La Cappellini ne è certa: ogni voto contro l'abolizione della bicamerale era un voto a sostegno dell'omofobia di Gandolfini



Cristina Cappellini è nota solo ed esclusivamente per la sua ostentata omofobia. Anche se i cittadini lombardi si trovano costretti a pagarla come assessore alle culture, la sua unica preoccupazione pare sia l'idolatria di Gandolfini e la promozione della sua crociata omofoba. Sui suoi profili social rilancia i suoi comunicati, inneggia alle sue manifestazioni e promette cieco appoggio a chiunque condivida la sua ideologia che mira ad identificare nei gay dei cittadini immeritevoli di qualunque diritto civile.
Ed è sfruttando ancora una volta il suo ruolo istituzionale per promuovere l'ideologia del disprezzo predicata dal gran maestro Gandolfini, la donna si è affrettata a dichiarare: «Comprendo e condivido pienamente il malessere e le forti preoccupazioni manifestate dal popolo del Family Day all'indomani del giuramento del governo Gentiloni in merito alla nomina a ministro dell'Istruzione di Valeria Fedeli, conoscendo le sue posizioni in materia di identità di genere e le sue iniziative finalizzate a introdurre l'ideologia gender nella scuola, come dimostra il disegno di legge depositato al Senato a sua firma».
Il riferimento è al disegno di legge che è stato approvato lo scorso anno e che è già stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nel luglio del 2015, nel quale peraltro di parla di rispetto della donne e dell'identità genere e non certo di quel fantomatico "gender" con cui l'integralismo ama riempirsi la bocca. È dunque attraverso affermazioni basate su una totale ignoranza dei fatti che l'assessore pare voler sfrutta la credulità popolare per fare del becero terrorismo ideologico a danno di alcuni cittadini che lei sarebbe chiamata a rappresentare.
Ma il suo attacco non si è esaurito lì, dato che la Cappellini ha poi aggiunto: «È evidente che se il nuovo (si fa per dire) governo potenzierà gli attacchi, peraltro già pesanti, alla famiglia e al suo dato antropologico con la rottamazione dei valori fondanti la nostra società, faremo sentire ancora più forte la nostra voce fino a che la volontà popolare espressa il 4 dicembre scorso non sarà finalmente rispettata».
Anche qui bisognerebbe ricordare alla signorina Cappellini che il 4 dicembre si è votato una modifica costituzionale e nessuna scheda elettorale chiedeva una sottomissione all'ideologia di Gandolfini come prerogativa del voto. Da parte di un rappresentante delle istituzioni ci di aspetterebbe almeno qualche basilare conoscenza di come funzioni una repubblica o, quantomeno, quel minimo di buonsenso necessario a comprendere che il voto espresso fosse da intendersi riferito al quesito proposto e non alle speculazioni con cui lei spera di legittimare l'odio anti-gay. Il tutto, peraltro, attribuendo la sua personale e poco condivisibile alla totalità delle famiglie lombarde, in evidente discredito di tutte quelle famiglie che desiderano che ai propri figli sia impartita un'educazione sana e rispettosa.
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