Famiglia Cristiana lascia intendere che Don Carrega abbia rinnegato le sue scuse a Franco e Gianni



Se il mondo aveva finalmente tirato un sospiro di solivo nel vedere un don Gian Luca Carrega pronto a chiedere scusa a Franco e Gianni per la persecuzione che avevano dovuto subire, è dalle pagine di Famiglia Cristiana che pare giungere una secca smentita.
L'articolo pubblicato dalla rivista si apre con un sottotitolo a caratteri cubitali in cui si afferma che Carrega abbia «confermato» che «se una persona confessa di aver avuto rapporti di promiscuità occasionali, con persone diverse, può essere assolta. Chi invece ha scelto una convivenza stabile, come Franco e Gianni, che per 52 anni hanno condiviso gioie e fatiche, si trova in una condizione peggiore».
Insomma, parrebbe proprio che il sacerdote avrebbe «confermato» che sia preferibile un eterosessuale che lascia moglie e figli a casa per andare a prostitute piuttosto che due gay che si amano, si rispettano e si offrono reciproca assistenza per tutta la vita.
Solamente chi si fosse premurato di leggere l'intero articolo avrebbe potuto scoprire che in realtà la frase integrale del sacerdote era la seguente: «Paradossalmente, se una persona confessa di aver avuto rapporti di promiscuità occasionali con persone diverse, può essere assolta. Chi invece ha scelto una convivenza stabile, come Franco e Gianni che per 52 anni hanno condiviso gioie e fatiche, standosi accanto l'un l'altro, si trova in una condizione peggiore rispetto agli altri». L'omissione del termine «paradossalmente» che introduceva l'asserzione, unita al sostenere che il sacerdote abbia «confermato» quella visione, paiono passare un messaggio assai distorto al lettore, soprattutto a chi si fosse accontentato di leggere solo i virgolettati scritti in grande.

E se la rivista pare intenzionata a far credere che il sacerdote non avrebbe mai potuto pensare di chiedere scusa ai gay, non aiuta come lui stesso dica di essere stato frainteso dai giornali che gli attribuivano la frase: «La Chiesa dovrebbe chiedere scusa ai gay. Qualcuno più in alto di me lo dovrebbe fare».
Ad una esplicita domanda dell'intervistatore, il sacerdote afferma: «Non è esattamente quello che ho detto. Io ho semplicemente detto: “Qualcuno forse si aspetterà delle scuse, ma non sta a me farle. Tutto quello che posso dirvi è grazie”».
Nel ribaltare alcune parole, pare quasi che il sacerdote neghi che sia la Chiesa a doversi scusare, facendo passare l'idea che forse sono i gay a pretendere scuse che non sono loro dovute. E se è difficile trarre conclusione dai pichi virgolettati riportati dalla rivista, tanto pare essergli bastato per scrivere nei titoli in grande che il sacerdote «ha pressato» le sue parole. Un termine che molto spesso fa presumere che si sia rinnegato ciò che gli altri giornali raccontano.
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