Quando il prete di Radio Maria scriveva: «L'omosessualità è un orientamento difettoso che deve conferire minor dignità giuridica»



Le inaccettabili parole che padre Giovanni Cavalcoli ha pronunciato dai microfoni di Radio Maria, volte a sostenere che il terremoto che ha colpito il Centro Italia sarebbe da intendersi come un «castigo di Dio» per la legge sulle unioni civili, hanno acceso i riflettori sulla propaganda che viene lanciata dai microfoni dell'emittente (peraltro finanziata dallo stato con miliardi di euro).
E dinnanzi all'inevitabile scandalo, Radio Maria e il Vaticano hanno chiesto scusa ai terremotati ma non ai gay che venivano indicati come causa di castighi e ire divine. Uno scenario che riconferma come la Chiesa Cattolica rappresenti oggi uno dei principali centri ideologici per la promozione della violenza e della discriminazione contro un intero gruppo sociale, ancor più se si considera come tutti i precedenti affondi del sacerdote ai danni dei gay fossero passati sotto silenzio.

È ad esempio dalle pagine de La Nuova Fede Quotidiana che padre Cavalcoli si lanciò nel sostenere che lui non chiederà mai scusa ai gay per la sua persecuzione dato che lui li ritiene peccatori per nascita e immeritevoli di diritti civili. Se la prese anche con Papa Francesco, sostenendo che creasse confusione nel parlare di amore dinnanzi a gruppi sociali verso cui lui pare provare solo odio. Ed è così che si riferì al pontefice parlando di un uomo «rozzo», «carente nella virtù della prudenza» e «spesso ambiguo».
Ma la summa della sua intolleranza è contenuta in un articolo pubblicato sulla rivista teologica "L’Isola di Potmas" nel novembre 2015 ma prontamente rilanciato in home page dinnanzi alla nuova "notorietà" conquistata da padre Cavalcoli con le sue teorie sui terremoti.

Già nell'introduzione, il sacerdote asseriva che i gay dovrebbero confessare la natura regalata loro da Dio come se si trattasse un peccato:

noi confessori conosciamo bene questi casi: ci sono degli omosessuali che si confessano così bene, che dovrebbero far vergognare i farisei che dicono di non aver peccati. In questi omosessuali dalla tendenza innata, la colpa può abbassarsi da mortale a veniale, perché, anche ammesso che vi sia l’avvertenza, non c’è sempre un pieno deliberato consenso, ma il soggetto è vinto dalla passione, ossia non ce la fa.

E dopo una noiosa parentesi volta a parlare dei rapporto sessuali fra animali, il sacerdote chiarisce la sua idea riguardo ad un Dio che punisce chi non si adegua ai diktat dei leader religiosi. Scrive il sacerdote:

È falsa l’idea luterana che tutte le azioni umane siano peccati, per cui per essere giustificati basterebbe la fede (sola fides) che Dio è misericordioso; in realtà l’uomo alterna l’azione buona all’azione cattiva, per cui con l’azione buona in grazia può meritare il paradiso e può ricevere da Dio misericordia solo se si pente e ripudia il peccato. Questa mentalità luterana oggi ha generato il buonismo rahneriano, per il quale tutti sono in grazia di Dio, per cui il peccato, ammesso che esista, non ostacola la salvezza, la quale comunque è dono di Dio assicurato a tutti. Così capita che vengono in confessionale persone — non oso chiamarle “penitenti” —, le quali invece di accusarsi dei propri peccati, assicurano con spavalderia di non aver peccato e, se il confessore si azzarda di far notar loro con tutta delicatezza che è impossibile, si offendono.

E dato che il sacerdote pare ossessionato dal volersi occupare della sessualità altrui, sia arriva al passaggio in cui sostiene che tutti debbano "conformarsi" alle regole da lui decise:

Se invece il soggetto, pur conoscendo la norma etica sessuale, volontariamente non vi si adegua, allora abbiamo il peccato sessuale, che può esser frutto del vizio della lussuria, un peccato più o meno grave a seconda dell’entità della materia del peccato o del livello del consenso volontario. La colpa del peccato diminuisce o può anche mancare del tutto, se il soggetto non per colpa sua non ha chiara coscienza di peccare o perchè mal informato o non istruito sulla norma morale o perché in stato di insufficiente lucidità psichica, come per esempio nel sonno o in stati mentali disturbati.
La forte passione, in caso di peccato, soprattutto se non volontariamente provocata, ma spontaneamente
insorgente, soprattutto nei giovani e in soggetti con forte vitalità sessuale, e in caso di volontà debole,
diminuisce la colpa, anche se la materia è grave.

Insomma, fare sesso sarebbe gravissimo e sarebbe gravissimo anche farlo in modalità diverse da quelle di una presunta "norma" imposta dalla Chiesa Cattolica. E da lì ben presto si passa ad attaccare i gay:

Così, per esempio, in linea di principio e a pari condizioni, è più grave la masturbazione o la sodomia che non l’adulterio, la prostituzione o la fornicazione, perchè in questi secondi casi si suppone il rispetto della naturale unione fra uomo e donna, cosa che invece non avviene nei primi casi. Esistono altresì tendenze sessuali fisiche in linea di principio anormali, ossia non conformi ai fini normali della sessualità, tendenze che possono tuttavia essere innate e quindi praticamente incorreggibili, così come può essere irrimediabile una qualunque grave malformazione innata. Può essere questo il caso dell’omosessualità. In questi casi avviene che il soggetto, con tutta la sua buona volontà, non riesce a evitare il peccato.

Ed è sostenendo di conoscere il senso della creazione meglio di Dio stesso, che il sacerdote non esita a sostenere che la sua condanna dell'omosessualità non sia un'opinione ma una verità indiscutibile:

La difficoltà di comprendere la gravità del peccato che sorge dalla tendenza omosessuale è oggi accentuata dall’enorme ignoranza che purtroppo esiste anche in ambienti cattolici circa la suddetta distinzione tra i due piani della natura umana: quello animale e quello razionale. Da qui scaturisce una concezione della natura umana e quindi della legge morale, che viene a dipendere non dal dato oggettivo riconducibile al Creatore, ma dall’arbitrio del soggetto, come troviamo nell’etica di Rahner. In taluni ambienti cattolici, inoltre, influenzati dal protestantesimo, si trascura o si ignora il fatto che l’etica sessuale ha di per sè fondamento e principio nella semplice ragion pratica, la quale detta la legge morale naturale, a prescindere dalla fede, la quale suppone il dato razionale e non lo sostituisce.

Si passa poi a citare San paolo e sostenere che si debba leggere alla lettera la sua condanna a morte per i gay, ovviamente sostenendo che non c'è nulla di male nell'elargire condanne di morte sulla base di una interpretazione faziosa ed aberrante. Dice il sacerdote:

Vi sono poi oggi esegeti di tendenza protestante liberale, per i quali, assumere per esempio le idee di San Paolo circa i peccati sessuali sarebbe segno di “fondamentalismo“, ossia di una mentalità ormai superata, mentre la vera etica cristiana ignorerebbe una legge morale oggettiva e dipenderebbe solo dalla libertà dello Spirito Santo. Sono pericolose eresie, che occorre assolutamente evitare.

Sulla base di ciò, padre Cavalcoli passa a sostenete che i preti debbano spingere i gay a non accettarsi e approvare disgusto per la propria natura. Praticamente siamo dinnanzi ad un invito alla violenza e, dato l'elevato numero di suicidi che si registrano fra chi si ritrova a vivere in quelle situazioni, forse anche dinnanzi ad un attacco alla vita. In riferimento ai gay, afferma l'articolo:

Che si dovrebbe fare in questa grave e complicata situazione? I soggetti che sono affetti da orientamenti difettosi innati, come può essere l’omosessualità, devono imparare, grazie ad un opportuno e magari lungo sostegno educativo, a convivere serenamente e pazientemente con queste tendenze. Infatti non hanno colpa della tendenza; il che però non li ripara dal peccato, benchè poi, se si pentono, siano perdonati. Invece l’esperienza ed apposite cure insegnano che è possibile vincere una tendenza omosessuale acquisita. E noi confessori conosciamo bene questi casi. Ci sono degli omosessuali che si confessano così bene, che dovrebbero far vergognare i farisei che dicono di non aver peccati. In questi omosessuali dalla tendenza innata, la colpa può abbassarsi da mortale a veniale, perchè, anche ammesso che vi sia l’avvertenza, non c’è sempre un pieno deliberato consenso, ma il soggetto è vinto dalla passione, ossia non ce la fa. Ora, la colpa vera non è il fatto che non ce la faccio, ma il fatto che non voglio.

In un crescendo di omofobia, il sacerdote arriva a sostenere che i gay debbano aver minor dignità giuridica degli etero:

Chi segue una condotta perversa, per quanto per certi aspetti scusabile, certo ha una dignità personale identica a quella degli onesti e dei buoni, ma nel contempo non ha nessun diritto di ritenersi in una condizione morale e giuridica alla pari di chi rispetta la legge divina e della Chiesa o addirittura di pavoneggiarsi nel gay pride. Altrimenti può nascere in molti e negli stessi peccatori, che non sembrano più essere peccatori, ma semplicemente “diversi”, la persuasione, che, in fin dei conti, non essendo oggetto di alcuna riprensione o di alcun richiamo, sono del tutto scusati o possono tranquillamente continuare senza sensi di colpa nella loro condotta peccaminosa, che con ciò stesso non appare più tale.

Esatto, il sacerdote sostiene che sia fondamentale infliggere «sensi di colpa» nei gay in quell'ottica in cui il sacerdote pare non curarsi della trave che è nel suo occhio per occuparsi e denigrare la pagliuzza negli occhi dei propri fratelli. Il tutto in una promozione di una vera e propria violenza psicologica contro un intero gruppo sociale che viene messo in pericolo dalla violenta propaganda di un integralista. Ed è paragonando l'omosessualità ad una malattia che l'uomo aggiunge:

La tendenza omosessuale non può essere considerata, secondo quanto alcuni vorrebbero, come “normale“. Essa invece rientra, come abbiamo visto, nella categoria delle disfunzioni sessuali, che riguardano la dimensione fisiologico-animale della persona. Tale qualifica, quindi, non è assolutamente da confondersi con un giudizio morale negativo. Detta tendenza diventa invece vizio o peccato, precisamente di sodomia, quando essa è volontariamente attuata dal soggetto. L’essere omosessuale non è ancora il peccare di sodomia, come l’essere zoppo non è ancora lo zoppicare o l’inclinazione ad ubriacarsi non è ancora l’atto dell’ubriacarsi. Condannare moralmente o mostrare disprezzo con titoli ingiuriosi un omosessuale per il semplice fatto di essere quello che è, si può configurare come reato di diffamazione, detto nella fattispecie “omofobia”. Viceversa il qualificare come male o come peccato o come atto illecito o dir si voglia l’atto della sodomia, è dovere di chi vuol chiamare le cose col proprio nome, e sarebbe follia considerare come reato tale qualifica, quando è meritata. Così sarebbe follia condannare un medico che fa la diagnosi di una data malattia sotto pretesto che offende la dignità del malato. È invece per amore della dignità della persona omosessuale che l’educatore, il moralista o il sacerdote le ricordano il male dell’atto che compie, nell’intento di aiutarla a correggersi e a liberarsi dal suo peccato.

E dinnanzi a tutto questo davvero Vaticano e Radio Maria reputano di non doversi scusare con i gay dopo essersi resi complici di persecuzioni sanguinose e alle volte mortali?
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