Mario Adinolfi: «Lo stile di vita gay causa comportamenti violenti e omicidiari, con l'aggravante della estrema crudeltà»



Giuseppe Provenzale, vicesegretario nazionale Forza Nuova, fa leva sulle illazioni di Cairo Editore riguardo al delitto di Ferrara per sostenere che i gay sono degli assassini in virtù del loro orientamento sessuale. Ne è convinto anche Mario Adinolfi, ormai costantemente impegnato ad affermare e dichiarare qualunque cosa possa legittimare l'odio a vantaggio del suo portafogli e delle sue aspirazioni politiche.
In un inaccettabile post dal titolo "Alcuni dati sugli assassini gay", il leader dell'integralismo cattolico torna a far intendere che esista un nesso tra l'orientamento sessuale e una propensione all'omicidio. Mescolando la sua ferocia contro un intero gruppo al vittimismo con cui ama auto-assolversi dalla responsabilità e dai danni procurati dalla sua propaganda, scrive:

Negli ultimi dodici mesi l'Italia è stata attraversata da un'ondata di atti efferati compiuti da omosessuali. Ovviamente costruire un filo rosso che unisca tutta questa serie di eventi per provare a suggerire con lealtà alla comunità Lgbt di analizzare il problema verrà raccontato come "istigazione all'odio omofobico" passibile di ogni pena, ma i fatti sono fatti e proverò a metterli in fila per come sono avvenuti. Poi ognuno potrà compiere le sue riflessioni.

Si parte così a ricostruire con malafede e profonda ideologia una serie di avvenimenti, tutti rigorosamente commentati e distorti per creare profondo odio contro i gay. Da denuncia è il suo asserire che:

Questa stagione di terribile crudeltà si apre nel gennaio scorso con l'omicidio di Gloria Rosboch, professoressa ingannata dal suo ex allievo gay Gabriele Defilippi che prima le ruba tutti i soldi poi la attira in una trappola e l'uccide con la complicità operativa dell'amante di trentacinque anni più anziano, Roberto Obert. I due chiedono alla mite professoressa di staccare il telefonino con una scusa, poi in macchina la uccidono strozzandola con una corda. Ancora oggi i due assassini provano a scaricarsi l'un con l'altro la responsabilità materiale dell'omicidio. Stessa strategia processuale dei colpevoli dell'omicidio avvenuto nel marzo scorso quando il giovane Luca Varani viene ucciso dagli amanti Marco Prato e Manuel Foffo che agiscono sotto un mix di cocaina e altre droghe sintetiche, consumando atti sessuali accanto al povero Luca paralizzato dalla Mdma consumata a sua insaputa, torturato all'inverosimile con particolari agghiaccianti che vanno risparmiati perché sono davvero oltre ogni immaginazione. A seguito di questo omicidio terribile un coraggioso capocronista del Messaggero, peraltro dichiaratamente omosessuale, si augura che l'omicidio Varani serva a "scoperchiare il vaso di Pandora" e spiega: "Marco Prato era uno di noi. Nel senso che faceva la vita che molti gay facevano, al netto di certi eccessi: penso a quello della droga. La comunità Lgbt ha paura che si raccontino cose che tutti conoscono. Tutti sanno, ma è meglio non parlarne". Per queste parole il giornalista del Messaggero sarà minacciato di morte da esponenti della comunità Lgbt su Facebook.
Il 1 aprile del 2016 l'omosessuale pistoiese Stefano Brizzi incontra dopo un "rimorchio" su una chat gay l'impiegato Gordon Semple, si danno a un festino con alcool e droga anche con altri uomini. Dopo un gioco erotico "finito male" l'ha ucciso e ne ha fatto a pezzi il cadavere provando ad occultarlo nell'appartamento, ma l'odore nauseabondo ha attirato i vicini e portato alla scoperta dell'omicidio dieci giorni dopo i fatti. Veniamo ora al caso di cronaca più recente, quello di Pontelangorino, con i due genitori uccisi a colpi d'ascia a quanto pare perché osteggiavano il rapporto omosessuale di loro figlio adolescente con il suo compagno, che si è preoccupato di procedere materialmente all'eliminazione "dell'ostacolo al loro amore", secondo quanto emerge da ambienti investigativi.

Ovviamente per «ambienti investigativi» si intender un articolo scritto su un settimanale scandalistico di Cairo Editore in cui si mostravano delle semplici illazioni ancora da confermare. E se sinceramente sarebbe interessante paragonare questa sua morbosa lista ai delitti commessi nello stesso periodo da persone eterosessuali, Adinolfi preferisce asserire che:

C'è un tratto caratteristico in tutti questi episodi: l'atto omosessuale scatena la violenza con il mix del consumo di droghe. Esattamente il "vaso di Pandora" che il cronista del Messaggero temeva che si scoperchiasse. Subito sono arrivati i contestatori, quando ho accennato a questo argomento, a citare la Franzoni o il caso Meredith o Olindo e Rosa. Certo, ci sono molti efferati delitti nella memoria di ognuno. Certo, in un anno ci sono 490 omicidi, solo nella provincia di Napoli più di 40 per via delle guerre di camorra. Ma sono cosa diversa dagli atti di indicibile gratuita crudeltà che qui abbiamo citato.

Ed è facendo il lupo che si traveste da agnello e che si propone ai suoi seguaci come un buon samaritano che vuole impedire ai gay di poter esistere come atto di generosità nei loro confronti, aggiunge:

Qui si pone una questione alla comunità lgbt: ritenete che esista il problema di uno "stile di vita", che riguarda un segmento della vostra realtà, che essendo basato sul binomio sesso-droga possa generare comportamenti violenti e in alcuni casi omicidiari con l'aggravante della estrema crudeltà? E' vero che non volete che se ne parli? Ritenete che sia giunto il momento di affrontare il tema, visto che a una fase di indubbia potenza del vostro mondo, potrebbe seguire la tentazione della prepotenza (basta leggere anche la tonalità e il linguaggio di alcune vostre pagine web)?
E se è vero che Hitler era etero (forse), se è vero che Erika e Omar, la Franzoni eccetera, non potete non notare il dato statistico: molti casi in appena un anno, da parte di persone appartenenti a un segmento della popolazione che non è più del 2% della popolazione italiana, secondo Istat. Vuol dire che per i quattro casi citati dovreste trovare 192 casi di analoga indicibile crudeltà in un anno commessi in un mix sesso etero e droga.
Il problema esiste, se lo si vuole leggere. Poi si può far finta di nulla e gridare all'omofobia. Ma forse conviene alla comunità Lgbt, sempre molto autoassolutoria e pesantemente violenta verso chi obietta, affrontarlo seriamente.

Così scrisse l'uomo che guida un movimento violento che continua ad essere sanzionato di Facebook per istigazione all'odio e che ha visto i suoi adepti pronti a minacciare di morte delle donne solo per aver osato raccontare il loro amore in televisione. Un uomo che si è ridotto a inventarsi finte minacce di morte perché, nonostante sia ricorso ad ogni insulto, non è mai riuscito ad ottenerne di vere.
Un tizio che sostiene di vedere odio nelle pagine di chi vuole semplicemente poter vivere la sua vita anche se lui non vuole, nonostante basterebbe leggere i commenti che vengono pubblicati sulle sua pagina per poter vedere cos'è l'Odio con la "O" maiuscola. La sua gente trabocca bile perché non riesce ad impedire l'amore altrui, che vorrebbe privare dei bambini dai loro diritti come atto di ritorsione per genitori a loro sgraditi p che inneggia alla "verità" di una scrittrice per bambini che nega che l'omosessualità esista.
Davvero vogliamo ritenere che il voler bollare un intero gruppo sociale come "assassini", "pedofili", "biologicamente perdenti" o "malati" non paia un lecito diritto di opinione, ma solo un ricorso storico che ricalca le modalità con cui i nazisti resero possibile la creazione di campi di sterminio per gli ebrei. Il tutto con l'aggravante di come Adinolfi abbia pubblicato la sua "teoria sulla razza" proprio durante la Giornata della memoria per le vittime dell'Olocausto.

E se ciò non bastasse, è dalla sua pagina Facebook che Mario Adinolfi è tonato più volte a ribadire la sua tesi anche con post in cui ironizza sul delitto con lo scrivere: «Ops, i due assassini a colpi d'ascia erano gay. Ora ci direte che i genitori erano omofobi e se la sono cercata?». E dinnanzi a simili parole, l'unico sentimento possibile è il disgusto per un "uomo" che pare nona vere dignità né morale in quella sua crociata di promozione dell'odio.
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