Caso Uci Cinemas. Silvana De Mari difende lo spot propagandistico perché utile a sostenere la superiorità giuridica del sesso vaginale



Silvana De Mari, classe 1953, è una scrittrice fantasy e un chirurgo. Fieramente ultra-cattolica, ha espresso una curiosa posizione in difesa degli spot propagandistici che l'associazione Provita sta proiettando nelle sale del circuito Uci Cinemas. La donna espone una teoria volta a sostenere la supremazia giuridica del sesso vaginale su quello anale, inneggiando a quella che lei reputi sia il dovere di procreazione che reputa sia insito nel matrimonio (anche se nessuna legge dello stato prevede un obbligo alla procreazione, così come non si capirebbe perché ci si possa sposare prima di aver avuto dei figli se davvero il fine ultimo del matrimonio fosse quello che lei sostiene). Fatto sta che la donna scrive:

Lo spot è omofobo perché l'utero in affitto, ooooooops, la gpa, è l'unico mezzo che ha un individuo che ha soppresso il proprio istinto sessuale a favore dell'erotismo anale con un altro uomo per riprodursi. Grazie a questa barbarie immonda la frase "il rapporto tra due uomini vale meno del rapporto tra uomo e donna perché non genera la vita" può essere contestata.

Pare superfluo ricordare che la gpa è una tecnica a cui accedono principalmente coppie eterosessuale, così come appare interessante osservare come le lobby integraliste paiano sapere bene come l'uso strumentale della gpa sia indirizzata a togliere dignità alle famiglie gay in quella che loro sostengono sia la supremazia dell'eterosessualità. Modificate le premesse e alterate le conseguenze, ecco che le nuove teorie sulla razza di epoca post-fascista paiono servite: i due matrimoni di Adinolfi varrebbero più del matrimonio tra due uomini in virtù di un presunto diritto di nascita e i bambini sono lo strumento da sfruttare per cercare di legittimare una insensata discriminazione verso intero gruppi sociali.
Pare poi superfluo ricordare come sia stato l'integralismo cattolico a sostenere che qualcuno abbia accusato lo spot di essere "omofobo" dato che sin da subito si è parlato di uno spot propagandistico a senso unico diramato da un'associazione omofoba: al solito, il tentativo di alterare le premesse per poter sostenere più facilmente le proprie terie non pare sintomo di onestà intellettuale.
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