Kim Davis non vuole pagare le spese processuali



Il nome di Kim Davis è legato alla crociata della donna volta a sostenere che il suo dirsi "cristiana" le avrebbe dovuto conferire il diritto di poter infrangere la legge ai danni delle coppie a lei sgradite qal pari di come un nazista si sentiva in diritto di poter determinare la morte di un ebreo nel nome del suo dirsi ariano. Una posizione gravissima e molto violenta, ma appoggiata persino da Papa Francesco in un incontro segreto in cui la esortò a proseguire la sua battaglia contro la dignità delle persone lgbt.
Divorziata e risposta quattro volte, l'impiegata della contea di Rowan (Kentucky) sosteneva che le sue convinzioni religiose dovessero garantirle il diritto di potersi opporre alla legge sul matrimonio egualitario per impedire «nel nome di Dio» la celebrazione di matrimoni in tutta la contea.
Nonostante la condanna emessa dalla Corte Suprema per la sua inadempienza degli obblighi di legge, il governatore Matt Bevin non la licenziò e continuò a pagarle un lauto stipendio di 80.000 dollari all'anno in uno stato dove un terzo della popolazione vive in uno stato di semipovertà. Ma a caratterizzare ancora una volta la "moralità" di una donna che dice di voler agire per il bene di Dio contro i gay e che poi non si fa problemi a divorziare più volte o ad infrangere le leggi dello stato è come la signora Davis si stia rifiutando di pagare le spese legali del processo che ha perso.
L'ammontare delle spese è pari a ben 233.058 dollari che né la Davis, né la contea di Rowan paiono voler pagare. La donna dice che lei non deve quei soldi a nessuno perché si reputa "vittima" di uno stato che approva legge da lei condivise in uno scenario in cui il suo nominare il nome di Dio invano non è considerato motivo per poter agire illegalmente. La contea, invece, non vuole pagare perché dice che l'operato dei funzionari è responsabilità loro anche se la Chiesa o i partiti repubblicani appoggiavano quelle discriminazioni ai danni dei cittadini.
5 commenti