In rete è rivolta contro lo sportello "anti-gender" di Regione Liguria



La giunta di centro-destra della Liguria ha deciso di seguire le orme della giunta leghista della Lombardia, sottraendo alle famiglie alcune risorse pubbliche per finanziare un servizio "anti-gender" a cui qualunque integralista possa denunciare chiunque inviti alla tolleranza e non sostenga la superiorità razziale degli eterosessuali. E se sappiamo bene che una simile mossa non è altro che una strizzata d'oddio di Salvini all'estrema destra neofascista, le proteste non accennano a placarsi
Grazie alla piattaforma “All Out”, la protesta del Coordinamento Liguria Rainbow ha ora ottenuto una visibilità mondiale e sono ormai numerose le adesioni giunte dal mondo della scuola e dell’università.
«Il via libera ligure da parte della maggioranza di centrodestra del consiglio regionale a uno sportello anti-gender ha spinto i ragazzi che gestiscono la piattaforma di petizioni on line “All Out” a offrire il supporto gratuito ad organizzare con loro una mobilitazione internazionale -ha spiegato Simone Castagno, referente del Coordinamento Liguria Rainbow- e ci hanno anche offerto di pubblicarlo on line gratuitamente. Vediamo una strategia politica delle Regioni di centrodestra dietro queste decisioni si tratta di una prova di governance che ci pare utile e doveroso provare a bloccare. Si tratta di una determinazione anticostituzionale e escogitata dagli stessi soggetti che hanno minacciato il rettore dell’Università di Genova soltanto perché ha introdotto il libretto transgender in ateneo per gli studenti che ne facciano richiesta. Questa maggioranza sfoggia una superficialità e un’aggressività che ci spaventa».
«Siamo al fianco di chi vuole contrastare l’imbarbarimento: c’è un risveglio culturale in Liguria che non deve essere ignorato dalle forze politiche di sinistra -ha aggiunto Raffaella Paita, capogruppo Pd in consiglio regionale- il Pd ha dato battaglia dall’inizio di questa terribile vicenda, contrastando le parole del consigliere De Paoli e le iniziative intolleranti di Rosso. La legge 107 impone l’obbligo dell’educazione di genere nel Piano dell’offerta formativa scolastica con l’obiettivo principale di contrastare discriminazione e violenza. Lo sportello antigender vìola prima di tutto la legge dello stato italiano». Sulla stessa linea è anche Gianni Pastorino, consigliere regionale di Rete a Sinistra, che aggiunge: «Siamo vicini al Coordinamento Liguria Rainbow per contrastare questa iniziativa. La teoria gender portata avanti dal consigliere Rosso semplicemente non esiste. Sarebbe necessario che la Regione istituisse veramente sportelli mirati al sostegno degli studenti e delle famiglia. Questa vicenda va combattuta in ogni sede, innanzitutto nelle scuole, che si stanno mobilitando e reagiscono».
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