Silvana De Mari insiste: «Il Family day non è servito a niente, io combatterò per il diritto all’omofobia»



È tra i nuovi proclami pubblicato da Silvana de Mari che c'è un passaggio molto interessante: dice di essere scesa in campo con Adinolfi perché il Family day di Gandolfini «non è servito a nulla». Lo dice tra le righe, ma tutto ci fa pensare che possa rappresentare una pedina messa in campo da Mario Adinolfi in quella faida nata dopo la sua fuga in compagnia di Amato per cercare di tramutare la manifestazione omofoba di Roma in uno strumento di profitto elettorale (poi finito con uno misero 0,6% di consensi).
Quel che è certo è che la sua ex redattrice appare assai brava ad insultare, denigrare e diffamare le persone, in quello stile che potrebbe aver presa tra quei fanatici accecati dall'odio e ambizioni di candidarsi come "soldati della fede" in quell'esercito di cui Gianfranco Amato si è già autoproclamato generale massimo.

Riguardo al resto del proclami, la De Mari è tornata a rigirare la solita frittata finalizzata a sostenere che «se non combattiamo oggi per il diritto all’omofobia, forse domani saremo inquisiti domani per attaccare la pedofilia».
Pe tornare ancora una volta ad accostare gay e pedofili, l'integralista si è lanciata in assurde illazioni terroristiche atte a creare paura. Dice che «se girate per le strade del centro con addosso una maglietta con il logo della Manif pour tous, molti saranno aggrediti» e che l'estensione della legge Reale-Mancino ai crimini d'odio omofobico farebbe sì che «le persone che portano quella maglietta sarebbero semplicemente arrestate come succede in Francia per omofobia». In realtà, trattandosi di ampliare ai gay quella medesima legge che da anni tutela i gruppi religiosi e le etnie, non si capisce perché si spergiuri che si sia dinnanzi ad «un reato di opinione» che «distruggerà la libertà di tutti» nel momento stesso in cui nessuno è mai stato arrestato per una maglietta.
Ma forse lo sa anche lei, dato che quando le illazioni definiscono è a danni materiali che fa riferimento nel suo difendere «i pasticcieri che rifiutano di fare torte con sopra due omini o due donne». Ma se dovessimo stare alla sua teoria, allora un negozio leghista dovrebbe poter rifiutare di vendere prodotti a persone di colore... ma sappiamo che anche quello sarebbe un reato. Quindi perché mai i gay dovrebbero valere meno solo perché lei li odia?
Ed è sostenendo che qualunque norma impedisca la discriminazione delle minoranze debba essere ritenuta come «una persecuzione religiosa», si arriva alla solita mistificazione tragicomica:

Se passa la legge sull’omofobia San Paolo e Dante saranno vietati, tutta la nostra civiltà sarà passata al vaglio di persone del calibro dei fratelli Podesta. L’omofobia è il grimaldello per scardinare un’intera cultura, per commettere un etnocidio. Dobbiamo rinnegare la nostra storia, la nostra letteratura, la nostra lingua o saremo omofobi, cioè un’apposita commissione deciderà se il libro, la frase, il nome scelto per il negozio per caso faccia sentire offeso qualcuno: hai chiamato il tuo negozio Bulli e pupe? I Trans potrebbero sentirsi esclusi quindi offesi.

Immancabile è poi il tentativo di accostare ancora una volta i gay ai pedofili. Citando la Poleggi di Provita quale "autorevole" fonte delle sue informazioni, aggiunge:

Nel 2015 il “New York Times” ha dato risonanza ad un articolo di Margo Kaplan, un docente alla Rutgers School of Law di Camden, intitolato Pedofilia: un disturbo e non un crimine. Il pezzo ruota attorno alla subdola capziosità che tenterebbe di giustificare i pedofili in quanto prodotti ‘naturali di Madre Natura. Sintomaticamente, un articolo di Jack Minor, dal Northern Colorado Gazette, si intitola: “I pedofili vogliono gli stessi diritti degli omosessuali“. L’attrazione per i bambini è un orientamento sessuale come tanti, è un altro dei “generi” in voga. E’ un’altra delle pulsioni che ormai abbiamo imparato ad elevare al rango di “diritto”. Del resto dal canto loro – come dice anche Francesca Romana Poleggi – “gli psichiatri stanno facendo in modo di derubricare anche la pedofilia dalle malattie mentali, così come avevano fatto per l’omosessualità negli anni ’70. Un gruppo di professionisti ha proposto di modificare la definizione di pedofilia contenuta nel Manuale di diagnostica e statistica dei disordini mentali: non più “pedofili”, ma “persone attratte dai minori”, perché bisogna aiutare i professionisti della mente umana a comprendere detti soggetti, aldilà degli “stereotipi” e dei pregiudizi costruiti dalla società.

E quella ricostruzione è molto ideologica, insopportabile è con quanta ferocia la signora De Mari voglia accostare gay e pedofili in quella sua certezza che ciò creerà odio e violenza da parte di quei proseliti che passano le giornate sulla sua pagina a pregare per lei.
E se davvero quello da lei descritto fosse talmente un diritto di opinione, significa che lei non sporgerebbe denuncia se qualcuno citofonasse ai suoi vicini per sostenere "l'opinione" che lei sia una predatrice sessuale di bambini? E allora perché mai lei va in giro ad accusare di quello un intero gruppo sociale per sostenere che il suo odio la legittimi a farlo?
A quel punto dovremmo ritenere che anche Hitler stesse esprimendo una lecita "opinione" contro gli ebrei e che abbia esercitato un suo "diritto" nel diffondere finti documenti che giustificassero il loro sterminio...
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