Gruppi cristiani si organizzano per cercare di spingere al suicidio una transessuale di 9 anni



Se a gennaio il National Geographic uscirà in edicola con una copertina dedicata ad una transessuale di nove anni, il mondo del fondamentalismo religioso è già sul piede di guerra. In Italia i vescovi hanno giù ottenuto la censura della copertina a fronte di un Luciano Moia che si è affrettato a versare fiumi di inchiostro per sostenere che la piccola debba essere additata come una malata e che lui avrebbe saputo come obbligarla a essere uomo anche contro la sua stessa natura (che lui dice non debba assolutamente essere riconosciuta perché non conforma alla sua ideologia binaria della sessualità umana).
Ma non è andata meglio all'estero, dove anche gli evangelici di destra hanno lanciato una campagna contro la rivista. L'American Family Association chiede che la rivista sia ritirata dal mercato che a nessuno possa essere permessa la lettura del loro speciale. Ma è da parte degli adepti dell'associazione integralista che si è registrata una serie di messaggi minatori rivolti alla piccola: qualcuno chiede che lei e gli altri transessuali siano «sterminati», così cime qualcun altro la invita a suicidarsi. Tra i commenti più clamorosi c'è chi scrive (ovviamente al maschile): «Lui è uno che ha bisogno di essere cyberbullismo fino a quando non si suiciderà». Qualcuno replica: «Si dovrebbe essere ucciso immediatamente». Ed ancora: «L'unico modo in cui i vostri bambini saranno al sicuro è di sterminarli».
In risposta ai quei messaggi, Debi Jackson ha scritto su Facebook: «Grazie per tutti i commenti e per le minacce piene di odio! Sto salvando ciascun messaggio per dimostrate ai legislatori la necessità di approvare leggi contro la discriminazione e l'odio. Stai facendo il lavoro di Dio. Grazie».
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