La NuovaBQ: «Lo spettacolo sui crimini dell'Olocausto va censurato: è propagandanda omosessualista e istigazione al suicidio»



Prosegue senza sosta l'ondata censoria con cui l'integralismo cattolica sta cercando di creare isteria attorno a qualunque progetto scolastico appaia a loro sgradita. Rendendo i nostri giovani della carne da macello per la loro propaganda, è la solita Nuova Bussola Quotidiana a starnazzare di fantomatici «pericoli educativi» derivanti da uno spettacolo teatrale sull'olocausto.

L'articolo appare confezionato con toni prettamente propagandistici, al punto che ci citano le condanne ancor prima di aver raccontato il fatto. Scrivono:

Non c’è solo Fa’afafine, ma anche Bent, spettacolo teatrale che narra la vicenda di due amanti omosessuali nella Germania nazista. Verrà messo in scena al Teatro di Pisa il prossimo 26 gennaio, giorno della memoria dell’olocausto nazista, e dovranno assistervi alcune scuole superiori.
Riportiamo qui di seguito il comunicato stampa del Comitato “Famiglia Scuola Educazione”: Siamo esterrefatti e preoccupati per lo spettacolo a cui il 26 gennaio, nell’ambito delle celebrazioni del Giorno della Memoria, in orario scolastico, molti studenti della maggior parte delle scuole superiori pisane assisteranno al Teatro di Pisa.
Proposto (e finanziato?) dall’Assessorato alle politiche educative, all’interno dei progetti speciali ‘Educazione è cultura’ del Comune di Pisa, e con la collaborazione di Amnesty International Italia, verrà messo in scena ‘Bent’, di Martin Sherman.

Ovviamente il citato "Comitato Famiglia Scuola Educazione" è un gruppo vicino alle Sentinelle in piedi che produce conferenze sul fantomatico gender attraverso le associazioni di Gianfranco Amato, Simone Pillon e Massimo Gandolfini. E non si tratta di un dettaglio trascurabile, dato che l'evidenza è di come l'aggressione alla società avvenga sempre dai soliti volti, impegnati a farsi credere una pluralità attraverso la creazione di una moltitudine si sigle (si veda anche solo come Amato sia qui presente come presidente di "Vita è" e non dei "giuristi della vita", nonostante non abbia alcun senso che una stessa persona possa presiedere due associazioni che fanno la stessa cosa con nomi diversi).

Tornando all'articolo, dopo la solita allusione al dio denaro si passa ad una seconda condanna dello spettacolo. Con toni promiscui e con una evidente volontà di mistificare i fatti, scrivono:

Leggendo la trama disponibile in rete si incontrano, secondo noi, situazioni diseducative e totalmente inadatte a un pubblico minorenne. La storia si svolge infatti fra rapporti fisici e amorosi omosessuali, omicidi, necrofilia (nei confronti del cadavere di una bambina) e si conclude con il suicidio del protagonista. Presentare il suicidio come soluzione di fronte alle difficoltà è particolarmente rischioso per un pubblico di adolescenti, cioè di soggetti particolarmente portati all’emulazione. Ci sembra pertanto che ce ne sia abbastanza per sconsigliarne la visione a dei ragazzi.

Se della trama ci occuperemo inseguito, appare evidente come quanto scritto appaia come una pretestuosa scusa per cercare di impedire che si possa tenere uno spettacolo teatrale, ritenuto colpevole di raccontare la persecuzione dei gay in epoca nazista (e senza manco inneggiare o quantomeno assolvere chi sterminava i gay nel nome di Dio!).
Ed è tornando a propinare i soliti slogan dell'integralismo cattolico che l'articolo prosegue con l'asserire tesi molto ideologiche e molto negazioniste:

L’ambientazione nella Germania nazista e nei campi di sterminio è chiaramente un puro pretesto per sfruttare il Giorno della Memoria, in modo da diffondere ben altri messaggi e favorire l’indottrinamento di una cultura del pensiero unico, che schiaccia valori e sensibilità diverse. Non è giusto strumentalizzare le odiose vicende che hanno coinvolto ebrei, omosessuali, zingari, disabili e categorie discriminate in quel triste periodo della storia. Non crediamo che l’opera possa formare a una cultura della pace e del rispetto di chiunque.
Ci chiediamo, inoltre, se ai genitori la trama sia stata presentata e se sia stato chiesto, in maniera corretta e dettagliata, il loro consenso informato, secondo quanto prescrivono le norme vigenti, che tutelano la funzione educativa della famiglia. Riteniamo infatti che i genitori debbano essere informati adeguatamente e in tempo sui contenuti delle proposte educative, e quindi liberi di far assistere o meno i propri figli a spettacoli all’interno dei quali sono trattati temi sensibili. Questi necessitano di un’accurata riflessione e rientrano, ancor prima che nelle competenze educative delle istituzioni scolastiche, in quelle proprie della famiglia.

Si apprende così che l'Olocausto sarebbe un tema sensibile e che i genitori dovrebbero (secondo il pensiero di Cascioli) poter chiedere che lo si nasconda e lo si rinneghi dinnanzi ai propri figli. Ed è facendo sempre facendo leva sul dio denaro che l'articolo si conclude asserendo:

Come cittadini, inoltre, vorremmo anche sapere se e con quali fondi il Comune di Pisa finanzia uno spettacolo che divide, invece di unire, i cittadini nell’onorare davvero il Giorno della Memoria”.

Appare buffo che a voler decidere come "onorare" il giorno della memoria sia proprio quel medesimo sito che si è più vote schierato dalla parte di chi veglia dinnanzi alla tomba di Mussolini o di chi celebra messe in suo suffragio... ma si sa, usare i morti per profitto appare uno sport assai redditizio, ancor più qurndo si puà intraprendere una crociata ideologica all'interno delle aule scolastiche e sulla pelle dei nostri ragazzi.

Interessante è anche osservare a quale strumentalizzazione sia stato capace di spingersi l'integralismo cattolico, parlando di necrofilia e di abuso di minori in riferimento ad un gay dinnanzi ad uno spettacolo che stava semplicemente raccontando gli orrori realmente accaduto nei campi di sterminio. La trama è infatti un po' diversa da come apparirebbe nel leggere la stampa integralista:

Germania, 30 luglio 1934. Max convive con il suo ragazzo, il ballerino Rudy, ma essendo piuttosto promiscuo una notte si porta a casa un attraente SA, Wolf; sfortunatamente, nella notte Hitler dà l'ordine di eliminare tutte le camicie brune e la mattina stessa le SS irrompono in casa di Rudy e Max e trascinano via Wolf, costringendo i due amanti a fuggire a Berlino. Qui, Max ottiene dei documenti per lasciare la Germania, ma l'uomo rifiuta perché non vuole lasciare Rudy; pochi giorni dopo i due vengono arrestati dalla Gestapo e caricati su un treno per Dachau.
Sul treno Rudy è torturato dalle guardie e il ragazzo urla il nome dell'amante in cerca di aiuto. I soldati allora portano Max davanti a Rudy, ma dato che l'uomo nega di conoscere il ballerino lo costringono a finirlo per dimostrare di essere estraneo alla vittima. Dopo aver ucciso l'ex fidanzato, Max sostiene di essere ebreo e non omosessuale e per provarlo le guardie lo costringono ad avere un rapporto sessuale con il cadavere di una ragazzina.
A Dachau Max stringe amicizia con Horst, un triangolo rosa, e tra i due nasce un amore proibito e mai consumato che fa scoprire a Max l'importanza e l'orgoglio di essere fieri di ciò che si è. Dopo che Horst viene fucilato dalle SS, Max indossa con orgoglio il triangolo rosa e si suicida lanciandosi contro il filo spinato elettrificato.

E nel leggere tale sintesi, c'è da chiedersi quale mente perversa possa aver partorito la fantasiosa ricostruzione con cui i "cattolici" sperano di poter generare paura nelle famiglie per impedire che i ragazzi possano conoscere l'orrore dell'Olocausto.
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