Il giornale di Belpietro: «Silvana De Mari è stata linciata perché dice la verità sull'anormalità dei gay»



In quel costante clima di promozione dell'intolleranza, è il quotidiano di Maurizio Belpietro ad aver dato spazio in prima pagina alla fondamentalista Silvana De Mari, presentandola come «la scrittrice linciata perché dice la verità sui pericolo del sesso tra gay».
L'articolo a tutta pagina risulta firmato da Marco Guerra, ossia da un attivista e membro dello staff della Manif Pour Tous Italia, all'interno di una sezione ideologicamente titolata "Salute e comportamenti". Immancabile è anche un'immagine presa da un qualche gay pride (quasi come se i gay non esistessero se non sui carri di una manifestazione) a cui segue un titolo ancor più pruriginoso di quello di prima pagina: "Vi svelo le verità nascoste sui rapporti omosessuali".

L'articolo si apre con una introduzione faziosa e parziale, pronta a omettere alcuni particolari pur di glorificare quella donna. Dicono:

Il nuovo nemico giurato dell'attivismo Lgbt è Silvana De Mari, la scrittrice italiana per ragazzi più venduta al mondo. La sessantatreenne autrici di numerosi best seller fantasy è infatti un medico specializzato in chirurgia generale e psicologia cognitiva, salita alla ribalta delle cronache per i suoi dettagliati avvertimenti riguardo ai rischi dell'attività omoerotica. Sulle pagine dei siti della comunità gay viene descritta come una ultra tradizionalista omofoba e alcune associazioni hanno chiesto la sua radiazione dall'Ordine dei medici. Lei, però, intervistata dalla Verità, non arretra, consiglia la castità agli omosessuali e ribadisce che l'unica sessualità è quella tra uomo e donna.

Ed è nell'intervista che la donna ritorna a ribadire i suoi soliti slogan. Dice che da grande medico quale si considera, sa che l'omosessualità non esiste e che i gay sono errori della natura. Con vittimismo lamenta che qualcuno non le lascerebbe dire che «un omosessuale ha un rischio di contrarre l'HIV 19 volte più elevato di un eterosessuale,  anche se pare voglia far finta di non capire che un conto è leggere quei numeri per fare prevenzione, è sfruttarli per creare odio contro un intero gruppo sociale attraverso generalizzazioni al limite del criminale.
Ovviamente la signora De Mari non manca neppure di sostenere che il contrasto all'omofobia e al bullismo omofobico siano un rischio per i bambini, asserendo: «Sono indignata che attivisti Lgbt entrino nelle scuole, pagati con denaro pubblico, a dire il falso, ovvero che essere gay è una cosa bellissima. L'adolescenza è un periodo molto fragile e i giovani cercano disperatamente un'identità. Se proprio bisogna parlarne, vadano nelle scuole con le statistiche e dicano che la promiscuità sessuale è una catastrofe fisica e psicologica. Il preservativo è un mito, perché la maggior parte degli omosessuali non lo mette, e si rompe spesso perché l'altro non è stato concepito per la penetrazione. Nel film Milk, che racconta la storia di un noto attivista gay americano, appare la lista dei personaggi: una buona parte sono morti di Aids».
E forse tanto basta a mettere in dubbio la buonafede della donna, dato che pare improponibile che una professionista possa "argomentare" le sue tesi citando la morte dei personaggi di un film ambientato negli anni '70, ossia quando praticamente non si sapeva che cosa fosse l'Aids e come si trasmettesse.
E dopo aver elencato una serie di patologie che lei sostiene colpiranno sicuramente tutti i gay e dopo aver spergiurato che non crede possano esistere gay fedeli tra di loro, si arriva al suo sostenere che l'unica soluzione sia quella di «astenersi. L'essere umano è capace di una corteccia d'acciaio che si chiama astinenza volontaria. L'amore per un altro uomo può trasformarsi in un'amicizia virile, un sentimento alto». Ed ancora, negando l'influenza dell'omofobia della Chiesa e la normalità dei rapporti gay nell'età classica, spergiura che l'omosessualità «è sempre stata condannata, perché in epoca preantibiotica e prechirurgica i danni dell'omosessualità erano micidiali, ancor più nelle società prive di acqua corrente».

È a quel punto che si arriva al punto che più interessa agli omofobi, con un l'intervistatore pronto a chiederle: «Quindi lei si rifiuta di dire che l'omosessualità è una cosa normale?». E pronta arriva la solita risposta: «Negli anni Sessanta, l'Associazione psichiatri americani dichiarò che l'omosessualità è una forma di sessualità come le altre. Bugia. Essa presenta un rischio maggiore di ammalarsi. Non si può mettere sullo stesso piano l'erotismo anale e quello vaginale. Il mio dovere di medico è segnalarne i rischi, per questo non sopporto chi dice ai ragazzini che è bello e sano».
E se la ricostruzione della donna appare altamente ideologica, l'intervistatore la asseconda iniziando a parlare di una «condizione gay» quasi come se fosse un'accezione patologica. Ma dopo tutte quelle premesse che lei ama spacciare per "Scienza", si arriva alle sue rivendicazioni politiche. Ripetendo a pappagallo la propaganda di Mario Adinolfi, dichiara che «una cosa sono le persone con tendenza omosessuale, un'altra il movimento Lgbt: il grimaldello per scardinare i principi della civiltà occidentale e dell'antropologia». Ed è sempre citando i ritornelli di Adinolfi che aggiunge: «Se mi radiano andrò in pensione serenamente e continuerò a scrivere libri. Come diceva George Orwell, nell'era dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario».

Dopo i soliti vaneggiamenti su presunte "lobby" che controllerebbero l'editoria, descrizioni di quanto sia lubrificata la sua vagina e dei vanti per i soldi guadagnati con la vendita dei suoi libri, la De Mari non manca di lanciarsi nei suoi soliti insulti: «I dementi hanno creato il loro nemico perfetto. Mi stanno facendo da cassa di risonanza: era quello che mi serviva [...] Io conosco bene questi attivisti Lgbt. Possono armi un boicottaggio totale nelle scuole, che sono il serbatoio dei miei lettori: possono fare pressione sui miei editori. Ma non importa, se necessario pubblicherò gratis su Internet. Glielo ripeto: non mi fermeranno».

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