccisione di Caio ma indico a Tizio un mio amico killer ben disposto a compiere omicidi. Risultato sul piano morale: io non avrò compiuto l'omicidio, ma comunque avrò collaborato all'omicidio perché avrò aiutato Tizio a raggiungere il suo scopo malvagio. Delegare è collaborare formalmente.
Posto quindi che la collaborazione al male configura un’azione malvagia, mai è lecito compiere un’azione malvagia, anche se di poca entità ed anche se meno malvagia di un’altra. E dunque una collaborazione al male che rappresenta un’azione poco malvagia o meno malvagia di un’altra non può essere lecitamente compiuta.

No, non avete letto male. Secondo Scandroglio il riconoscimento giuridico dell'amore tra due uomini o tra due donne è paragonabile ad un omicidio. In realtà basterebbe anche un minimo di buonsenso ad osservare come il suo paragone sia anche errato: perché se Tizio uccide Caio, vien da sé che Caio non fosse consenziente. Ma Tizio e Caio che chiedono il rispetto di un loro diritto e un terzo glielo nega, la questione è diversa e le conseguenze di una sua accettazione porterebbe a legittimare ogni forma di violenza: si potrebbero negare anche i matrimoni misti, i matrimoni in cui la bellezza della sposa non piace al sindaco o qualunque altra forma di violenza. Nell'esempio di Scandroglio, saremmo dunque dinnanzi ad Tizio che uccide Caio con un terzo che si rifiuta di accettare la denuncia dell'omicidio perché magari ritiene che in fondo Tizio non meriti di essere punito o che Caio si meritasse di morire.

Prosegue Scandroglio:

Si obietterà: ma in tal modo il sindaco che si oppone alle unioni civili rischia guai processuali o di venire rimosso. Addirittura rischiamo che al suo posto venga un sindaco favorevole alle unioni civili. Insomma cadremmo dalla padella alla brace. Lasciamo la risposta a Paolo VI nell’Humanae vitae: “Non è lecito, neppure per ragioni gravissime [circostanze N.d.A.], fare il male, affinché ne venga il bene [fine N.d.A.], cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali” (n. 14).
Il male, piccolo o grande che sia, maggiore o minore che sia, non deve essere mai compiuto, nemmeno per evitare danni incalcolabili, i quali –è da notare- però non potranno essere attribuiti dal punto di vista morale a chi si è rifiutato di compiere il male. Il male non può essere scelto per una semplice ragione: l’uomo è chiamato sempre a compiere il bene, non sempre a ricercare l’utile (evitare danni). Il male – seppur piccolo e minore di altri – contrasta sempre con la dignità della persona. E’ per questo che non può essere compiuto. Questa è la vera utilità da cercare sempre.

Ma anche qui c'è un grosso errore di fondo. Chi è che decide che l'amore sia un male e che l'odio sia un bene? In uno stato civile tale compito dovrebbe essere assolto dalla legge, ma Scandroglio suggerisce che a determinare quella scelta debba essere lui. Non spiega i motivi per cui l'amore sia da lui ritenuto la più grande minaccia del creato, motivo per cui purtroppo non sapremo perché la fame nel mondo, le guerre e la morte non generino in lui altrettanta attenzione.
E magari qualcuno potrebbe giustamente osservare che «il male» si manifesti quando un sindaco abusa della sua carica per danneggiare la vita del prossimo sulla base di ideologie basate sul disprezzo. Ne consegue che il suo intero discorso potrebbe tranquillamente essere usato per condannare la campagna d'odio portata avanti dal suo gruppo integralista, ma curiosamente pare che Scandroglio si sia dimenticato di analizzare questa eventualità, tant'è che è sempre sulla base della premessa per cui l'amore sarebbe da ritenersi un male sulla base della sua insindacabile opinione, arriva a sostenere che i sindaci debbano imporsi affinché le unioni siano impedite.
E se Scandroglio sostiene che questa sue asserzioni siano una "libertà di opinione", a qualcun altro potrebbero anche apparire una istigazione a delinquere dato che di un reato penale si sta parlando. Scrive:

Altra obiezione. Se io sindaco mi rifiuto di delegare, in un modo o in un altro le unioni civili comunque si celebreranno. Preferibile la delega ad altro funzionario, così non rischio guai processuali e, rimanendo a capo dell’amministrazione, forse dall’interno avrò modo di cambiare in meglio la situazione. L’obiezione non regge. Partiamo ancora da un esempio. Seconda guerra mondiale, Italia. I tedeschi, per ritorsione contro alcuni partigiani, fanno un rastrellamento in un paese. Il capitano tedesco si rivolge così agli abitanti: “Dieci di voi moriranno fucilati oggi stesso. Però non saremo noi ad ucciderli bensì voi. Si facciano avanti dieci volontari che andranno a comporre il plotone di esecuzione. A costoro sarà fatta salva la vita”. Anche in questo caso l’evento è certo: dieci persone moriranno. Ma non è certo chi li ucciderà. Gli abitanti del paese sbaglierebbero a ragionare così: “Dieci persone innocenti sono comunque condannate. Val la pena allora, per salvare la pellaccia, farsi avanti per uccidere i compaesani”. L’errore sta in questo: nulla cambia sotto l’aspetto del danno, ma tutto cambia sotto l’aspetto morale, cioè dell’imputabilità dell’azione malvagia. L’importante sotto il profilo etico sta nel fatto che non sia io ad uccidere, anche se il danno è certo. Ciò che cambia è l’attribuzione dell’atto malvagio. Mai compiere il male. Lasciamo che siano altri a compierlo, se è proprio impossibile evitare l’evento (tolleranza del male). Poco importa quindi che le unioni civili si celebreranno, cioè che rileva è l’attribuzione dell’azione malvagia all’agente. L’importante è che non sia io a celebrarle oppure a facilitarne la celebrazione.

Per la seconda volta nel medesimo articolo, Scandroglio ribadisce che riconoscere un'unione gay sarebbe come uccidere. Ma non pago di ciò, Scandroglio si lancia ben presto anche anche al paragonarle all'aborto con un esempio ancor più violento e sconclusionato:

Un caso in cui storicamente si sono applicati i principi fin qui esposti riguarda i rapporti intercorsi negli anni ’90 del secolo scorso tra Santa Sede, Conferenza Episcopale Tedesca e alcuni consultori cattolici tedeschi. Questi ultimi si erano iscritti nei registri ufficiali al fine di poter incontrare le donne che volevano abortire. L’intento meritorio perseguito dagli operatori cattolici era la dissuasione dalle pratiche abortive, ma se il fine non fosse stato raggiunto gli operatori erano obbligati –a norma della legge tedesca sulla gravidanza e la famiglia del 21 agosto 1995- a firmare il certificato che permetteva alle madri di abortire il proprio figlio, configurando così una collaborazione formale alle pratiche abortive. Addirittura –ed è bene sottolinearlo- in questo caso l’intervento dei medici nell’iter abortivo poteva scongiurare alcuni aborti: l’evento non era certo.

Si aggiunge così un altro elemento. Scandroglio dice che il fine del cristianesimo non sia quello di suggerire qualcosa, ma quello di imporlo. Ma non solo. Se dovessimo stare al suo ragionamento, allora potremmo tranquillamente dire che se i nazisti hanno usato il cristianesimo per giustificare i loro atti, allora noi potremmo dire che è tutta colpa di Gesù e del suo essersi palesato. Dovremmo desumerne che il suo annuncio sia da ritenersi un atto immorale dato che Gesù non aveva la certezza che tutti l'avrebbero accettato... e questo senza neppure osservare come La Nuova Bussola Quotidiana sta condannando l'amore, non la ferocia di chi ha sterminato migliaia di persone nei lager sulla base di quei presunti "giudizi morali" che la loro propaganda sta difendendo ancor oggi.

Sul finale Scandroglio rimarca le sue tesi e cerca di motivarla citando a casaccio il Catechismo della Chiesa Cattolica anche se forse farebbe bene a leggere i Vangeli per scoprire che l'amore non è mai stato condannato da Gesù:

Ricapitolando. La delega configura una collaborazione al male, il male non può essere mai compiuto, nemmeno per un fine buono: evitare di perdere il posto di lavoro, che succeda al sindaco obiettore un sindaco favorevole alle unioni civili, etc. Altrimenti scadremmo nell’utilitarismo. Lo ricorda anche il Catechismo della Chiesa cattolica: “Non può essere giustificata un’azione cattiva compiuta con una buona intenzione. Il fine non giustifica i mezzi” (1759).

E poi, ancora, si arriva a sostenere che i sindaci siano discriminati nel non poter discriminare:

E il povero sindaco che si oppone alle unioni civili, quali soluzioni giuridiche ha in mano per venirne fuori? Sta ai giuristi trovare soluzioni di diritto valide ma prima di tutto lecite sul piano morale. Alcune soluzioni. Posto che il sindaco non può appellarsi all’istituto dell’obiezione di coscienza perché non è previsto dalla legge Cirinnà, può invece appellarsi sul piano morale all’istituto dell’obiezione della coscienza che sul piano pratico può portare: alla mera omissione di qualsiasi atto che favorisca le unioni civili oppure alle dimissioni. Tra l’altro, dato che molti commentatori sono interessati all’efficacia delle scelte compiute dal sindaco, nulla esclude che tali atti –compiuti da più sindaci– possano sortire a livello mediatico e culturale una forte controffensiva alle unioni civili. In merito alla prima soluzione però potrà capitare che il sindaco sia trascinato in giudizio. Quella potrebbe essere l’occasione favorevole per sollevare eccezione di incostituzionalità della legge Cirinnà. E così non tutto il male verrebbe per nuocere.

Insomma, Scandoglio chiede ai sindaci di finire in galera per imporre la mia ideologia. Pare di essere dinnanzi a quegli integralisti islamici che impongono il velo alle donne anche se poi vengono fotografati su yacht milionari traboccanti di ragazze in bikini. ma in fondo si sa, indipendentemente dalla religione, ogni integralista vuole imporre qualcosa agli altri ma quasi nessuno di loro è disposto a sottostare alle sue stesse regole.
E se ciò non bastasse, buffo è come Scandoglio paia ignorare che la Legge Cirinnà nasce come adempimento ad una sentenza della Consulta, al punto che alcuni termini sono stati prelevati proprio dalla sentenza pronunciata anni fa. Sostenere l'incostituzionalità di una legge nata per adempiere ad una discriminazione incostituzionale è mera propaganda, ancor più se si raccontano scenari improbabili al solo fine di convincere dei sindaci ad andare in galera pur di gratificare la loro sete di odio.
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