Gianfranco Amato chiede la revoca dei diritti costituzionali dei gay: «Se non li fermiamo, denunceranno il Papa»



In tandem con l'associazione integralista Provita Onlus, l'avvocato Gianfranco Amato ha cercato di denunciare con fare intimidatorio chiunque osasse rispettare la legge o promuovere la tolleranza. Per fare un esempio, è attraverso una denuncia che tentò inutilmente di far licenziare quei professori del liceo romano "Giulio Cesare" che osarono attuarono i progetti anti-discriminazione del Miur. I giudici evidenziarono che l'accusa fosse da ritenersi falsa e strumentale e archiviarono l'indagine.
Eppure è quel medesimo personaggio a sostenere che i gay sarebbero da intendersi come dei «nazisti» perché osano chiedere l'intervento degli organi competenti nella valutazione delle posizioni inaccettabili espresse da una donna che sventola le sue lauree per sostenere che i gay siano "malati" e che debbano essere "curati" da Luca di Tolve. In altre parole, l'integralista esige che ai gay siano tolti i diritti fondamentali alla difesa e alla sicurezza.

In un articolo intitolato "Da Gay Lex a Gaystapo", Gianfranco Amato difende l'omofobia della signora e si lancia nel sostenere che i medici non debbano rispettare alcuna regola e che ognuno dovrebbe essere lasciato libero di poter fare tutto ciò che vuole, contro chi vuole e a rischio della salute altrui. Afferma:

“Gay Lex” è ora assurta all’onore della cronaca per un’iniziativa legale contro un medico. Si tratta della dottoressa Silvana De Mari. Un tipo che ha il pregio della chiarezza e il coraggio di professare le proprie idee, anche se queste possono apparire decisamente controcorrente rispetto al Pensiero Unico.
La dottoressa De Mari non ha ancora ceduto il proprio cervello all’ammasso, e per di più rifugge con orrore la melassa del politically correct che sta ideologicamente invadendo persino il campo scientifico della medicina.
Anche sull’omosessualità la dottoressa De Mari, da medico, ha idee chiare. Recentemente ha dichiarato che si tratta di una condizione contro natura, anche sotto il profilo fisiologico, che può comunque trovare un rimedio nella castità. Apriti cielo!
Subito è scattata da parte di “Gay Lex”, una segnalazione all’Ordine dei Medici con relativa richiesta di sospensione immediata della dottoressa omofoba. Non vanno per il sottile gli operatori di “Gay Lex”. Nelle motivazioni della segnalazione precisano, infatti, quanto segue: «Ci pare evidente che la dott.ssa abbia bisogno di un periodo di “riposo”. Immediato, forzato, a tempo indeterminato».

Siamo dunque nella situazione in cui si arrischierebbe una querela se si dovesse sostenere che Amato sia un malato di mente, ma lui esige di poterlo dire agli altri in quella chiave in cui lui crede di valere più degli altri quasi come lo erano convinti i nazisti. E di certo pare necessario molto pelo sullo stomaco per provare a difendere una tizia che ha affermato: «I gay non sono normali. Mi fanno orrore per il loro tragico disturbo».

Ma è sempre con tono propagandistico e finalizzato alla promozione dell'odio che l'integralista aggiunge:

Questa estemporanea iniziativa – del tutto infondata sotto il profilo giuridico – potrebbe essere simpaticamente archiviata con un semplice sorriso, se non fosse per l’inquietante aspetto sintomatico che essa manifesta. Com’è noto, infatti, il concetto di “omofobia” non è giuridicamente definito né dal codice penale, né dal codice civile, né tantomeno da alcuna legge speciale. Oggi esso viene ideologicamente utilizzato come mordacchia alla libertà di pensiero e alla libertà religiosa. E’ per questo che iniziative come quella di “Gay Lex” contro la dottoressa De Mari rappresentano il sintomo della pericolosa deriva totalitaria che sta sempre più montando nel nostro Paese. La dittatura del Pensiero Unico utilizza i suoi scherani e i suoi aguzzini per imbavagliare la libertà di opinione. Dobbiamo stare attenti e tenere alta la guardia perché, come ricordava Hanna Arendt nella sua opera Le origini del totalitarismo, il Potere passa dalla minaccia alla violenza in un attimo e all’improvviso.

E mai bugia fu più grande. Il codice deontologico è molto chiaro su cosa si possa dire e cosa non si possa dire e non serve neppure tirare in ballo l'omofobia: una persona non più usare il suo titolo accademico per procurare danno al prossimo, così come non può autonomamente decidere di considerare "malattia" ciò che che nei manuali diagnostici non è ritenuta tale.

E se davvero fosse convinto di ciò che afferma, quale sarebbe il motivo per cui un'associazione non dovrebbe poter scrivere ad un Ordine Professionale per chiedere che la commissione incaricata possa valutare la situazione?
Ma è sempre sostenendo che si sia in dittatura perché non si può più manco insultare l'altro senza dover subire le medesime conseguenze che gli altri devono affrontare in medesimi casi, il signor Amato aggiunge:

Per questo è un errore liquidare iniziative come quella di “Gay Lex” con qualche battuta ironica o con una risata. Occorre, invece, denunciare sempre pubblicamente e ad alta voce ogni tentativo del Potere di conculcare, anche attraverso atteggiamenti minatori di suoi sicari, il diritto alla libera espressione da parte di chiunque osi sfidare l’ideologia del pensiero dominante. Tacere significa essere conniventi con la dittatura.
Ed è pericoloso.
In questi casi, infatti, il silenzio ha come unica conseguenza quella di consentire un’escalation della deriva totalitaria. Ce lo insegna sempre Hanna Arendt. Oggi tocca alla dottoressa De Mari, ma domani potrebbe toccare anche a chiunque, per esempio, si professi cattolico. Il silenzio reiterato potrebbe, infatti, legittimare “Gay Lex” ad intervenire anche rispetto all’articolo 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica, quello, per intenderci, in cui si precisa che «appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati; sono contrari alla legge naturale; precludono all’atto sessuale il dono della vita; non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale; in nessun caso possono essere approvati». O l’articolo 2359 dello stesso documento in cui si stabilisce che «le persone omosessuali sono chiamate alla castità»

Insomma, come un comune miliziano dell'Isis, anche Amato ama citare la religione quale legittimazione alla violenza, sostenendo che il dirsi "cattolici" debba garantire impunità dinnanzi ai reati. E c'è da domandarsi tra quanto la sua gente (quella che già voleva uccidere a fucilate una coppia lesbica perché sgradita ad Adinolfi) inizierà a sentirsi legittimata a chiedere di poter ammazzare i gay gettandoli dai tetti come già avviene in Siria sulla base della medesima "argomentazione".

Ed è attraverso illazioni tragicomiche e violente che Amato afferma:

“Gay Lex” potrebbe arrivare a denunciare il rappresentante legale della Chiesa cattolica, ovvero Papa Francesco, e chiederne la sospensione dalla carica di Sommo Pontefice. Magari con le stesse motivazioni usate per la dottoressa De Mari: «Ci pare evidente che il Papa abbia bisogno di un periodo di “riposo”. Immediato, forzato, a tempo indeterminato».
Con la dittatura, però, non si scherza.

Immancabile è poi il solito invito alla mobilitazione:

Il silenzio, la passività, l’acquiescenza sono atteggiamenti pericolosi difronte ad un regime totalitario. Stiano attenti i conniventi silenziosi, perché – parafrasando il pastore Martin Niemöller,– potranno anche stare zitti quando attaccheranno gli insegnanti “omofobi”; ancora zitti quando colpiranno i medici “omofobi”; sempre zitti quando perseguiteranno i preti “omofobi”, un’altra volta zitti quando si avventeranno contro gli scrittori “omofobi”, ancora zitti quando prenderanno di mira personaggi dello spettacolo o dello sport “omofobi”; di nuovo zitti quando perseguiranno i genitori “omofobi”. Ma quando anche i conniventi saranno aggrediti, non rimarrà più nessuno a protestare per loro.

E se dinnanzi simili proclami c'è da aver paura e ci si può sentire legittimati ad iniziare a temere per la propria vita, bisognerebbe domandarsi perché mai il governo non si decida a fare il proprio dovere contro la propaganda di un manipolo di integralisti che paiono aver ormai superato da tempo i confini della decenza a danno di migliaia di giovani costretti a vivere nella paura dinnanzi alla loro indicibile violenza?
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