Prosegue la promozione dell'odio da parte degli adinolfiniani: «I gay sono pericolosi, ci rubano i bambini e vogliono ucciderci»



Se potrebbe venir da ridere dinnanzi all'assurdità e alla stupidità di alcune sterili polemiche polemiche create a tavolino da Mario Adinolfi al solo fine di cercare un po' di visibilità, più grave è come a renderle uno strumento di persecuzione per un'intera comunità è la modalità in cui i suoi seguaci proseguono a strumentalizzare e ricamare assurdità sulla base di premesse già di per sé false. Il tutto, ovviamente, nel quadro di quella crociata d'odio in cui alcuni soggetti amano sfruttare ogni pretesto per legittimare la loro crociata d'odio.

In un articolo di Massimo Martini dal titolo "Ecco a voi i tolleranti democratici", troviamo scritto:

Diceva Flaiano che i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti. Eccoli qua, tolleranti fino al midollo, paladini di diritti inesistenti, sbandieratori arcobaleno del #lovewins, la maschera è calata da tempo, cos’altro si può dire? E la piccolissima bimba di Mario Adinolfi percepisce qualcosa, e gli chiede: «Perché ti vogliono uccidere papà?». Ma cosa è successo? È successo che due tizi, il cui nome non facciamo per non fargli immeritata pubblicità, hanno inventato un gioco da tavolo con diverse carte ed i soliti dadi. Come tutti i giochi da tavolo ha una trama ed un obiettivo finale da raggiungere; e tra le tante carte buone e cattive, cosa hanno pensato di inserire i due “simpatici” autori? Una carta che raffigura, pur senza nominarlo, Mario Adinolfi, il giornalista e scrittore che ha fondato insieme all’avvocato Gianfranco Amato il movimento “Popolo della Famiglia”, con sopra l’etichetta “omofobo” e sotto un cartiglio che propone di ucciderlo per ottenere un certo punteggio. Lo so, appare incredibile, ma vi assicuro che è così.

In realtà basterebbe saper leggere per sapere che l'uccisione dell'omofobo porta a un danno e non ad un premio, ma come sempre si spaccia la verità rivista e corretta da Adinolfi. E tutto questo facendo finta che l'uccisione che avviene in un gioco di carte debba essere presa come un qualcosa di reale e non come parte dei regolamenti tipici di quei giochi.
E se non fosse bastato attaccarsi qa quelle false premesse per sputare accuse di "fascismo" contro i gruppi sociali da loro perseguitati, la loro ferocia cresce di tenore quando viene aggiunto:

I due tizi, ben pubblicizzati e sponsorizzati dal sito Gayburg, propongono – sia pure solo nel gioco – di uccidere Adinolfi perché “omofobo”. Loro sono gli inquirenti, loro sono i giudici, e loro sono gli esecutori della sentenza. Cioè una persona in Italia può essere un delinquente incallito, un mafioso, un corruttore, un pedofilo, uno spacciatore, e via delinquendo, e può stare tranquillo che mai svegliandosi al mattino troverà un giornale che riporta, per informare l’opinione pubblica, che è stata fatta una richiesta di morte nei suoi confronti. Se invece uno “osa” schierarsi contro la visione gay della vita, senza offendere, né umiliare, né tantomeno odiare nessuno, ma semplicemente affermando che, a proprio avviso, l’unica famiglia vera e possibile è quella composta da un uomo ed una donna che si uniscono in matrimonio e, eventualmente, dei figli che potranno nascere da questo matrimonio, e che comprare un figlio affittando uteri di donne povere sia uno degli abomini più gravi che gridano vendetta al cospetto di Dio, allora deve stare veramente attento, perché la “Gaystapo” non perdona.

Precisato che San Adinolfi da Roma (martire a parole nella su certezza che nessuno lo toccherà) vierne evocato per rivendicare il diritto di poter "liberamente pensare" che i gay valgano meno degli etero, che le loro famiglie non meritino dignità e che l'oppressione dei diritti costituzionali altrui sia un diritto di chi gode di vantaggi esclusivi. Il tutto facendo finta di non capire che le contestazioni riguardano la diffusione di notizie false durante i suoi convegni di disinformazione, la promozione di torture che rischiano di spingere gli adolescenti gay o il voler fomentare quell'odio cieco di cui l'articolista pare un degno esecutore. E questo senza neppure ribadire che nessuno vuole uccidere nessuno o che il voler tirare in ballo temi decontestualizzati come la pedofilia ben sottolinea la strana "etica" di questa gente.

Ma è sempre in quella ossessiva promozione dell'odio che l'articolo si lancia nel sostenere che i gay farebbero licenziare i poveri cristiani e che siano quindi da intendersi come una minaccia ai propri interessi:

Ne sappiamo qualcosa tanti di quelli che abbiamo “osato” non inchinarci all’arroganza gay e della classe politica “progressista” che ne appoggia senza remore la “gay of life”, che in un modo o nell’altro, sui social o sul web (dal vivo mai, chissà perché…) ci siamo ritrovati tempestati di insulti di ogni tipo, di ogni tipo di ritorsione – anche tentando di farci perdere il lavoro, senza scrupolo alcuno – ogni tipo di aggressione virtuale. Una violenza che è stata pari solo alla vigliaccheria delle loro azioni. Da criminali, però vigliacchi, perché poi, se affrontati faccia a faccia, non hanno il coraggio di portare fino in fondo le loro porcate, e si rifugiano dietro il branco e dietro la negazione dell’evidenza. E più occupano posti di rilievo nella società, più sono pericolosi.

L'autore dell'articolo si definisce «un cattolico non praticante con orientamento politico di centro destra» e si vanta di essere «responsabile della pagina Sostenitori delle Forze dell'Ordine e di altre pagine in Facebook per un totale di 1 milione di iscritti nelle pagine dirette da lui».
Ossessionato dalla sua crociata per la promozione dell'odio contro interi gruppi sociali, ha firmato pezzi come "Ringraziamo Renzi, la lobby gay e la Cirinnò se l'Inps dovrà abolire la pensione di reversibilità" o l'inimmaginabile "Si espella Amnesty International dall'Italia, come ha fatto la Russia".

Insulti sono stati riservati anche al figlio di Nichi Vendola, con agghiaccianti insulti racchiusi in una pagina intitolata "Benvenuto nella Chiesa, Tobia Testa. E Dio possa convertire i cuori di chi ti ha rubato la mamma (e dia coraggio ai novelli don Abbondio)". Ed anche in quell'occasione appare evidente come ad essere raccontata non sia la verità dei fatti, ma una semplificazione della storieella che il signor Gianfranco Amato è solito raccontare durante i suoi convegni di disinformazione. Rispolverando i più biechi slogan dell'integralismo cattolico, scriveva:

Voglio sia chiaro che questa mia riflessione non vuole avere come oggetto il piccolo Tobia Testa, figlio biologico del compagno di Nichi Vendola, Eddy, che in complicità tra loro hanno approfittato della condizione di bisogno di una donna per comprarne un ovulo da fecondare in vitro, e di quella di un’altra donna che ha accettato, per molto denaro, di farsi impiantare nel proprio utero –affittandolo ai due gay italiani– l’embrione fecondato, firmando un contratto con il quale dava il suo consenso affinché i due gay egoisti e senza scrupoli potessero portar via il bimbo senza fargli passare nemmeno quel minimo periodo di vita con la mamma che in Italia è obbligatorio, pena pesanti sanzioni, per i cuccioli di qualsiasi specie animale, e cioè almeno fino allo svezzamento. Tobia non è, e non potrebbe mai essere, il problema. E guai a me se provassi a chieder conto a Dio del perché abbia permesso questo orrore, cioè di far sì che andasse a buon fine il disegno orrido dei due gay ricchi ed egoisti di far nascere un bimbo “per contratto” senza mamma. Dio sa quello che fa ed io, povero essere umano, non posso capire i suoi disegni misteriosi.
Se qualcosa ho capito, davanti alle più grandi tragedie che l’uomo ha causato nella sua storia (e quelle dei crimini contro i bambini non sono tragedie minori della Shoah, di Hiroshima o delle Torri Gemelle), leggendo le riflessioni dei grandi Santi e dei grandi pensatori, è che davanti a queste tragedie non dobbiamo chiederci “Dov’è Dio?”, ma piuttosto “Dov’è l’uomo?”.

Questa promozione dell'odio è stata pubblicata da "Sostenitori delle Forze dell'Ordine", un quotidiano online registrato presso il Tribunale di Roma il 30 luglio 2013 da parte di Edizioni Futuro (di cui Martini risulta essere l'amministratore delegato).
Interessante sarebbe anche il tentare di capire perché il nome delle Forze dell'ordine non solo venga associato a proclami d'odio, ma anche ad articoli cattura-click come "Vibratore le resta incastrato là dietro: operata, pubblica foto su Facebook" o anche "Amici, l'annuncio choc della produzione: ecco cosa accade sabato".  Un uso promozionale della religione e una scarsa sensibilità verso il sentimento religioso traspare da chi cerca click e facili guadagni pubblicando sui social network titoli come: "Aspetto un figlio da Gesù: le fanno l'ecografia in diretta, ma ecco cosa scoprono". Il tutto con vibratori e gossip spicciolo che viene introdotto e promosso attraverso un vergognoso uso degli agenti di polizia quale mezzo di promozione.
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