Toni Brandi difende l'ordinanza discriminatoria di Bitonci: «Non c'è più libertà di espressione»



Tony Brandi sembra sempre più infastidito da quei  gay che osano chiedere dignità anche se lui è stato chiaro nel dire che non è disposto a concedergliela perché li reputa esseri inferiori a lui e da ritenersi da ritenersi «inaccettabili» quali «razza innaturale» che non deve avere assolutamente tutti i diritti che ha lui e che esige vengano pagati dalle tasse delle sue vittime.
E se il prefetto che ha sostituito il sindaco Bitonci (particolarmente legato a Brandi e alla sua campagna di discriminazione) osa mettere in atto un'ordinanza del Tar, la sua associazione inizia a schiumare di rabbia perché non tollera che quegli esseri che loro reputano inferiori a loro possano avere la pari dignità prevista dalla Costituzione. In fondo mica potrà continuare a spendere migliaia di euro per finanziare una propaganda nelle sale cinematografiche ed evidentemente il suo commercio d'odio non sta portando ai risultati aspettati a fronte di un fronte di seguaci che resta di fatto esiguo.
Ed è evidentemente che un po' per rabbia, un po' perché è sua prassi giustificare qualunque forma di violenza contro la comunità lgbt, la sua associazione ha commento stizzita la notizia su Twitter scrivendo: «C'erano una volta, tanto tempo fa, la coscienza personale e la libertà di opinione ed espressione».
Peccato che ci sia stata stata anche una sentenza del Tar e di certo l'«opinione» di un rappresentante delle istituzioni non può essere in violazione delle leggi nonostante Brandi ami promuovere l'illegalità adanno die gay (salvo poi denunciare chiunque osi esprimere opinioni contrarie alle sue, ma si sa che evidentemente si crede superiore agli altri e meritevole di diritti civili espulsivi ed illimitati un po' come i sedicenti "ariani" ai tempi nel nazismo).

Ed è sempre nell'ottica di una strenua difesa di tutto ciò che sia contro i gay, in un articolo pubblicato sul loro sito, aggiungono:

In questo mondo alla rovescia, dove la democrazia vale solo se il popolo appoggia l’oligarchia che di fatto è saldamente attaccata alle poltrone, non sorprende la crisi istituzionale che ha attraversato il Comune di Padova.
Il Sindaco Massimo Bitonci –democraticamente eletto dal popolo– è stato costretto alle dimissioni circa un mese fa dalla crisi di Governo causata da un paio di Assessori di Forza Italia (partito che continua a mostrarsi intimamente diviso in una parte sana e una parte pessimamente incline a servire il potere di quell’oligarchia di cui dicevamo all’inizio).

Raccontata in maniera alquanto fantasiosa la storia di un'intera giunta che si è dimessa (peraltro a fronte di come quello stesso gruppo riservi ben altre teorie quando parlano delle dimissioni di Renzi), si passa a lodare ogni amministratore pubblico che viola le leggi dello stato per compiacere l'odio dell'integralismo religioso a danno di un intero gruppo sociale. Dicono:

Al di là dei dissidi contingenti e locali, c’è da dire che Bitonci si è macchiato di una grave colpa agli occhi della suddetta oligarchia che ci tiranneggia: ha sollevato coraggiosamente e coerentemente obiezione di coscienza alle unioni civili.
E di fronte alla legge Cirinnà –se ricordate bene– quando tutti dicevano che «No, le unioni civili non sono come il matrimonio gay…», Bitonci ha ritenuto, di nuovo con coerenza, dovessero essere celebrate diversamente.

In realtà la legge prevede anche pari dignità così come sancito da una Costituzione che non lascia alcun dubbio sull'illegittimità della rivendicazione di Brandi e il suo sostenere che lui voglia maggiori diritti, maggiore dignità e più soldi in virtù di ciò che racconta sia solito fare nel suo letto. Ma per Provita le cose non stanno così, dato che ai loro seguaci raccontano che:

Ebbene: il commissario prefettizio Michele Penta, che ha sostituito il Sindaco dimissionario, ha annullato di fatto le diverse regole alla celebrazione delle unioni civili poste dall’ex sindaco. Con una sua delibera permette alle coppie omosessuali di unirsi civilmente il sabato e nelle sale di Palazzo Moroni (mentre prima erano stati destinati alcuni giorni infrasettimanali alle celebrazioni, negli uffici dell’anagrafe).
Questo avviene in quasi tutti gli altri Comuni e –aldilà della questione politica padovana- vorremmo fosse ben chiaro a tutti quei “cattolici adulti” che hanno detto che «No, le unioni civili non sono come il matrimonio gay…».

Interessante è come il ricorso a Dio e alla strumentalizzazione della religione quale formula di legittimazione di ogni violenza anche se basterebbe un po' di buonsenso per contestare come non vi sia nulla di cristiano nell'opera di quel gruppo di promozione dell'odio. Ancor più perché nessuno nega a Brandi di poter sposare chi vuole,m nessuno gli vieta di poter bestemmiare Dio nell'attribuirgli la sua ideologia discriminatorie e nessuno gli vieta neppure di esistere... eppure lui pretende di voler imporre le sue scelte agli altri in un'ottica in cui pare non interessargli tanto vivere quanto impedire agli altri di poter essere felici.
Ma, cosa ben più grave, è come sostengano che l'odio sia una libertà di espressione quasi come se si potesse sostenere che in fondo i nazisti stavano solo dando libero sfogo alla loro lecita opinione nello sterminare gay ed ebrei nei loro campi di concentramento. Perché se Brandi vuole rovinarsi il fegato e crogiolarsi nel suo odio, la legge dice che è libero di farlo, ma se vuole spedire degli adolescenti gay in capi di tortura (quelle fantomatiche "terapie riparative" o va in giro a mentire riguardo alla natura di un intero gruppo sociale, le cose cambiano...
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