Dopo l'ennesima frattura con Gandolfini, Gianfranco Amato tenta di infilarsi sotto la gonna di Bagnasco



L'antefatto è noto. Tentando di fruttare a proprio vantaggio il Family day e l'avversione degli ultra-cattolici contro il riconoscimento dell unioni gay, Gianfranco Amato e Mario Adinolfi tentarono la fuga e fondarono un proprio partito politico candidato alle elezioni. Il risultato elettorale fu un disastro e divenne sempre più evidente la crepa con la frangia governata da Gandolfini, apparentemente molto più intenzionato a usare l'evento per attribuirsi potere politico senza affrontare il rischio di un confronto alle urne.
E se solo pochi giorni fa si è registrata l'ennesima lite a distanza tra Adinolfi e Gandolfini, è forse per cercare di racimolare qualche consenso che Amato sta cercando di attribuirsi una qualche vicinanza a Bagnasco. sappiamo infatti che l'appoggio della Cei è stato elemosinato da entrambi anche se finora non è mai giunto in maniera del tutto aperta.

Ed è qui che la vulcanica mente di Amato ha partorito l'idea di scrivere una lettera aperta rivolta a Bagnasco con cui mettere nella sua bocca ciò che il cardinale non ha mai detto. Dopo aver sostenuto che le idee del sacerdote siano sempre «lucide, puntuali e coraggiose», si passa a sfruttare a proprio vantaggio i suoi riferimenti alla crescente povertà.  Amato afferma che «è da mesi che i dirigenti del Popolo della Famiglia denunciano, in splendida solitudine, questo dato drammatico. Sono mesi che, come vox clamantis in deserto, tentano di portare all'attenzione della politica il tema che Lei ha giustamente evidenziato».
L'affermazione in sé appare curiosa dato che nell'osservare le loro azioni emergono solo una serie di iniziative volte a vietare le unioni gay, a vietare lo yoga e a vietare Halloween. Di progetti contro la povertà non v'è traccia, al massimo c'è un progetto che mira a tener bloccato il parlamento per mesi grazie alle centinaia di emendamenti ostruzionistici che Amato ha scritto per rallentare la discussione della legge sull'eutanasia. E questo, ovviamente, dopo aver tenuto fermo il parlamento per mesi nella speranza di poter impedire il riconoscimento giuridico delle famiglie a lui sgradite. Se impedire al legislatore di legiferare è la modalità con cui Amato propone di risolvere la povertà, siamo davvero alla frutta.

Non poteva mancare un paragrafo dedicato all'omofobia, vera ossessione di un uomo che jha fatto del disprezzo per il creato il suo cavallo di battaglia. Afferma:

Non bisogna fare molta fatica, in realtà, per capire come mai la politica oggi si disinteressi completamente della famiglia. Le priorità sono altre. Oggi la politica è impegnata sul fronte dei «confetti arcobaleno» della senatrice Cirinnà per i simil-matrimonio tra persone dello stesso sesso. Abbiamo apprezzato molto il suo coraggio, quando Lei – senza aver timore di andare controcorrente – ha pubblicamente denunciato il fatto che le unioni civili recentemente introdotte per legge nel nostro Paese «sanciscono di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia» in quanto «le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale», ossia «la pratica dell’utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà». Di questo passo, Eminenza, arriverà anche tale barbara pratica. E’ solo questione di tempo.

Sinceramente non si capisce in che modo la famiglia tradizionale dovrebbe trarre beneficio dal mancato riconoscimento delle altre famiglie, così come Amato pare ignorare che da anni le famiglie eterosessuali possono tranquillamente vedersi riconosciuta la stepchild adoption dopo essere ricorsi alla gpa all'estero. Non è impedendo le unioni gay in Italia che si cambia la legge Canadese e non è attaccando una comunità che si cambia ciò che è una pratica assai più diffusa tra eterosessuali.
Ma in tutto ciò a creare preoccupazione non è solo l'ossessione di Amato contro i gay, ma il populismo di un tizio che dritta i pregiudizi per cercare di mettere gli uni contro gli altri promettendo che la discriminazione altrui possa essere fonte di reddito per gli altri. E pare superfluo osservare anche come tale atteggiamento è quanto di più anti-cristiano si possa pensare. Perché Amato potrà cercare di cavalcare la credenza popolare continuando s mostrare statuette della Madonna o crocefissi, ma era Gesù a dirgli che chi semina vento non può che raccogliere tempesta...

Sempre cercando di sfruttare Bagnasco per la propria campagna elettorale, aggiunge:

La Sua preoccupazione su «proposte legislative che rendono la vita un bene ultimamente affidato alla completa autodeterminazione dell’individuo», è anche la nostra preoccupazione. E Lei ha perfettamente ragione quando dice che «la risposta alle domande di senso che avvolgono la sofferenza e la morte non può essere trovata con soluzioni semplicistiche o procedurali».
Vede, Eminenza, il movimento politico Popolo della Famiglia è nato proprio per arrestare questa rivoluzione antropologica da tempo in atto nel nostro Paese. Non si tratta di un movimento politico confessionale. Il Popolo della Famiglia è un movimento che pur ispirandosi ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa, resta assolutamente aperto a chiunque ritenga che per quei principi valga la pena impegnarsi in politica. 

Al limite del tragicomico è coma la lettera si chiusa con una richiesta di benedizione, sia mai che arrivi davvero e che la si possa usare per profitto politico:

Ci permettiamo di chiederLe, Eminenza, una preghiera e la Sua paterna benedizione.

Insomma, se Bagnasco non va da Amato, è Amato ad andare da Bagnasco e a mettergli in bocca le sue parole (così come è solito fare anche con il Papa, anche se poi non manca di ignorare i suoi moniti quando il pontefice osa mettersi contro il suo amato Trump e contro il suo possibile profitto politico).
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