Gandolfini chiede la censura del programma sulle unioni civili e si auto-proclama rappresentante della volontà popolare



La litania è più o meno sempre la stessa: gli integralisti sostengono che i gay siano esseri schifosi immeritevoli di diritti civili ed esigono che lo stato definisca la famiglia ariana composta da un uomo e da una donna sottomessa che "per natura" è chiamata a farsi ingravidare per creare una nuova razza su cui fondare la nuova repubblica sociale governata dal loro leader, Massimo Gandolfini.
Questo, perlomeno, è ciò che raccontano anche se l'ambizione di un uomo che si auto-proclama rappresentanza del popolo pare solo lo stratagemma di un integralista che spera di poter dettare legge senza passare dalla urne, sia mai che i suoi risultati sottolineino la sua irrilevanza con percentuali da prefisso telefonico simili a quelle ottenute da Adinolfi.
Fatto sta che Gandfolfini si è lanciato nella sua ennesima sfuriata contro una servizio televisivo pubblico che osa dare spazio ai gay al posto di promuovere odio contro di loro attraverso una delle tante ospitate di Mario Adinolfi e della sua ideologia del disprezzo. Afferma che «siamo sconcertati e condanniamo fermamente che in prima serata, nella fascia di maggiore ascolto, Raitre abbia messo in onda il programma 'Stato Civile', con un'operazione culturale a favore delle unioni omosessuali e dell'omogenitorialità, priva di alcun contraddittorio e con il sapore di una vera e propria colonizzazione ideologica».
Se pare inutile ricordare a Gandolfini che tutti i suoi comizi sono stati privi di contraddittorio, l'integralista prosegue il suo proclamo con l'asserire che «è a tutti ben noto quanto divisivo sia stato il percorso dell'approvazione della legge sulle unioni civili assimilate al matrimonio, imposta con due voti di fiducia, contro la volontà popolare espressa in due Family Day da milioni di persone».
Immancabile è anche il solito abuso della figura del Papa quale legittimazione al suo odio. Dice che «il programma, pur non esplicitandola mai, è strumento di quell'ideologia gender, che rende possibile identità di genere variabili e che Papa Francesco ha definito 'uno sbaglio della mente umana'. E' in atto un indottrinamento ideologico indegno di uno stato democratico, con l'imposizione di una morale di stato che offende le radici storico-culturali del popolo italiano. Chiediamo quindi ai vertici Rai, alla Commissione Vigilanza, alle forze politiche ed ai singoli parlamentari di prendere posizione e di fermare questo abuso mediatico e culturale, dando forma ad una par condicio che preveda un dibattito pubblico in cui si possa far sentire la nostra voce, sempre ignorata ed oscurata, in sfregio ai principi democratici».
Vabbhe, dinnanzi ad una persona che ancora va in giro a sostenere che «milioni di persone» abbiano preso parte al suo evento omofobo anche nell'evidenza di come non vi fosse neppure lo spazio fisico per contenere quella gente, facile è non stupirsi di un abuso della figura di Dio e del Papa quali strumenti di promozione dell'intolleranza e dell'odio contro quelle famiglie che risultano costantemente vittima della sua sanguinaria aggressione.
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