Povia promuove i comizi di Amato, sostenendo che le famiglie gay non siano naturali e chi concede loro diritti sia «pazzo e disturbato»



Gianfranco Amato e Giuseppe Povia fanno ormai coppia come Batman e Robin, solo paiono giocare nella squadra di Spaventapasseri e del suo terrorismo psicologico. Da una parte c'è il leader, ossia quel signor Amato che nelle sue conferenze ama raccontare quanto lui sia grande o che Dio abbia affidato a lui compiti maggiori rispetto ad ogni altro perché lui sarebbe più meritevole. Si è anche proclamato «generale dell'esercito di Dio» sostenendo che la Madonna gli sia apparsa per dargli il compito di combattere contro l'uguaglianza sociale e per infliggere dei distinguo volti a sostenere che alcune famiglie siano migliori di altre sulla base di un presunto diritto di nascita.
Dall'altra parte c'è l'uomo in calzamaglia, quel Povia che vive all'ombra di Amato e che parla attraverso le sue parole. Un uomo che anche oggi prova a sostenere che le loro conferenze siano in «difesa dei bambini», anche se quello è lo stesso motto che usò quando riuscì a salire sul palco di Sanremo dietro la promessa di devolvere ai bambini del Darfur i proventi del brano "I bambini fanno ooh". Nella realtà quei soldi non arrivarono mai a destinazione e i suoi stessi discografici gli girarono le spalle dopo aver ammesso ammisero che la storia del Darfur fu essenziale per lanciare la carriera di Povia. E se tanto dà tanto, il fatto che Povia si tornato a cercare consensi sfruttando i bambini non è certo un qualcosa che dovrebbe farci dormire sonni tranquilli.

In uno dei suoi soliti video di promozione degli incontro che lo vedono al fianco di Gianfranco Amato in convegno di promozione dell'odio e di distinguo sulla famiglia che tanto ricordano quelli introdotto dal nazismo, il cantante premette che lui «ha riso 15 minuti» quando qualcuno gli ha detto che le famiglie gay sono naturali tanto quanto quelle eterosessuali. Ed è dunque da un punto di partenza di derisione dell'altro che Povia cerca di vendere il suo cd ai seguaci dell'integralismo cattolico prestandosi ad un lecchinaggio del loro leader, l'unico ad avergli offerto un lavoro portandolo con sé a cantare brani come "Io non sono democratico" dinnanzi a flotte di vecchiette assetate di odio verso i gay.
Ricorrendo alle soliti slogan, il video esordisce con il sostenere che «come dice l'avvocato Gianfranco Amato» i matrimoni tra persone dello stesso non sarebbero naturali perché 2+2 non fa 3. Cosa voglia dire lo sanno solo loro, ma evidente è il tentativo di non argomentare nulla e di sostenere che la ragione sia dalla loro parte solo perché loro presumono di avere la verità rivelata in tasca e di sapere che ogni loro più perverso pregiudizio sia da intendersi come una verità rivelata.
Per non far mancare una connotazione religiosa, evidenziata anche dal grosso crocefisso che Povia ostenta nel video, il cantante ha parlato di unioni fra persone dello stesso ha citato Sant'Antonio Abate per sostenere che «arriverà un giorno in cui quelli pazzi e disturbati diranno ai normali che sono loro quelli pazzi e disturbati». Il tutto in quell'uso criminale di termini come "normale" o "disturbato" che vengono attribuiti a interi gruppi sociali sulla base di un pregiudizio privo di argomentazioni.

Si prosegue poi nell'osannare Gianfranco Amato e si arriva pure a sostenere che sia stato lui a fermare l'approvazione delle unioni civili in Messico. Evidentemente Povia pare ignorare che in Messico si stesse discutendo i matrimonio egualitario e non di unioni civili, così come non cita neppure lontanamente come sia sia stata la Corte Suprema a sancire l'incostituzionalità di un divieto a quella discriminazione che lui promuove. Ma non solo. Parlando della manifestazione omofoba promossa dalla Chiesa Cattolica e tenutasi a Città del Messico, il cantante attribuisce a quell'evento una fantomatica «volontà del popolo che deve essere rispettata». E tutto ciò anche se pare ovvio che una manifestazione, per quanto partecipata, rappresenti una posposizione di parte che non può certo avere la valenza di una consultazione popolare. E questo senza neppure ricordare che nessuna maggioranza può mettere in discussione dei diritti costituzionali altrui senza prima averli modificati ed essersi tolti le medesime tutele.

Ma l'affondo più offensivo e violento giunge quando Povia si lancia nel voler sostenere che Gianfranco Amato debba poter decidere che cosa sia la natura e che cosa sia la famiglia. Dice il cantante: «L'avvocato Amato parla di diritti della famiglia naturale. Qui in Italia ragioniamo per ideologie e non per pensieri naturali, perché p vero che esiste una sola famiglia: quella naturale, non ne esistono altre. Lo dice la natura. E l'avvocato Amato fa una battuta molto importante perché dice: tu puoi anche andare contro natura, puoi chiedere ad un'isola di spostarsi ma poi ci vai a sbattere contro».
Naturalmente pare superfluo ricordare che la storia è disseminata di matrimoni e unioni fra persone dello stesso sesso, così come in natura esistono decine e decine di esempi di coppie gay che hanno il compito di occuparsi dei piccoli abbandonati dai genitori. E se davvero la «famiglia naturale» fosse composta da «un padre, una madre e un bambino» così come sostiene lui, allora non si capirebbe perché ci si sposi prima di aver dato al mondo un bambino e perché le famiglie eterosessuali senza figli vengano ritenute meritevoli di diritti civili contrariamente a quelle gay che Amato vorrebbe relegare in un qualche ghetto. E se davvero non bisognasse parlare di leggi e diritti, allora perché è in nome di quella fantomatica ridefinizione della famiglia che si chiede che ai gay sia negato ogni diritto ad una pensione di reversibilità o la possibilità di poter essere certi che il proprio partner potrà ereditare casa e soldi dopo la loro morte?

È però nei commenti che Povia offre il peggio di sé, dapprima lanciandosi nel sostenere che la famiglia non abbia nulla a che vedere con le leggi nonostante i suoi distinguo servano proprio ad escludere qulcuno dalle garanzie della Costituzione. Dice: «Ma se nel video parlo di famiglia naturale, perchè c'èchi mi parla di famiglia legale, diritti e leggi? Bo. È così semplice il filmato che è quasi più facile di 1+1. Comunque non tutto ciò che è legale è giusto, e non tutto ciò che è giusto è legale (purtroppo)». Ed anche riguardo all'evidenza di come la gemiglie gay esistano in natura e di come l'omosessualità abbia un evidente valore sociale dato che l'evoluzione non l'ha cancellata, lui ricorre alla solita volgarità nell'affermare: «Poi leggere commenti che paragonano l'uomo all'animale sono esilaranti. Poi si indignano se li chiami bimbiminkia.. ieri il cane del mio vicino mangiava le feci del cane dell'altro vicino. Eh si... proprio come fanno gli umani. Forse il termine giusto è ritardati-book».
Nel guardare le fotografie pubblicate da Povia ci si può però facilmente rendere conto che in realtà non è tanto la famiglia ad interessare Amato, quanto l'uso politico che può fare del pregiudizio. Suoi suoi manifesti c'è infatti una Merkel che usa Renzi come un burattino, frasi contro il governo e contro l'Europa, la promozione di una Russia dove Putin metterebbe in galera i gay senza concedere loro il diritto all'esistenza.
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