La pediatra di Arezzo che simpatizza la De Mari e guarda film che promuovo le "terapie riparative"



Mente la signora Silvana de Mari si vanta di come un giornale abbia dedicato ben quattro colonne ai timori di tutti quei cittadini che hanno protestato per un medico che va usa il suoi titoli accademici per andare in giro a diffondere teorie così prive di ogni scientificità contro un intero gruppo sociale, a creare ulteriori timori è il fatto che tra i commenti arrivi la "solidarietà" di professionisti che per etica personale non dovrebbero poter sposare le tesi di chi va in giro a dire che i gay sono anormali, biologicamente perdenti e simpatizzanti della pedofilia (peraltro basando le sue teorie diffamatorie su presupporti scientificamente falsi che vengono presentati come un dato appurato).
Una tale M Cristina Giovagnini le scrive: «Ti do del tu perché sono anche una collega. Oltre ad appezzare immensamente quello che fai. Non mollare, sono con te!». Il suo profilo ci rivela che si tratta di una pediatra di famiglia presso l'ASL 8 Arezzo, ossia una persona a cui lo stato affida le cure dei nostri bambini.

Per capire cosa l'abbia spinta a sposare quelle teorie, pare sufficiente scorrere la sua pagina: si trovano immagini che promuovono il partito di Mario Adinolfi e la Manif pour Tous, tra i suoi film preferiti c'è la pellicola promossa da Adinolfi a sostegno delle fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità, così come tra i suoi "mi piace" ci sono tutti i nomi noti dell'omofobia organizzata. È fan di Gianfranco Amato, la Manif pour tous, i Giuristi per la vita, Provita, La Bussola Quotidiana, l'associazione Famiglia Domani, Pier Ferdinando Casini e via discorrendo. Insomma, praticamente tutta la stampa integralista che da anni promuove l'odio contro gay e lesbiche (evidentemente facendo presa a chi è soggetto a quel lavaggio del cervello).
Ma quando un pediatra pare disposto a credere che l'omosessualità possa essere "curata" nel nome di Mario Adinolfi, o quando la si trova pronta a sventolare pubblicamente il suo titolo accademico per difendere "una collega" che promuove false teorie a danno di un'intera comunità, la domanda che sorge spontanea è una e una soltanto: siamo davvero giunti al unto in cui si debba aver paura dei medici cattolici perché indottrinati ad odiare un'intera porzione della popolazione?

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