Padova, cade la giunta del leghista Massimo Bitonci



Ieri sera, verso mezzanotte, sono arrivate le dimissioni presentate da 17 dei 32 consiglieri di Palazzo Moroni quale dimostrazione della loro sfiducia verso il sindaco. A sottoscrivere l'atto formale c'erano i consiglieri di Pd, M5S, Padova 2020 e altri del gruppo misto, ma anche alcuni esponenti di Forza Italia che sono stati immediatamente puniti dal partito per aver osannato far mancare il loro supporto al leghista e alla sua politica di discriminazione voluta da Salvini. Ad annunciare la ritorsione è stato il responsabile nazionale organizzativo di Forza Italia, Gregorio Fontana, che ha deciso di inviare di Manuel Bianzale e Carlo Pasqualetto dinnanzi alla commissione disciplinare del partito.
La politica di Bitonci, come si conviene ai movimenti di estrema destra come la Lega Nord, si era basata sul tentativo di alimentare odio e violenze contro minoranze che venivano da lui indicate come i responsabili di ogni male. Partì così la sua crociata per impedire l'educazione al rispetto nelle scuole, per imporre i crocefissi ai bambini di altre religioni, per far chiudere i kebbabbari che non servivano cibo padano. Ed è sempre in quell'uso politico di Dio che cercò di conquistare i consensi dell'integralismo cattolico patrocinando i comizi di Toni Brandi e del nazionalista russo Komov, cercando popolarità nel promettere discriminazioni contro le coppie gay o regalandole in assurdi regolamenti comunali che parevano scritti appositamente per minare la loro dignità (tra cui la scelta di far unire i gay solo il mercoledì mattina, sostenendo che tutte le altre giornate e i week-end dovessero essere riservate alle sole coppie eterosessuali).
Ora pare che Padova potrà finalmente ad essere una città libera e non più ostaggio di persone che paiono convinte che le istituzioni non debbano essere al servizio dei cittadini, ma i cittadini debbano essere vittima delle delle idee e dei pregiudizi del loro sindaco.
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