Dopo l'ostruzionismo della sindaca leghista, la coppia di Cascina è stata costretta ad unirsi in esilio



Dinnanzi alla violenta discriminazione e all'ostruzionismo dela sindaca leghista di Cascina (guardacaso anche lei difesa legalmente da Gianfranco Amato) ai cittadini non è rimasta altra scelta se non quella andare in esilio per poter veder riconosciuti i loro diritti costituzionali. Nonostante avrebbero voluto poterlo fare a Cascina, nel Comune dove vivono insieme da 14 anni (e al quale versano le loro tasse), Michela e Debora sono dovute andare a Pisa per unirsi civilmente.
«Alla fine siamo state costrette a celebrare l’evento qui, perché nel nostro Comune è stato praticamente impossibile», raccontano. L'ex sindaco di Cascina, Alessio Antonelli, ha partecipato alla cerimonia ed ha dichiarato: «Il vostro è stato un matrimonio in esilio».

La nuova sindaca, la leghista Susanna Ceccardi, ha cercato da subito di impedire la loro unione invocando una fantomatica «obiezione di coscienza» non previsto dalla legge. E pare difficile avere dubbi sul suo movente finnanzi a chi denigra dei cittadini sostenendo che le loro unioni vengano registrate in un «registrucolo degli amanti omosessuali».
Permettendo alla leghista di non ufficiare la loro unione, le due donne fissarono la data per il 21 gennaio, inficando Alessio Antonellicome celebrante. La Ceccardi decise così di modificare il regolamento per l'uso della sala consiliare, riservandola ai matrimoni «celebrati da consiglieri comunali e assessori in carica muniti di specifica delega rilasciata, per i singoli matrimoni, dal sindaco pro-tempore».
A quel punto la sala venne negata alle due donne, le vennero restituiti i soldi già versati e si disse loro vhe la sala non era più disponibile a causa di un imprecisato evento culturale che si sarebbe dovuta tenere proprio in quella sede e proprio in wuel giorno. Contestualmente venne negata anche la delega per Antonelli. E dopo un'altra serie di domande rifiutate e di deleghe respinte al mittente, alla coppia non è restato che andare in esilio per sottrarsi alla discriminazione istituzionalizzata chestavano subendo.

Dal canto suo la sindaca nega e attacca: «Discriminazione? Hanno preferito sposarsi a Pisa, vuol dire che stanno loro discriminando Cascina. È vero, non ho dato le deleghe. La delega è una funzione propria del sindaco, si può concedere o meno, e se non la concedo non sono tenuta a motivarlo».
Caso vuole che la fantomatica iniziativa culturale che si sosteneva fosse alla base del rifiuto della sala non si sia tenuta. L'assessore Luca Nannipieri dice che sia saltata «per motivi di salute».
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