L'Università di Genova modificherà il nome sul libretto dei trans in transizione. Le destre isorgono: «Il sesso lo decide la legge»



Non pare difficile riuscire a comprendere quale disagio possano vivere gli studenti transessuali nell'avere un nome sul libretto che non corrisponde alla loro fisicità. Facile è anche immaginare quanto possa risultare frustrante il dover dare spiegazioni a dei perfetti estranei, magari rischiando di dover subire i loro giudizi. Eppure, ogni qualvolta un'università tenta di risolvere tale situazione, paiono immancabili le proteste dei sedicenti "cattolici".
Il copione si è ripetuto anche a Genova, dove da quest'anno gli studenti trans potranno ottenere un libretto con il nome scelto e non quello anagrafico.
Tanto è bastato per sollevare le solite sterili polemiche politiche da parte delle destre, con Matteo Rosso e Stefano Balleari di Fratelli d’Italia che hanno bollato l’iniziativa come «follia becera surreale e fuorviante». Ma gravissima appare anche la preda di posizione del governatore della Regione Giovanni Toti (Forza Italia), pronto a tuonare: «Non credo sia il primo problema della gente che vive in Liguria, non mi risulta esserci un sesso transitorio. O uno è uomo o uno è donna. Finché è uomo sarà uomo, quando sarà donna diventerà donna in base a quanto prevede la legislazione nazionale. Non mi sembra un elemento di dibattito politico, mi sembra che l’Ateneo debba prendere atto di un dato di fatto».
Insomma, il governatore sostiene che i problemi delle minoranze non siano di suo interesse e che degli studenti dovrebbero subire inutili umiliazioni solo perché lui preferisce pensare ad altro (anche se poi pare che il tempo per criticare l'abbia trovato, ndr). Interessante sarebbe anche il tentare a comprendere quale sia la sua teoria sulla gestione delle "priorità" a fronte di chi dice di non voler realizzare ciò che può facilmente esser fatto già oggi in virtù di un qualcosa di imprecisato che si sostiene debba essere ritenuto prioritario. Sarebbe un po' come dire che manca il lavoro e che quindi non si asfaltano più le strade perché non è quella la priorità. Ma forse tutto ci riconduce al pregiudizio di un uomo che vorrebbe "punire" le persone transessuali attraverso un'azione tesa a rendere più complicato e faticoso il lungo e difficile momento della transizione.
Va inoltre detto che l'Università ha già ricevuto ben dieci richieste del nuovo libretto, evidenziando come per qualcuno quella fosse una reale esigenza anche se forse le priorità dei cittadini non sempre coincidono con le priorità di un'azione ideologica chi chi reputa prioritario alimentare isterie contro il fantasma "gender" piuttosto che rendere la vita più semplice a fronte di semplici accorgimenti di pura civiltà.

In risposta a quelle sterili polemiche, Arcigay Genova fa notare come Matteo Rosso sia lo stesso soggetto che ha promosso la mozione “anti-gender” approvata qualche giorno fa e non manca di controbattere che «queste affermazioni, esternate proprio a ridosso della giornata in cui vengono ricordate le persone transgender vittime di violenza, ci ricordano quanto sia utile il nostro lavoro quotidiano. La Regione ha bisogno di persone che lavorino sulle vere problematiche della Liguria e non su invenzioni come la cosiddetta ‘teoria del gender’ e coloro che ricoprono cariche istituzionali dovrebbero chiedersi quanto le loro affermazioni hanno conseguenze concrete sugli abitanti della nostra Regione».
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