Silvana De Mari non risparmiò insulti neppure alle vittime della strage di Orlando



Il 12 giugno 2016 un folle è entrato in una discoteca gay di Orlando ed ha aperto il fuoco sugli avventori. Il tragico bilancio è stato di 49 vittime e 50 feriti.
A ventiquattr'ore dalla strage, l'ultra-cattolica Silvana De Mari era già pronta a fare sciacallaggio sulla strage e per fomentare omofobia e razzismo. E pare pure sia plausibile ipotizzare che sia quel fatto che si riferisca quando dalle pagine del giornale di Mario Adinolfi (di cui lei è stata redattrice) lanciava vaghe accuse sul fatto che i gay non si occuperebbero di chi ammazza i loro fratelli. Peccato che, in realtà, il suo cruccio è che i gay non l'abbiano spalleggiata nel fomentare quello sterminio di islamici che ha più volte auspicato.

In un articolo intitolato "Appello agli omosessuali: condannate l'islam e difendete la nostra civiltà", la signora Silvana De Mari afferma:

Un terrorista islamico in nome dell'islam ha assassinato persone che affermano di essere omosessuali. Nell'islam queste persone sono normalmente assassinate, sono assassinate a Gaza, in Iran, in Iraq, in Libia e soprattutto in Arabia Saudita, nazione che contiene la tomba del profeta e che è il paradigma dell'islam.
Il vero islam è quello saudita. Il responsabile della strage è il terrorista islamico che l'ha compiuta. Il mandante la sua religione. Eppure molti rifiutano di affermare questa verità elementare. Le risse si spostano su altri campi. I movimenti lgbt, quegli stessi movimenti lgbt che ai loro Pride boicottano Israele, e inneggiano ai palestinesi che invece incarcerano (Cisgiordania) o uccidono (Gaza) le persone che ritengono di essere omosessuali, spiegano che il vero colpevole è la cosiddetta omofobia occidentale, che deve essere imbavagliata. Già da questo possiamo comprendere quanto gli appartenenti al movimento lgbt abbiano a cuore il benessere e la sopravvivenza delle persone che si ritengono omosessuali

In realtà tutto lasciava pensare ad un attacco dettato dall'omofobia ma, evidentemente, la signora non tollerava che quei morti non potessero essere usati per chiedere nuovi morti. Interessante è come non si sia saputa trattenere neppure dall'insultare le vittime, sostenendo che "si ritenessero gay" in virtù di come lei sostenga che l'omosessualità non esista e che debba essere ritenuto un «disturbo isterico».

Ossessionata dal suo odio contro l'Islam, la donna si lancia nel suo solito vittimismo, lamentando che quei cattivoni dei gay osino lamentarsi dell'omofobia. Un'omofilia tangibile che portò alcuni sedicenti gruppi cristiani a festeggiare per la strage, che vide superstiti licenziati per il loro orientamento sessuale o commenti di derisione sparsi sui social network. Ma è ricorrendo alla sua proverbiale abilità nel carcere di cambiare la carte in tavola, la donna afferma:

Eppure l'islam spesso non viene nemmeno nominato. I veri mandanti sono coloro che affermano che i figli devono avere una madre e un padre e che privare i figli di questa realtà sia una violenza atroce. Il movimento lgbt sta protestando contro il divieto di donazioni di sangue per le persone con comportamenti omosessuali. Chi ha questi comportamenti non può donare il sangue. Questi comportamenti moltiplicano per 20 in rischio di AIDS (dati dell'Oms), malattia che ha una "finestra immunologica", una fase in cui è già nel sangue e può già essere trasmessa ma non può ancora essere rilevata. Per il movimento lgbt è irrilevante il rischio di trasmettere malattie, come è irrilevante il dolore e la persecuzione di persone per il loro orientamento nei paesi islamici.

Il riferimento è allo scandalo che vedeva gli ospedali privi del sangue necessario e una norma che impediva agli amici delle vittime di poterlo donare. E se pare ovvio che il sangue donato venga analizzato, difficile è comprendere quanta malvagità possa essere necessaria per puntare il dito contro delle persone per bene che volevano salvare la vita ai loro amici (e che presumibilmente non erano sieropositivi, dato che l'omosessualità non è sinonimo di malattia come sostiene la De Mari).

Ed è attaccando le vittime della strage che la donna non si è risparmiata dai suoi soliti insulti, dichiarando:

È un movimento politico pieno di odio: odio per il cristianesimo, odio per l'umanità, odio per la libertà, inclusa quella di affermare che la cosiddetta omosessualità non è un dato strutturale ma un comportamento, e odio per se stessi, odio per le persone che si ritengono omosessuali di cui ai loro Pride danno una visione caricaturale e oscena.

Non paga di aver appena denigrato delle persone morte mentre i loro corpo erano ancora caldi, immancabile è il suo voler proclamare quella che le piace spacciare come verità:

Noi che amiamo gli uomini e le donne e i bambini, sul sangue appena sparso osiamo dire la verità: a uccidere è stato un terrorista islamico. La compassione e l'orrore per quello che è successo, per quei poveri morti, per le madri che piangeranno la loro assenza ogni istante, ci impone il dovere della verità. Il mandante è una religione che condanna nelle sue terre l'omosessualità a morte e che non ha bisogno di attendere di essere maggioritaria sul nostro suolo per ucciderli anche da noi.
La nostra è l'unica civiltà che garantisce alla persona la libertà di vivere la propria vita, la propria sessualità, le proprie idee. Questa civiltà difendiamola.

È da voltastomaco udire parole simili da una persona che si batte per promuovere l'intolleranza, impedire la pari dignità, l'educazione al rispetto e qualunque riconoscimento ai propri affetti, ma evidentemente lo sciacallaggio e la promozione dell'odio non si preoccupando di dare rispetto a nessuno. Soprattutto a quei gruppi sociali che a signora De Mari vorrebbe rendere oggetto di uno sterminio violento.
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