Il partito di Adinolfi: «Conosciamo bene chi dirige il gruppo Uci Cinemas. I gay tacciano o gli rovineranno gli incassi di Natale»



All'interno del partito di Mario Adinolfi e di Gianfranco Amato, parole e gesti paiono avere significati diversi a seconda della loro personalissima convenienza. Se un gay osa baciare la persona che ama, loro sono lì pronti a puntare il dito e a sostenere che stia ostentando la propria omosessualità. Ma quando Amato abusa di crocefissi di abnormi dimensioni come mezzo di offesa per rivendicare il suo diritto ad ostentare l'uso politico che fa di Dio, allora quello va bene. Non solo. Amano dire che i gay vorrebbero promuovere un fantomatico «pensiero unico», anche se poi pare difficile non osservare come alle manifestazioni lgbt tutti i partecipanti si presentino con cartelli scritti a mano che presentino la propria individualità, mentre ai raduni di Amato i partecipanti ricevono dei cartelli prestampati in tipografia in modo che possano "liberamente" esprimere il pensiero che altri gli hanno detto debbano sostenere.
Nulla di nuovo per il divorziato che vuole vietare il divorzio, ma un reale fastidio verso quella comunità che quotidianamente e incessantemente è vittima delle loro illazioni e delle loro violenze.

L'ultima trovata è un comunicato stampa che è stata diramata dalle pagine della loro sezione napoletana, dove il loro candidato alle comunali non è andato oltre lo 0,4% dei voti espressi alle urne. Ed è dall'alto di quel disastroso flop, che affermano:

Continua la campagna contro Uci Cinemas promossa dalla lobby LGBT e dal sito Gayburg. Riproponiamo sulla nostra pagina il comunicato stampa di Luigi Mercogliano, esponente del Popolo della Famiglia e sindacalista confederale nel settore dell'Esercizio cinematografico, in difesa di un'azienda seria come il Gruppo Uci che non si è fatta intimidire dalla pressione delle lobby!

Esatto, si sostiene che i gay sarebbero "una lobby" per il solo fatto di esistere e ci viene raccontata una curiosa versione del perché sia giusto che in una sa cinematografica venga propinato uno spot a senso unico che generalizza un caso specifico e insulta la libertà di scelta delle donne sulla base di un messaggio a pagamento deciso da un'organizzazione politica di parte.
Ovviamente si attribuisce la "colpa" delle proteste ai gay senza considerare anche tutti quegli etero che si sono sentiti offesi dall'ingresso della propaganda all'interno di una sala per la quale hanno pure dovuto pagare un biglietto di ingresso, così come si asserisce che ai gay debba essere negato persino il diritto di parola.

Poi, facendo ricorso ai soliti toni offensivi e propagandistici a cui il patito di Adinolfi ci ha tristemente abituato, si passa a sostenere:

"E' stato respinto al mittente l'ennesimo isterismo delle associazioni LGBT che hanno tentato di gettare nel tritacarne mediatico per qualche giorno uno dei gruppi più importanti del Paese nel settore dell'Esercizio cinematografico che, per fortuna, non si è fatto intimidire". Questo il commento di Luigi Mercogliano, esponente del Popolo della Famiglia e sindacalista confederale proprio nel settore dell'Esercizio cinematografico, alla notizia della decisione del Gruppo Uci Cinemas di riportare nelle sale il trailer di 30 secondi prodotto da ProVita Onlus tratto dal documentario “Breeders, donne di seconda categoria” che descrive il dramma di una madre surrogata nel momento in cui la privano del figlio appena partorito.
"Conosco bene chi lavora e dirige il Gruppo Uci - spiega Mercogliano - ed ero certo, una volta appresa la notizia dell'inziale decisione di ritirare lo spot contro l'utero in affitto dalle sale a seguito delle proteste del mondo LGBT e del sito Gayburg, che il buon senso avrebbe prevalso e così è stato.

Apprendiamo così che esisterebbe una vicinanza tra l'esponente del patito di Adinolfi e la dirigenza della catena di cinema, trovandoci dunque a dover ulteriormente mettere in dubbio l'ipotesi che la scelta di proiettare quello spot non sia stata un'azione propagandistica mirata.
Immancabile è poi il loro tirare fuori la storia di Barilla e sostenere che quei luridi gay avrebbero dovuto tacere e continuare a comprare i suoi prodotti anche dopo essersi sentiti offesi, dato che solo i sedicenti "cristiani" come Adinolfi hanno diritto di decisione, di parola e di azione. Evidente, dunque, è come loro sostengano che un gay non solo non debba aver opinioni, ma non possa neppure decidere che cosa comprare al supermercato dato che il loro unico scopo è pagare contribuiti che garantiranno la reversibilità alle due moglie di Adinolfi (e da quanto l'hanno chiesta anche per sé, Adinolfi è si imbestialito e ha iniziato a sbraitare come un forsennato). Dicono:

Viviamo in una Paese nel quale -spiega l'esponente del Pdf- le imprese devono fare molta attenzione alla comunicazione per non rischiare di cadere nella rete dei professionisti della costruzione ad arte dello scandalo per fini politici. La vicenda Barilla ci ha insegnato quanto sia pericoloso per un'azienda finire maciullata mediaticamente per colpa degli strilloni di mestiere che questo fanno nella vita. L'esercizio cinematografico -ricorda Mercogliano calandosi nelle vesti di esponente anche del sindacato confederale- ha attraversato nell'ultimo biennio una crisi senza precedenti. Solo la responsabilità di tutti gli attori del settore ha consentito di evitare conseguenze drammatiche per i lavoratori. Siamo peraltro in un momento dell'anno lavorativo per l'intero settore -si legge ancora- nel quale c'è un surplus di lavoro per l'uscita nelle sale di tante nuove visioni e per questo è da irresponsabili sollevare polveroni sul nulla costruiti ad arte solo per propaganda mediatica proprio adesso. Tra l'altro, lo spot di ProVita denuncia una pratica orrenda su cui tutti, al di là delle idee e provenienze politiche, dovremmo essere d'acccordo. Contatterò nelle prossime ore le direzioni di Marcianise e Casoria e la direzione nazionale del Gruppo Uci per esprimere la mia solidarietà per gli attacchi subiti e per rinnovare all'azienda ed ai lavoratori il mio sostegno sia politico che sindacale".

Quindi sappiatelo: se vi sentirete offesi da qualcosa, è vostro dovere tacere e subire in silenzio o Asdinolfi dirà che voi volete rovinare l'Italia e togliere il lavoro alle persone che lavorano presso quelle strutture (anche se il ragionamento non torna, dato che il fatto di scegliere un'altra sala non cambierebbe proprio in bel nulla a livello di afflusso e di impiego). Ma sappiate anche che se un pasticcere vorrà negarvi una torta per il vostro matrimonio, sicuramente Adinolfi sarà ancora una volta al suo fianco per sostenere che quel pasticcere debba poter esprimere il suo disgusto verso interi gruppi sociali.

Inutile è poi ribadire un'ovvietà: se il patito di Adinolfi parla di fantomatiche "intimidazioni" che sarebbero giunte dai gay, bisognerebbe ricordare loro che la dirigenza del cinema aveva tolto lo spot salvo reintrodurlo dopo le intimidazioni giunte dal quotidiano dei vescovi. Così, giusto per osservare come i fatti vengano manipolati e modificati al solo fine di raggiungere la propria convenienza e per poter rivolgere pesanti accuse a chi in realtà ha tutta l'aria di essere la vittima.
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