Non solo omofobia: Silvana De Mari vuole anche cittadini armati e lo sterminio dell'Islam



Silvana De Mari è salita alla ribalta delle cronache per alcuni violenti insulti riservato alla comunità gay e dalla risonanza che Mario Adinolfi le ha riservato in virtù di quelle che lei sostiene siano "prove scientifiche" del fatto che i gay siano anormali e contro natura.
Eppure basta osservare i proclami che la donna ha diramato negli anni per poter facilmente delineare il ritratto di una donna che teme qualunque tipo di diversità e che vorrebbe eliminare chiunque non sia bianco, cattolico ed eterosessuale. Ma anche qui i distinguo non mancato, dato che l'eterosessualità deve essere praticata come dice lei così come la religione deve basarsi sui suoi dogmi (tant'è che persino il Papa non le va bene).

Ma andiamo con ordine. Quale presidentessa dell'associazione "Salviamo i cristiani", Silvana De Mari risulta una sorta di ideologa del partito fondato da Magdi Cristiano Allam. Dalla sua pagina diramava lanciava violenti proclami contro l'Islam, lanciando anatemi contro quelli che lei definiva «gli occidentali che vietano di criticare l'Islam». Praticamente un dejavu, dato che oggi sostiene che fantomatiche lobby gay le impedirebbero il suo "diritto" di poter criticare le persone lgbt.
E se oggi cita persone morte di Aids negli anni '70 quasi come se la contestualizzazione cronologica dei fatti non avesse rilevanza, nel 2013 amava citare personaggi degli anni '60 al fine di sostenere che «l'islam è un sistema inferiore» e per piagnucolare che a quei tempi si potevano «scrivere queste cose senza avere la scorta perché era uno di quei periodi di relativa tolleranza». Interessante è osservare come e gli stessi schemi propagandistici fossero sempre gli stessi, sempre basati sulla paura e sul vittimismo di chi sostiene che la propria libertà venga limitata perché c'è chi le ricorda che anche gli altri hanno dei diritti. Scriveva:

L’affermazione che nessun comportamento di nessuna popolazione (purché non occidentale) possa essere giudicato è uno dei caposaldi del terzomondismo sessantottino, ed è uno degli elementi dell’etnocidio (distruzione della civiltà) occidentale, primo gradino del genocidio che potrebbe cancellarci dalla superficie del pianeta, quando saremo una minoranza, come sta succedendo ai cristiani del nord Africa o è già successo ai buddisti dell’Afghanistan. Tutti i successi, scientifici, tecnologici, ma anche etici, la maggiore compassione, della civiltà giudaico-cristiana vengono cancellati, anzi criminalizzati. Chiunque pensi che la lapidazione vada combattuta è razzista, quindi siamo tutti razzisti. Tutti colpevoli. Noi siamo sempre colpevoli. Anche delle colpe dei nostri antenati.

Anche oggi lamenta che qualcuno le voglia togliere quello che lei definisce un «diritto all'omofobia» e sostiene che «i gay vogliono distruggere il cristianesimo» così come diceva degli islamici. Insomma, per lei è sempre una questione di religione ed è sempre una questione in cui è necessario sopraffare il prossimo per non essere sopraffatti. Una teoria non certo originale, dato che già Adolf Hitler la teorizzò nel suo "Mein Kampf", quando ipotizzò necessità di sopraffare gli altri per impedire che fossero loro a poter portare la loro cultura, in quell'ottica in cui la diversità era vista come una minaccia e non come un'occasione di confronto.

Ed è sempre concentrandosi sulla decontestualizzazione e sulla promozione all'odio che aggiungeva:

L' antropologia babbea, quella pauperista terzomondista, ha sostituito il concetto giudaico-cristiano di responsabilità personale con il concetto islamico di responsabilità tribale, ma solo se i colpevoli siamo noi. Abbiamo avuto schiavi, quindi per l'eternità siamo colpevoli ed è giusto che i dannati della terra vengano a saldarci i conti. Chiunque di noi poteva trovarsi sulle Torri gemelle o nella metropolitana di Londra. Chiunque di noi è sotto attacco ora perché colpevole a prescindere.
Io non ho mai fatto del male a nessuno, non sono colpevole di niente e se uno mi odia, mi difendo con tutta la forza che ho. Ribaltiamo il concetto. Posso uccidere o almeno picchiare tutte le persone di origine turca che incontro per la colpa di aver conquistato Costantinopoli e distrutto la popolazione cristiana dell'Anatolia? Posso invocare il terrorismo contro di loro? Posso essere io in collera per le perdita di Costantinopoli, terza città santa della cristianità, per la perdita (Algeria) dei luoghi dove Sant'Agostino ha parlato, dei luoghi (Turchia) dove San Giovanni ha scritto il Vangelo e forse l'Apocalisse (non siamo certi sia dello stesso autore), dei luoghi (Siria) dove San Paolo è stato illuminato e dove sorgevano le 300 chiese più antiche? I maledetti arabi musulmani hanno distrutto il Santo Sepolcro: posso irritarmi e saldare il conto a suon di bombe? O almeno considerare guerrieri di una guerra giusta con l'etica del loro tempo, i i crociati che sono andati a saldare i conti? Hanno ammazzato ebrei innocenti e questo mi ferisce come fossero stati miei parenti di primo grado, anche civili, ma porca miseria, nel 1100, la guerra si faceva così! Giudico il loro comportamento, ma relativamente alla loro etica, non posso applicare la mia, il relativismo vale anche per i crociati, e i crociati ne hanno ammazzati meno degli altri e se gli arabi non volevano veder crepare le loro donne e i loro bambini ammazzati da gente incazzata, bastava che la piantassero con le guerre di conquista e distruzione.

Il tutto sino a sentenziare una condanna di morte verso l'Islam. Il lungo articolo si chiude infatti con un'inquietante frase:

Bene signori, una citazione di George Bernard Show, comunistiello anche lui, però scriveva bene: “Se una tigre mi aggredisce, io non la giudico, in nulla. Non me ne ritengo superiore. Mi limito a ucciderla, perché vivo meglio in un mondo dove la tigre non c’è. Se la tigre ha un paese d’origine, aggiungo, ce la rimando, come unica alternativa al sopprimerla, al suo paese di origine e se questo paese è povero perché la tigre è troppo disfunzionale per produrre ricchezza, non sono problemi miei. Non perché giudichi la tigre, ma perché così campo meglio io”.

E questo non è uno dei tanti articoli con cui la scrittrice per bambini riempie le pagine del blog politico. Per capire il tenore dei suoi attacchi e per comprendere la sua ossessione possono anche solo bastare i titoli. Ad esempio troviamo articoli come "I terroristi islamici ci uccidono anche dentro casa nostra solo perché siamo cristiani", "La Turchia ci ha sempre aggredito per sottometterci all'islam. È ora di ribellarci", "Lo Stato ha tradito gli italiani sfruttando i nostri soldi per farci invadere da popolazioni aggressive", "Siano maledetti i terroristi islamici. Ritroviamo il coraggio e l'onore delle armi", "Loro bruciano vivi i bambini cristiani nel nome di Allah. Noi ripetiamo che l'islam è una religione di pace", "Fate il presepe soprattutto per i musulmani affinché conoscano la nostra civiltà e si integrino" o "Impariamo dalla Svizzera: il Paese con i civili più armati al mondo ha meno rapine e morti ammazzati".

E se di certo il terrorismo islamico non deve assere accettato, non certo cristiana e razionale appare la reazione di chi chiede di poter andare in giro armata e risponde ad un attentato

scrivendo:

Torturato e ucciso dagli islamici a Dacca chiunque non sapesse pronunciare versi del Corano. Torturata e uccisa una donna incinta.
Che siate maledetti, che la vostra vita posa essere solo dolore, che ogni bevanda che arriva alle vostre labbra sia solo fiele, che ogni cibo sia sabbia rovente nella vostra bocca.
Che gli uomini ritrovino il coraggio e l'onore delle armi perché la giustizia si abbatta su di voi.
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