L'integralismo cattolico torna a sostenere che l'omofobia debba essere ritenuto un loro diritto



La vita di un gay non vale quanto il pregiudizio di un omofobo. È questo il messaggio a reti unificate che viene lanciato dall'integralismo cattolico, ovviamente anche questa volta con chiare finalità politiche.
Ad aprire le danze è la pagina denominata "Nelle note", instancabile nella produzione di materiale in cui qualunque tema viene sfruttato per semplificazioni grafiche al limite del criminale, tutte rigorosamente finalizzate a lanciare un qualche insulto contro i gay o per legittimare ogni forma di violenza verso di loro. Ed è così che in merito allo spot propagandistico diffuso nelle sale del circuito Uci Cinemas e comprato a caro prezzo dai loro colleghi di Provita in modo da garantirsi la totale assenza di contraddittorio o di verifica, dicono:

Un post di Monica Cirinnà bolla come “omofoba” una campagna contro una condotta penalmente illecita come l'utero in affitto.
Questo fa capire quale sarebbe l’interpretazione abnorme del concetto di omofobia previsto dalla cosiddetta “legge Scalfarotto” che sarebbe immediatamente rispolverata e approvata se la Camera, dopo il 4 dicembre, perdesse il contrappeso del Senato.

Pare superfluo ricordare a gente così ideologicamente schierata che il tema non è tanto un lecito dibattito sulla gestazione per altri, ma il vile tentativo di far passare un messaggio alterato attraverso la presentazione di un caso così specifico come se si trattasse della norma. Il tutto, peraltro, in un clima dove l'uso di ingenti quantitativi di denaro p servito ad assicurare un messaggio ideologico in un contesto che negasse qualsiasi diritto di replica. Ma, come già detto, si fa sicuramente meno fatica ad attribuire falsi pensieri alle persone per poi sostenere di essere stati in grado di smontarli.
E se questa gente sostiene che una sala cinematografica sia un posto consono dove un'organizzazione integralista possa deliberatamente insultare i genitori di alcuni spettatori o attribuire a loro la definizione di "oggetti" in virtù di quanto il presidente di ProVita detesti come siano venuti al mondo, qualcosa pare non tornare.

Eppure, nonostante l'assurdità della tesi sostenuta, un messaggio pressoché identico viene diramato anche dalla responsabile nazione della Manif pour Tous nonché collaboratrice di Gandolfini, in quel gioco di scatole cinesi in cui a condurre quell'aggressione sono sempre le medesime persone. Ed è così che Maria Rachele Ruiu scrive su Facebook:

Settimane fa Scalfarotto & Company hanno chiesto a gran voce di ritornare sulla legge contro l'omofobia, dormiente in parlamento. Sono tre anni che diciamo che questa legge liberticida non si scaglia contro chi usa violenza per motivi stupidi, ma è un grimaldello per zittire chi afferma con decisione che gli uomini non sono cose; che ogni bambino nasce da una mamma e un papà; che un desiderio del più forte non può prevaricare il diritto del più debole; che il desiderio di un adulto non può strappare il diritto e il bisogno di mamma e di papà; che le donne non si sfruttano; i bambini non si comprano, né si regalano.

Anche qui è quasi divertente osservare come si sia dinnanzi ad una negazione della verità in quel pensiero unico dove non importa se le "terapie riparateve" uccidono, se togliere dei diritti ai bambini non cambia la modalità con cui sono nati o se picchiare un gay è un crimine. la loro fissazione è tirare dritto per la loro strada per non rischiare di perdere il "potere" politico che sono convinti di essersi aggiudicato grazie alla complice collaborazione di alcune parrocchie (e neppure dei vescovi, dato che la Cei si è sempre rifiutata di appoggiarli apertamente).
Ed è così che, mentre nelle strade si registra un aumento di aggressione e mentre centinaia di gay subiscono violenze quotidiane, l'integralismo si autocita per sostenere che gli altri non abbiano bisogno di una legge perché definiscono che la protezione dai crimini sia una violazione della loro "libertà" di odiare. Il tutto, peraltro, mentre si tengono ben stretti quelle medesime tutele di cui loro già godono (la legge Reale Mancino, infatti, si applica da decenni ai gruppi religiosi e nessuno di loro ha mai pensato di definire "liberticida" ciò si cui beneficiano).
Anche rispetto ai suoi slogan ci sarebbe da ridire, ancor più se si considera come lei faccia parte di un gruppo che pretende di imporre le proprie scelte a danno dei più deboli, così come pare difficile non osservare come lei stessa presenti come un dato di fatto le sue personalissime opinioni mentre si affanna contemporaneamente ad insultare e criticare qualunque donna osi pensarla diversamente da lei. Ma si sa, per ragioni politiche e per convenienza personale, si può anche negare la natura e la verità pur di sfruttare ignoranza e bigottismo. O, almeno, lo si potrà fare sino a quando la loro gente non si renderà conto di essere stata ingannata.
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